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  • Festa del Cinema di Roma 2016 – Cicogne in missione

    Diretto da Doug Sweetland

    Data di uscita: 20-10-2016

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I bambini non li portano mica le cicogne. Non più, almeno. Saranno diciotto anni, toh. Giusta giusta l’età dell’orfana Tulip, l’ultima bambina fabbricata dalle cicogne prima che un deprecabile incidente convicesse i pennuti a riconvertire il loro business da consegna di persone a consegna di merci. Ma quando la pasticciona Tulip per sbaglio rimetterà in moto la vecchia fabbrica, un’ambizioso cicogno dovrà andarla a consegnare di nascosto prima che la cosa si scopra e le azioni della società crollino. Ovviamente nulla andrà come previsto, fino al lieto fine.

Le trame dei film d’animazione commerciali ormai son sempre quelle, le conosciamo. C’è chi riesce a ricamarci sopra begli orpelli e chi li smercia con la morale qualunquista. Per fortuna “Cicogne in missione” non ricade nel secondo caso, ma gli orpelli in cui si diletta mancano di coerenza. Il regista animatore Doug Sweetland, sopraffino cultore dell’umorismo fisico e dei tempi comici frenetici, che nella dimensione del cortometraggio ha tirato fuori un capolavoro (quando era in Pixar, con “Presto”) ma che alla prova del lungometraggio non riesce a dimostrare una visione all’altezza del suo estro creativo. Lunghissimi dialoghi che in tale forma servirebbero più al Saturday Night Live che al cinema d’animazione. Non lo aiuta l’altro regista, e sceneggiatore, Nicholas Stoller, che con la commedia inconcludente ci si è costruito la carriera.

Ma quell’umorismo slapstick che dicevamo c’è e funziona, nonostante qualche inevitabile concessione al tormentone contemporaneo degli occhioni lucidi (di animali e bambini). Probabilmente funziona ancora meglio con il doppiaggio originale, di cui la Warner Bros. a Alice nella Città qui alla Festa del Cinema di Roma ci ha voluto privare per proporci invece un doppiaggio vip poco felice: Vincenzo Salemme dialettale, sopra le righe, sguaiato fino all’incomprensibilità (su un personaggio a sua volta poco felicemente costruito); Federico Russo tollerabile solo a tratti, ma apprezziamo lo sforzo (in originale l’impagabile Andy Samberg); Alessia Marcuzzi incredibilmente brava e versatile su un personaggio che avrebbe dato problemi anche a doppiatori di lungo corso.

Pro

Contro

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