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  • Festa del Cinema di Roma 2016 — Florence Foster Jenkins

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Florence Foster Jenkins è stata una ricca mecenate che influenzò profondamente la vita musicale di New York nel periodo della seconda guerra mondiale; ma Florence Foster Jenkins è stata anche una cantante inconsapevolmente (?) terribile, alla quale nessuno, dal marito all’insegnante, voleva dire la verità sulla sua voce inascoltabile.

Una vicenda bizzarra, dai risvolti buffi e tragici al tempo stesso, che già l’anno scorso aveva ispirato un film, “Marguerite” di Xavier Giannoli, visto alla Mostra di Venezia, che vedeva come protagonista Catherine Frot e rielaborava liberamente la vera storia di Florence spostando l’azione nella Francia degli anni 20. Oggi alla Festa del Cinema di Roma 2016 abbiamo invece visto, e ascoltato, la “Florence Foster Jenkins” incarnata sullo schermo da Meryl Streep per Stephen Frears.

Il regista inglese dimostra ancora una volta una grazia assoluta nella regia e nella direzione degli attori (ciao Hugh Grant, che piacere rivederti!): in “Florence Foster Jenkins” non c’è un fotogramma fuori posto né una scena girata distrattamente (merito anche della sceneggiatura del giornalista e autore per la television Nicholas Martin), ma solo un amore immenso per i personaggi, o meglio per le persone. Nello sguardo di Frears il cinismo non trova spazio (pensiamo anche al recente “Philomena”) e non a caso Lucky Red in Italia farà di “Florence” il proprio film di Natale distribuendolo al cinema dal 22 dicembre.

La versione europea della storia di Florence firmata da Xavier Giannoli, malgrado i tanti momenti divertenti, manteneva un occhio decisamente critico sulla vicenda, dando forma a «un racconto sull’incapacità di vedere (o, in questo caso, ascoltare) obiettivamente se stessi e sull’ipocrisia che regola i rapporti umani, specie quando sono in gioco interessi e privilegi» (qui la nostra recensione completa).

Temi presenti anche nel film di Stephen Frears, che però sceglie una messa in scena completamente votata alla commedia, concentrata sugli aspetti comici, assurdi e sentimentali della vicenda, senza alcun intento derisorio, ma anzi con grande empatia e sincerità: perché è la vita stessa ad essere sempre comica, assurda e complicata dai sentimenti, e comunque che importa? Siamo tutti, sempre, a un passo dalla morte (come sanno bene Florence e la misteriosa valigetta che porta sempre con sé), tanto vale trovare il coraggio di salire su un palcoscenico e cantare, cantare, cantare.

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