Home > Interviste > Festa del Cinema di Roma 2016 – Manchester by the Sea, incontro col regista

Festa del Cinema di Roma 2016 – Manchester by the Sea, incontro col regista

Alla Festa del Cinema di Roma Kenneth Logerman racconta il suo “Manchester by the Sea“, uno dei migliori film visti finora (ok, siamo solo al secondo giorno…) e in corsa per gli Oscar sin dalla sua anteprima al Sundance Film Festival a gennaio e riconfermata dalla presentazione ai festival di Telluride e Toronto il mese scorso.

Il film (qui la nostra recensione) racconta del ritorno del giovane Lee Chandler (incredibile interpretazione di Casey Affleck) al suo paese di origine alla morte del fratello Joe (Kyle Chandler) per prendersi cura di suo nipote, il sedicenne Patrick (Lucas Hedges). Un paese dove però lo aspetta il risveglio di ricordi traumatici, per usare un eufemismo.

“Grazie a dio a me non è mai capitato niente del genere, ma conosco storie di questo tipo e per chi le vive è difficile accettarle”, racconta Logerman. “Il personaggio di Casey [Affleck] torna a casa perché si sente in dovere verso il fratello e il nipote, ma la sua storia passata è una da cui è impossibile riprendersi. Quella tristezza e quel dolore diventano parte del tuo vivere, saranno sempre con te. Volevo raccontare una personaggio in questo contesto.”

La scelta di brani di musica classica nella colonna sonora che significato ha? Aiuta a spiegare quelle situazioni?

Ho iniziato assegnando alle scene la musica che mi piace, quella che ascolto di solito. Non c’era un concept musicale di qualche tipo, per questo film. Al montaggio provi diverse musiche, con i loro diversi effetti emotivi, e quando trovi quella giusta la tieni. Ce ne sono anche di originali, di Lesley Barber, per le scene in barca all’inizio e alla fine. Credo che questo tipo di musica aggiunga un livello di bellezza a questa storia triste, una musica eterea che, ad esempio, mi ricorda della presenza della natura, indifferente ma sempre bellissima:  l’oceano, turbolento o pacifico, è sempre lì, e la musica, come la natura, serve a controbilanciare la storia, non a commentarla.

Quanto è cambiato il film in sala di montaggio?

Non è cambiato davvero molto. L’ordine delle scene è lo stesso, a parte alcuni inevitabili tagli (gran parte delle volte ci accorgiamo che sono solo ripetizioni di qualcosa di già detto). Quanto ai flashback: erano già previsti in sceneggiatura. La scena iniziale in barca invece non era prevista. Quando l’abbiamo girata e ci siamo accorti della magnifica fotografia di Jody Lee Lipes abbiamo pensato che dovesse essere quello l’inizio del film.

Come si è unito al film Casey Affleck, e che possibilità ha agli Oscar secondo voi?

All’inizio era Matt Damon (che è infatti anche produttore del film, ndr) a dover interpretare il ruolo del protagonista, ma non è riuscito a inserirlo fra i suoi impegni. Così insieme siamo arrivati a Casey. È fra i miei attori preferiti e era tanto che volevamo lavorare insieme; credo sia geniale, è un piacere lavorare con lui. Ha iniziato a farmi domande sin da quando l’abbiamo chiamato. Per esempio: “sembra che Lee sia cattivo col nipote”, e io: “Ma no, non è cattivo. Cerca di fare il suo dovere ma lo immobilizza la paura di lasciarsi coinvolgere”. Lui è un attore a cui piace fare tanti ciak, mentre io tendo a chiudere una scena in pochi tentativi. Sul set c’è sempre tanta pressione, e il lavoro di un regista è anche assecondare queste esigenze, ricordandosi però che c’è una scena da portare a casa nei tempi stabiliti.

Non penso davvero agli Oscar, anche se sono contento che gli altri lo considerino probabile. È lusinghiero, ma la cosa importante per me rimane il film. E che la gente lo veda.

È una scelta consapevole quella di incentrare la storia sui personaggi maschili, lasciando al margine quelli femminili?

Io non credo siano marginali, anzi la loro presenza è potente e guida il film, anche nei momenti in cui sono assenti. L’assenza può essere forte come la presenza. Non penso a scrivere personaggi femminili o maschili in particolare. Questa è una storia di rapporti: genitori-figli, zii-nipoti; una storia di esseri umani.

Un film drammatico che non però non rinuncia a momenti comici.

Credo che ironia e dramma siano in realtà una cosa sola. La presenza di comicità insieme al dolore è realistica. Questi personaggi stanno soffrendo mentre il resto del mondo continua per la sua strada. Soltanto i grandi maestri possono scegliere di fare puro dramma e riuscire nel loro intento; a me riesce meglio questo realismo.

In un lutto sono di solito gli adulti a farsi forza per i bambini, mentre per questi personaggi il dolore è così forte che di fatto accade il contrario.

Non so cosa dire. Per alcuni è più difficile andare avanti. Altri si attivano creando associazioni e fondazioni per aiutare gli altri, per dare un senso a quello che è successo. Lee vuole onorare il fratello, e non vuole sparire per suo nipote. Cerca di fare il possibile. Ma non può lasciarsi coinvolgere ancora. Questo film è il mio tentativo di raccontare proprio questa situazione di ostacolo insuperabile: anche se mantiene il controllo, per amore del fratello e del nipote, si è rassegnato a non ritrovare mai più la felicità.

Scroll To Top