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  • Festa del Cinema di Roma 2016 — Into the Inferno

    Diretto da Werner Herzog

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La suprema indifferenza della natura e il disperato, eterno desiderio umano di darle un senso: uno dei temi più cari a Werner Herzog torna in “Into the Inferno“, il film realizzato dal regista tedesco in collaborazione con il vulcanologo Clive Oppenheimer che viene presentato oggi in Selezione Ufficiale alla Festa del Cinema di Roma 2016.

“Into the Inferno” esplora le cavità dei vulcani (ci spostiamo dall’Etiopia all’Islanda, dall’arcipelago di Vanuatu alla Corea del Nord) da una prospettiva ovviamente scientifica ma soprattutto culturale: il mito del vulcano vive nelle antiche credenze di popoli distanti ed è connesso, per ovvie ragioni, all’origine del mondo. Perché il magma che ribolle nel cuore della Terra è il legame diretto con ciò che il pianeta era prima di diventare tale, e ciò che potrebbe tornare a essere.

Sopra questa misteriosa Terra, naturalmente, ci sono gli essere umani, agli occhi dei quali il fuoco è al tempo stesso luce calda che attrae e potenza distruttiva che terrorizza: non a caso, i vulcani si sono trovati spesso — loro malgrado, verrebbe da dire — legati al concetto di divino e, per estensione, alle sue più o meno inquietanti incarnazioni terrestri. Un’affascinante, nonché spaventoso, segmento del film mostra come in Corea del Nord il culto della personalità del presidente eterno Kim Il-sung si sia nutrito di un’iconografia basata proprio sulla figura del vulcano. La macchina da presa di Herzog si ferma così a fissare una schiera di studenti militarizzati e spersonalizzati che intonano un canto al monte vulcanico Paektu, notando come non ci sia altro modo di conoscere la Corea del Nord se non guardando le forme impenetrabili attraverso le quali la nazione sceglie di autorappresentarsi.

La digressione è una delle peculiarità del metodo di Herzog, quella sua capacità di cogliere e rendere a noi visibile qualcosa che il percorso tracciato per il film non aveva previsto, ma che su quel percorso getta una luce nuova, straniante e proprio per questo fondamentale. “Into the Inferno” non è un film sulla Corea del Nord, ma i fotogrammi rubati a questa nazione vanno a incidere sul nostro modo di pensare l’uomo in relazione alla natura, e la (piccola, ma pericolosa) potenza umana in relazione alla (enorme, imprevedibilmente letale) potenza terrestre.
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“Into the Inferno” sarà disponibile su Netflix a partire dal 28 ottobre, mentre è ancora nei nostri cinema (alcuni, pochi) il film precedente di Herzog,Lo and Behold: Reveries of the Connected World“, che pure merita una visione.

Nota a margine comica: Prima del film qui alla Festa del Cinema è stato proiettato, tra incredulità (per un attimo ho temuto di aver sbagliato sala) e risate, il cortometraggio “The Last Call“, «diretto dal documentarista Brando Quilici — citiamo dal comunicato, meglio astenersi da ulteriori commenti — scritto dall’autore Marco Vichi, con la voce narrante di Giorgio Panariello», che «fa parte della campagna di sensibilizzazione “I love Lions”, per salvare il leone in Africa».

Nota a margine seria: In “Into the Inferno” si parla del vulcano Yahul, nel Vanuatu, che aveva un ruolo importante anche nel notevole “Tanna” di Bentley Dean e Martin Butler, visto l’anno scorso alla Settimana della Critica della Mostra di Venezia (qui trovate la recensione).

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Contro

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