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  • Festa del Cinema di Roma 2016 – Hell or High Water

    Diretto da David Mackenzie

    Data di uscita: 18-11-2016

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Abbiamo già visto un altro western riletto in chiave moderna, in questa undicesima edizione della Festa del Cinema di Roma. Si tratta dell’ australiano “Goldstone”, ed abbiamo visto come, da un’ottima base di partenza, il film deragliasse pesantemente a causa degli intenti didascalici del regista, concentrato troppo sul messaggio che voleva lanciare, piuttosto che sul come veicolarlo. Siamo in tutt’altri territori con “Hell or  High Water”. Il britannico David Mackenzie si fa sedurre dalle atmosfere aride e rurali del Texas orientale e, sulla base di un ottimo script di Taylor Sheridan (chi ha adorato “Sicario” sa già di cosa è capace questo talentuoso sceneggiatore nel mettere in scena il rapporto tra criminali e uomini di legge), orchestra un western in tempi moderni, ma che riecheggia classicità da ogni inquadratura. Un atto di denuncia contro un tipo di violenza, quella del capitale e dei suoi subdoli sotterfugi, che penetra ancora più in profondità delle pallottole.

Tanner e Toby sono due fratelli, condividono lo stesso sangue ma non la stessa indole: Tanner (Ben Foster) è irruento, spericolato ed incline alla violenza, ed ha appena finito di scontare dieci anni di detenzione. Toby (Chris Pine) al contrario è preciso, riflessivo, ed ha un piano: rapinare una serie di piccole banche di provincia (mai grandi banche, e sempre all’orario di apertura, per non rischiare di dover adoperare armi), per riscattare l’ipoteca sul ranch di famiglia, per poter permettere ai propri figli una vita migliore. Qualche imprudenza di troppo metterà sulle loro tracce un vecchio e bonario sceriffo alle soglie della pensione (Jeff Bridges) in coppia con il suo vice.

Nel Texas orientale, non è cambiato poi molto dai tempi di Jesse James, questo sembra voglia suggerirci David Mackenzie: le banche continuano a lucrare sulla pelle dei meno abbienti, e questo non può far altro che generare violenza e malcontento (in questi piccoli paesini sperduti, vanno TUTTI in giro armati, come si capisce in una delle scene più intense della pellicola), e quella che una volta era la corsa all’oro, si è tramutata in corsa all’oro nero (le trivelle sono un elemento quasi onnipresente nelle inquadrature). In questo contesto, Toby e Tanner, novelli Pat Garret e Billy the Kid, sono visti quasi come degli eroi dalla gente del posto, qualcuno che finalmente ripaghi quei maledetti bankers con la loro stessa medicina.

Mackenzie  gira con mano fluida e sicura, dosa bene il ritmo, buttandoci immediatamente nell’ azione, per poi fermarsi, e prendersi il suo tempo per presentarci i personaggi: due coppie speculari, che s’incontreranno solo alla resa dei conti, e che nel frattempo impariamo a conoscere e a comprenderne le ragioni. Non c’è giudizio morale esprimibile, in un mondo cosi, la linea tra bene e male è sempre più sottile, e ognuno ha i suoi buoni motivi per valicarla in un senso o nell’altro. Jeff Bridges, come al solito, è perfetto nei panni del vecchio e laconico sceriffo, appesantito dagli anni e dall’esperienza, che ingaggia degli spassosissimi duetti con il suo vice mezzosangue indio/messicano, con quel suo borbottio appena comprensibile che ormai caratterizza le sue interpretazioni da qualche anno a questa parte (ce lo ricordiamo ancora ne “Il Grinta”, anche se il suo personaggio ha più di qualche punto in comune con il Tommy Lee Jones di “Non è un paese per vecchi”).

A dare corpo e sostanza ad un atmosfera già di per se intrigante, la colonna sonora del collaudatissimo duo Nick Cave e Warren Ellis, che firma uno score scarno, a base di piano e violino, che dà al tutto un tono malinconico e crepuscolare (oltre ad una ricercata selezione di brani country/rock piazzati al momento giusto).

Una dolente ballata su un’umanità allo stremo, che ci consegna alcuni personaggi indimenticabili ed un finale tra i più belli degli ultimi anni. Questo è Hell or High Water”, forse la più bella sorpresa dell’ undicesima edizione della Festa del Cinema di Roma.

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Contro

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