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Festa del Cinema di Roma 2016 – “Captain Fantastic”, l’incontro con Matt Ross e Viggo Mortensen

La sezione autonoma “Alice nella Città” della Festa del Cinema di Roma ci propone molto spesso anteprime e incontri anche più edificanti e appaganti di quelli delle selezioni maggiori. È il caso di “Captain Fantastic” (qui la nostra recensione), che ci ha portato a incontrarne il regista Matt Ross e il protagonista Viggo Mortensen, entrambe personalità carismatiche e tracimanti talento.

Il film stesso è una emanazione di queste loro personalità: “Non è una autobiografia ma una storia personale, che è diverso”, specifica Matt Ross. “Alcuni elementi sono autobiografici: con mia madre vivevamo nelle comuni in California (ma erano negli anni ‘80, non eravamo gli hippie degli anni ‘60). In estate vivevamo nei tepee, isolati sulle montagne. Ho capito tante delle cose della vita. In questo film però non volevo replicare quelle cose. Il film è più sull’essere padre e sugli insegnamenti da passare ai miei figli”.

Viggo Mortensen: “Quella di ‘Captain Fantastic’ è stata una delle sceneggiature più belle che mi sia capitato di leggere da molto tempo. Il modo in cui è descritta la vita nella foresta mi ha immediatamente affascinato. E ancora più affascinante era il mio personaggio, posto di fronte a ostacoli importanti; mi incuriosiva sapere come avrebbe reagito: sarà flessibile, negherà l’evidenza, aggirerà l’ostacolo? E era ottimo, sempre pieno di sorprese. Appena arrivata la sceneggiatura, con quel titolo… ho subito pensato a un supereroe, ma è apparsa da subito come qualcosa di molto diverso. Poi ho pensato che questo modello alternativo di famiglia mi faceva sentire proprio un pigro. Poi ancora riflettevo su questo modello e pensavo che fosse di ispirazione “di sinistra” e che avrebbe presto dovuto confrontarsi con ostacoli “conservatori”, invece diventa una sorta di road movie, di viaggio sia fisico sia spirituale, e un percorso di cambiamenti sia nel padre sia nei ragazzi. Insomma: alla fine l’ho amata, questa storia.

Nel film molti dei dialoghi mostrano la profonda cultura e impegno politico di questa famiglia. Voi cosa pensate della campagna elettorale in corso negli Stati Uniti?

Viggo Mortensen: votate i Verdi. Assistiamo a una campagna orrenda, e era prevedibile. Siamo di fronte a una misera scelta. È la versione peggiore di una campagna presidenziale che abbia mai visto in vita mia.
M. Ross: è imbarazzante. Sono tutti in imbarazzo. Siamo sotto shock. Ma non siamo nemmeno i soli. Nel vostro Paese avete avuto lo stesso problema, no? Ma anche la Russia. Sembra un pessimo film di Hollywood. È vergognoso che un conduttore di reality show sia candidato a presidente, un uomo palesemente razzista, sessista, e privo di ogni qualifica per fare il presidente. Sono sconvolto.

Matt Ross, crede che alla fine del film il suo personaggio abbia dovuto accettare un compromesso?

No, non lo reputo un compromesso, assolutamente. Quella scena della colazione non è una concessione al consumismo, è una riflessione su due punti: 1) Ben [il protagonista, ndr] ha visto l’estremismo delle sue scelte portare conseguenze gravi sulle relazioni sociali dei suoi figli, quindi ha accettato di lasciarli “debuttare in società”, ma continuerà a integrarne gli insegnamenti con i suoi, quindi non cambierà poi molto nel suo comportamento; 2) la scena finale secondo me è semplicemente un momento di quotidianità, la nuova quotidianità, né felice né triste.

Viggo Mortensen, lei ha lavorato con molti registi importanti. Com’è stato lavorare con un attore che esordisce alla regia?

È stato divertente, nonostante i tanti paletti: il poco budget, il lavorare con sei bambini (che possono lavorare solo poche ore al giorno). Questi sei ragazzi hanno delle personalità definite, sono molto intelligenti, ma ci vuole molto tempo per ottenere il massimo per quella sceneggiatura. Ci siamo poi dovuti allenare per tutte le attività fisiche, entrare in sintonia per fare musica insieme, e conoscerci personalmente e conoscere i loro genitori, che sono stati fantastici. Tutti potevano chiedere tutto a tutti. Così, già al primo giorno di riprese, eravamo diventati come una famiglia. E continuiamo ancora adesso a sentirci, mandarci email, anche stupide (ride, ndr). E il fatto che Matt sia anche un attore, e molto bravo, ci ha fatto sentire sempre benissimo nonostante stesse morendo dentro (ride, ndr) per le scadenze e le tante difficoltà. Ma essere un attore non fa di te automaticamente un bravo “regista di attori”. Matt però non è quel tipo di attore che si prepara davanti a uno specchio pianificando tutti i suoi movimenti e le sue emozioni, ma è un attore che ascolta e reagisce alla presenza degli altri attori in scena, e è questo a essere di aiuto quando passi dietro la macchina da presa.

Viggo Mortensen, l’indipendenza e l’isolamento del suo personaggio sembrano riflettere anche quelli della sua carriera di artista.

In realtà non ho l’ho fatto apposta, non ho mai seguito una filosofia particolare: lavorare con questo o quel regista, budget, genere, nazionalità, colleghi. Guardo alle storie e scelgo quelle che io stesso andrei a vedere al cinema. Questo personaggio, per certi aspetti, è un padre come me: mi piace la sua onestà, come risponde a tutte le curiosità dei figli, e non credo sia una cosa né di sinistra né di destra, di campagna o di città, da famiglie numerose o con figli unici. Alla fine lui è onesto col suo figlio di 7 anni e con quello di 18 allo stesso modo.

Questo personaggio apparentemente è “di sinistra” ma insegna anche la caccia, la violenza, la difesa personale. C’è un equilibrio o una contraddizione in questo?

Matt Ross: Ci sono tante “americhe” in America. Il film ne mostra tre: quella rurale, quella delle periferie e quella ricca. Quella rurale è spesso illustrata, nei media, come di sinistra per il suo ambientalismo e il rifiuto del consumismo. Ma questa connotazione politica in realtà non c’è. Cacciare e pescare non sono cose di destra.
Viggo Mortensen: io credo che tutti viviamo delle contraddizioni a seconda delle persone con cui parliamo, di quelle occasioni in cui abbiamo paura, eccetera. Ma, per esempio, in questo film tutti i personaggi adulti (spesso opposti politicamente e socialmente) amano questi sei ragazzi. Li accomuna l’apertura mentale, non l’orientamento politico. Credo che in questo senso le “contraddizioni” siano uno dei punti di forza del film.
Matt Ross: non ci sono buoni o cattivi. Inoltre tutti qui agiscono in un momento di lutto nella loro vita, e nel lutto nessuno riesce a rimanere perfettamente coerente. Frank Langella, che interpreta il suocero del protagonista, all’inizio mi ha chiesto se il suo personaggio dovesse essere un antagonista, ma in realtà non lo è e se prima sembrava un “cattivo” ora sembra avere ragione, e il nostro protagonista avere torto. Mi piace quando un film fa così e ti costringe a cambiare prospettiva.

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