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  • Festa del Cinema di Roma 2016 – La tartaruga rossa

    Diretto da Michaël Dudok de Wit

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Tanta attesa per il primo lungometraggio dell’animatore francese Michaël Dudok de Wit presentato allo scorso festival di Cannes e che da allora sta facendo il giro dei festival di tutto il mondo, spingendo sempre più insistentemente la sua posizione nella prossima corsa all’Oscar.
La storia si presta all’assenza di dialoghi: un naufrago su un’isola deserta cerca di costruire una zattera per poter prendere il largo e essere salvato, ma qualcosa nell’acqua lo ostacola, scontrandosi con le sue zattere (ci proverà più volte) e distruggendole. Presto capirà che a tenerlo su quell’isola è una prodigiosa tartaruga rossa. Il disperato non si lascia impietosire e si accanisce su di essa con violenza. Ma la tartaruga è più di quel che sembra.

Un film che ricerca la suggestione visiva e ha in essa la sua forza: meravigliosi fondali dettagliati, tratteggi in linea chiara (sul solco del fumetto franco-belga), campi sempre lunghi a testimoniare la piccolezza dell’uomo contro l’iperstimolazione sensoriale della natura, e una ripetitività minimalista nella prima parte del film che purtroppo si perde nella seconda, quando una “trama” più convenzionale prende il comando di questo film-esperienza. Debole anche la colonna sonora (di Laurent Perez Del Mar) che nella grandiosità dei suoi archi si stacca fastidiosamente dall’essenzialità dell’immagine e della storia. Si rimpiange la musica di Joe Hisaishi, che qui avrebbe potuto raccogliere una sfida ambiziosa e lasciarci un’opera d’arte memorabile. Citiamo Hisaishi, compositore di tanti film dello Studio Ghibli, perché “La tartaruga rossa” è il primo film europeo coprodotto dallo studio d’animazione giapponese fondato da Hayao Miyazaki, Isao Takahata e Toshio Suzuki (questi ultimi due producono questo film, col maestro Takahata che ha anche direttamente supervisionato l’animazione).

Pro

Contro

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