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  • Festa del Cinema di Roma 2016 — Naples ’44

    Diretto da Francesco Patierno

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La seconda guerra mondiale, per il cinema, continua ad essere un serbatoio inesauribile di storie, rappresentazioni finzionali, nuovi punti di vista volti ad approfondire o a integrare le credenze sedimentate da anni di storiografia “canonica” ed è anche, e soprattutto, il periodo storico che riempie maggiormente i palinsesti dei canali dedicati alla Storia e ai documentari per tutti i motivi che abbiamo sopra elencato e una miriade di altri. Ma, appunto, si possono sempre trovare “nuovi” approcci, si può sempre scavare in luoghi ancora scoscesi e impervi, come fa il regista Francesco Patierno con “Naples ’44”, grazie all’acquisizione dei diritti dell’omonimo libro di Norman Lewis, ufficiale britannico di stanza a Napoli dopo la Liberazione della città, che annota in una sorta di diario episodi, incontri e sconcertanti visioni, fornendo alla posterità un ritratto antropologico e geopolitico pari solo, nel campo della narrativa, al capolavoro “La pelle” di Curzio Malaparte.

Proprio Norman Lewis dunque, divenuto dopo la guerra un affermato scrittore, torna dopo tantissimi anni a Napoli, città che lo aveva sedotto e conquistato. Tra i luoghi del presente, ripercorsi dopo tanto tempo, e le storie del passato di cui questi luoghi sono stati protagonisti, tra signore in cappello piumato che mungono capre tra le macerie, statue di santi preposti da una folla in deliquio a fermare l’eruzione del Vesuvio e professionisti in miseria che sopravvivono impersonando ai funerali un ricco e aristocratico zio di Roma, Lewis vede sfilare davanti a sé una eccitante e imprevedibile sequenza di storie e personaggi assolutamente indimenticabili.

La forma dell’agile opera è un collage di immagini di repertorio provenienti dall’archivio dell’Istituto Luce e da vari altri archivi sia britannici che statunitensi, integrati da brani di film ambientati a Napoli nello stesso periodo, mentre una voce narrante (quella di Benedict Cumberbatch!!!) legge brani del libro. Il tutto trova una coerenza filmica e visiva spesso indovinata, ma Patierno decide di fare di più: gira ex novo delle immagini della Napoli odierna, filma un attore che impersona Lewis in un suo immaginario ritorno a settant’anni da quegli accadimenti, e questi segmenti sono davvero i meno riusciti di tutta l’operazione, inserti didascalici e stucchevolmente contemplativi.

Ma è l’unico vero problema di un lavoro lodevole, per due motivi principali: il racconto delle nefandezze “alleate” nella città martoriata, spesso sottaciute, e il ritratto impietoso e partecipe al contempo di un’umanità prostrata, allo sbando, ma depositaria di un secolare orgoglio e di una dignità esibita e fiera perfino nel degrado quotidiano più umiliante. Cumberbatch, leggendo il testo di Lewis, usa la sua splendida voce (Patierno ha dichiarato di aver sempre avuto in mente solo lui) per narrare di un orrore che pian piano si trasforma in complicità, in amore per questa terra difficile (specie in quel periodo) ma irresistibilmente attrattiva. E ci fa finalmente capire, con la forza delle immagini e delle parole, al di là di ogni retorica, l’aberrante quotidianità di un luogo bombardato, martoriato, senz’acqua corrente, con epidemie di tifo e malnutrizione generalizzata.

Non sappiamo quale potrà essere il destino di questo prodotto audiovisivo, forse non adatto per una distribuzione in sala, che avrebbe la sua collocazione ideale in una prima serata televisiva, magari sulla Rai, che coproduce e distribuisce. Un invito: non doppiate Cumberbatch. Sembra scontato che il maggior richiamo commerciale di un titolo non venga nascosto o cancellato, ma in Italia abbiamo già assistito a scempi di questo genere (pensiamo alla Scarlett Johansson di “Lei” sostituita da Micaela Ramazzotti, per fare l’esempio più noto e vicino nel tempo).

 

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