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Festa del Cinema di Roma 2016 — Incontro con Matt Dillon

Matt Dillon ha partecipato alla Festa del Cinema di Roma 2016 come Presidente di Giuria del Premio Camera d’Oro Taodue 2016 riservato alla miglior opera prima o seconda della sezione “Alice nella Città”. Insieme con lui hanno scelto “Little Wing” (“Tyttö nimeltä Varpu”) di Selma Vilhunen la produttrice Camilla Nesbitt, l’attrice Anna Foglietta, i registi Gabriele Mainetti e Claudio Giovannesi e gli sceneggiatori Giordano Meacci e Francesca Serafini (“Non essere cattivo”).

La parola a Matt Dillon.

L’anno scorso in un altro contesto parlò del cinema italiano e della possibilità di lavorare col regista Ferzan Özpetek.

Sarò molto rapido, anche perché è inutile parlare di una cosa che non sta accadendo. Ribadisco il mio interesse a lavorare qui in Italia dove ci sono grandi talenti nel mondo del cinema. Ma non ho progetti al momento, anche se nulla vieta che non possa mettere qualcosa in cantiere nel futuro.

Può raccontarci qualcosa sul nuovo film che sta preparando sul jazz e sul cinema? E come mai è passato così tanto tempo dalla sua prima regia del 2002?

Sì, in effetti è trascorso un bel po’ di tempo da quando ho girato il mio primo film, ma non perché l’esperienza da regista non mi sia piaciuta, tutt’altro. È entusiasmante lavorare con gli attori. E, il fatto che faccia io stesso prima di tutto il loro mestiere, ha il vantaggio di farmi sentire prima di tutto un attore, che può quindi prendersi la libertà di fare il regista solo quando ne ho voglia.

Detto questo, amo esplorare tematiche avvincenti e appassionanti, ed è questo il motivo per cui adesso sto lavorando ad un documentario che ha un titolo a mio avviso molto bello: “El Gran Fellové”. Si tratta di un musicista afro-cubano, il primo cantante “scat”, jazz appunto. Già nel ’99 avevo girato del materiale mentre lui stava incidendo un disco, ma non l’avevo mai utilizzato. Poi tre anni fa, essendo anche molto interessato al jazz, ho deciso di riprendere in mano questo progetto e approfondirlo. Una cosa che ho imparato è che fare documentari è in assoluto la cosa più difficile!

Una volta Mel Gibson ha detto che nel vostro mestiere non conta tanto cosa tu viva quanto se sopravvivi. Lei, avendo iniziato questa carriera da giovanissimo, come è riuscito a sopravvivere al mondo dello star system?

È un’ottima domanda, grazie per averla posta. Noi diventiamo quello che siamo dipendendo anche dalle circostanze della vita. È questa la ragione per cui mi interesso al documentario perché, pur non trattando di me, è comunque molto intimista parlando di qualcosa che è per me molto importante. Io per certi aspetti mi identifico con la figura de “El Gran Fellové”, che nasce povero, nero, in un’epoca in cui vivere a Cuba era duro. E nonostante ciò riesce ad affrontare e superare le difficoltà, usando il suo talento. A me permette di ricordare l’importanza del fare memoria delle nostre origini. Io nella mia vita sono stato molto fortunato, soprattutto nell’essere un attore, poiché significa essere sempre creativo e non ritrovarmi schiavizzato all’interno di un lavoro alienante. Quindi è fondamentale sapere chi sei, pensando da dove sei partito, senza paragonarti mai agli altri. E, a proposito di ciò, è molto delicato il ruolo che ho oggi qui alla Festa del Cinema. Come presidente della giuria insieme ai miei colleghi devo cercare proprio di mettere a confronto artisti diversi e giudicarne l’operato. E in effetti non è facile per nulla, avendo anche provato ad essere in entrambi i ruoli: regista e attore. Quello che però ricercherò su tutto è l’autenticità.

Che livello di qualità direbbe di aver trovato nelle pellicole che, ad oggi, ha visionato?

In assoluto ho trovato un livello molto alto. Quando mi avete proposto – per la prima volta in vita mia, a dire il vero – non solo di far parte di una giuria, ma addirittura di esserne presidente, ho accettato volentieri pensando si trattasse di un massimo di otto film, poiché non mi piace passare le giornate in una sala cinematografica. Quando poi mi è stato detto che i film sarebbero stati dodici ho sperato che almeno avessero una durata ragionevole! Perciò ringrazio il comitato di selezione per non aver scelto pellicole troppo lunghe! Scherzo! La qualità è ottima, e c’è da dire che sto davvero imparando moltissimo.

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