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  • Festa del Cinema di Roma 2016 – Kubo e la spada magica

    Diretto da Travis Knight

    Data di uscita: 03-11-2016

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Stupido spoiler: la “spada magica” del titolo italiano non c’entra quasi niente. Molto più attinenti sono le “due corde” del titolo originale “Kubo and the Two Strings”.

Questo spettacolare gioiello dell’animazione a passo-uno ci porta nella dimensione delle leggende orientali per raccontarci di Kubo, un ometto tutto speciale a cui il nonno ha cavato un occhio quando era ancora bambino. Tanta crudeltà troverà un giorno una spiegazione, ma nel frattempo Kubo esercita la sua magica arte di “animatore di origami” con la quale intrattiene gli abitanti del suo placido villaggio. A sera deve però tornare a nascondersi su un eremo insieme alla madre malata per sfuggire al chiaro di luna che lo esporrebbe alla vista del temibile nonno: questi infatti è il Re della Luna, patriarca di una dinastia di spiriti sprezzanti delle debolezze umane. Quando una notte Kubo si lascia inavvertitamente scrutare sarà costretto a fuggire, al suo fianco una Scimmia severa e un devoto Scarafaggio.

La Laika, lo studio d’animazione dell’Oregon che ci ha abituati troppo bene finora con lavori sbalorditivi come “Coraline e la porta magica”, “ParaNorman” e “Boxtrolls – Le scatole magiche”, tiene fede ai suoi impegni e infrange nuovi record. Nonostante gli studi di Travis Knight stiano affidandosi sempre più alla computer graphic, non rinunciano ancora all’estenuante scalpellio di pupazzi e scenografie fantastici. Nel caso di “Kubo”, poi, non hanno avuto paura di invischiarsi nella realizzazione di uno scheletro mostruoso alto sei metri, il cui processo di animazione si potrà ammirare nel dettaglio se si avrà la pazienza di rimanere seduti durante i titoli di coda (nel solco di quanto già visto nei credits di “Boxtrolls”).

L’originalità della storia non è invece paragonabile allo sforzo tecnico. Si è voluto cercare di imitare tanti grandi maestri: dalle leggende orientali, alle fiabe europee, al cinema di Hayao Miyazaki; tanto si è imitato che non è rimasto molto di autentico e distintivo come nel caso degli altri film dello studio. L’intento era nobile, ma il contrasto fra lo stile narrativo americano e lo spirito orientale è troppo forte per poter cedere anche a questa fascinazione.

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