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  • Festa del Cinema di Roma 2016 — The Last Laugh

    Diretto da Ferne Pearlstein

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Si può ridere della Shoah? È la domanda posta da “The Last Laugh“, il documentario di Ferne Pearlstein nella selezione ufficiale della Festa del Cinema di Roma 2016 e già presentato al newyorkese Tribeca Film Festival.

Una domanda a cui non è naturalmente possibile dare una risposta univoca, così Pearlstein si limita a raccogliere e mettere a confronto una serie di testimonianze e pensieri di comici, attori, registi, e sopravvissuti all’Olocausto. Il discorso si allarga così al concetto di umorismo (Etgar Keret, il regista di “Meduse”, dice che la risata è l’unica arma di difesa in mano agli oppressi), sottolineando come il confine tra accettabile e inaccettabile, in questo campo, sia profondamente influenzato dal passare del tempo: Mel Brooks spiega di non aver avuto remore a ridicolizzare l’Inquisizione nel suo “La pazza storia del mondo”, ma non avrebbe mai potuto riservare lo stesso trattamento ai campi di sterminio.

A tratti “The Last Laugh” collega la sua riflessione sulla comicità ad altri tragici eventi storici (l’11 settembre, il genocidio del Ruanda) e tabù sociali (la pedofilia, attraverso un sketch di Louis C.K.), ma il focus, per un’ora e mezza, resta quasi completamente sulla Shoah, oltretutto attraverso una prospettiva culturale prevalentemente statunitense: per un documentario realizzato nel 2016 questo è piuttosto limitante, se non proprio inaccettabile, e, anche rimanendo sull’argomento principale, diversi passaggi risultano frettolosi.

A un certo punto, ad esempio, si prende in esame “La vita è bella” di Roberto Benigni: Mel Brooks lo liquida gridando «È il peggior film mai realizzato!», mentre Abraham Foxman (ex direttore della Anti-Defamation League, un’organizzazione non governativa che combatte l’antisemitismo) racconta di averlo amato per motivi personali (i suoi genitori scelsero di seprarsi da lui durante la guerra pur di salvarlo). Tutto qui. Uno dice no, l’altro dice sì, “La vita è bella” è archiviato (non ci interessa qui difendere il film di Benigni, ma forse interpellare un italiano — se non altro per capire e contestualizzare la percezione del film in patria — o, perché no, proprio il regista poteva essere utile).

Insomma, nel suo programmatico rifiuto di prendere posizione, “The Last Laugh” risulta piacevole (si ride e si sorride spesso, naturalmente) ma a conti fatti un po’ sterile, troppo chiuso nel suo (piccolo) mondo e incapace di offrire allo spettatore elementi realmente provocatori o quantomento nuovi.

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Contro

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