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Festa del Cinema di Roma 2016 – Un bilancio dell’11ma edizione

Chiude i battenti anche l’undicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, quella del 2016, ed è quindi tempo di bilanci, di consuntivi, che esulino dal foglio pieno di numeri, tutti naturalmente preceduti dal segno positivo, che ci è stato consegnato in sala stampa dopo la conferenza di chiusura presieduta dal direttore Antonio Monda e da Piera Detassis.

Diamo un breve sguardo a questi numeri “ufficiali” dunque, prima di passare a parlare di cinema propriamente detto: 6% in più di accreditati, 13% in più di biglietti venduti rispetto alle scorse edizioni (dato palesatosi in maniera evidente solo nel primo weekend, quando le sale erano effettivamente piene ad ogni proiezione) e un misterioso 18% in più di pubblico totale, che comprende probabilmente inviti, biglietti omaggio e ogni altro modo esistente che consenta di non pagare il costo del tagliando, esoso solo per la anteprime serali ma variabile dai 5 ai 10 euro per tutte le altre incontri compresi (con le retrospettive tutte a ingresso gratuito).

Il ritorno alla “Festa” della gestione Monda (dopo il triennio di splendido Festival dell’era Marco Müller) quest’anno ha mostrato in maniera plastica l’idea di cinema e di manifestazione che il nuovo direttore aveva in mente: tantissimi film provenienti dagli Usa, ancora inediti in sala (alcuni solo per pochi giorni) ma passati otto o nove mesi fa per la prima volta in un festival, qualche buon film, qualche piccola produzione di consumo che davvero non meriterebbe cotanta vetrina (Genius” “The Hollars” su tutti). Molti dei film presenti vivranno da protagonisti la stagione dei premi prossima ventura (parliamo di Moonlight“, “Manchester by the Sea“, “The Birth of a Nation, più difficile che ci arrivino Snowden” e il vincitore del Premio del pubblico Captain Fantastic), ma la considerazione del passaggio romano che le produzioni tributano alla Festa è testimoniata dal fatto che nessuno dei film appena nominati aveva attori protagonisti al seguito. Uniche eccezioni, la presenza del regista Kenneth Lonergan per “Manchester by the Sea” e la coppia regista/attore (Viggo Mortensen Matt Ross) per “Captain Fantastic”, che probabilmente ha trionfato anche per questo, se credete al retropensiero dei premi “politici” e non affidati al semplice scrutinio dei voti.

Overdose, dunque, di film statunitensi nella mega Selezione Ufficiale (38 titoli!) ma, più in generale, da tutto il continente americano, ed è proprio dall’America Latina che sono arrivate le sorprese più interessanti e le “scoperte” di questa edizione della Festa. Forte presenza messicana con tre titoli (segnaliamo su tutti 7:19 am di Jorge Michel Grau), il bellissimo peruviano “La ultima tarde” e il brutale colombiano “La mujer del Animal”, un “Brutti, sporchi e cattivi” ambientato nella baraccopoli della periferia degradata di Santa Cruz in una situazione sociale primitiva, dove le donne possono scegliere se essere suore, mogli devote o prostitute. Segnaliamo anche la commedia nera argentina Al final del tùnel“, delizioso divertissement, e, rimanendo nell’idioma anglofono ma spostandoci in Irlanda, il potenziale cult Sing Street di John Carney, che ha davvero convinto tutti.

L’atteggiamento della Festa verso il cinema più autoriale è testimoniato da un episodio su tutti: PARE che uno dei film più belli della Selezione fosse l’iraniano “Immortality”, ma non siamo riusciti a vederlo. Due delle tre proiezioni del film sono state programmate nel minuscolo Studio 3 da ottanta posti, ed una di queste ad ingresso gratuito, andata naturalmente esaurita in pochi minuti. Sembra una questione marginale, ma è invece sintomatica: prendere un film, e nasconderlo perché si crede che il “pubblico” e la stampa non saranno interessati a prescindere è davvero sconfortante. Due ore e mezza di piano sequenza all’interno di un treno, ci stiamo ancora mangiando le mani.

L’attrice di questa Festa è sicuramente Rooney Mara, per l’imponente numero di film dov’era tra i protagonisti, ben quattro, più che per la qualità degli stessi: parliamo di Una“, “The Secret Scripture“, “Lion” e “Kubo e la spada magica” (come doppiatrice). Qui all’Auditorium non si è vista e Monda, sempre nella conferenza stampa finale, ci ha tenuto a precisare che l’attrice aveva impegni su un set (a Taormina, pare) che le impedivano la trasferta.

Ma quindi nessun film notevole è passato sugli schermi di viale De Coubertin in questi giorni? Tutt’altro. Into the Inferno di Werner Herzog è un documentario fantastico, abbiamo visto “Afterimage”, l’ultimo splendido lavoro del compianto Andrzej Wajda, due piccoli gioielli d’animazione, La tortue rougeLouise en hiver (molto più bello il secondo a parere di chi vi parla), il western moderno “Hell or High Water” con un immenso Jeff Bridges e il notevole horror coreano “Train to Busan”, già passato come proiezione di mezzanotte all’ultimo Festival di Cannes.

Quale futuro avrà questa Festa, Festival o come cavolo si chiamerà nelle prossime edizioni? I costi esorbitanti della manifestazione obbligano a essere severi nel giudizio, perché con tutto questo investimento non ci si può accontentare di puntare su film di richiamo al quinto/sesto passaggio festivaliero e di affidare al format degli “Incontri Ravvicinati” (comunque l’unico elemento davvero identificativo in quanto presente fin dalla prima edizione) tutte le speranze di copertura della stampa generalista e le attrattive per la classica fauna da Red Carpet, ridotta quest’anno come poche volte in passato, tranne che per Jovanotti, che comunque con il cinema c’entra pochissimo. L’anno prossimo si replicherà, l’inizio slitterà di una decina di giorni, e la Festa avrà di nuovo la sala Santa Cecilia, la gigantesca sala concerto negata da un paio di edizioni; se non si pensa ad eventi davvero di richiamo, però, non si capisce come si conti di riempirla (e abbiamo anche molta paura, cosa farà Monda, appunto, per richiamare il grande pubblico? Il cinema c’entrerà ancora qualcosa?).

Un’ultima menzione per la sezione parallela a autonoma Alice nella città, dedicata al cinema per ragazzi (ma più che altro con ragazzi come protagonisti delle opere concorrenti), che conferma ancora una volta la bontà delle scelte del comitato selezionatore, ma non quelle delle giurie in sede di premiazione: “Kicks” “Little Wing”, il vincitore generale e quello del Premio Taodue per l’opera prima, ci sono sembrate davvero tra le cose più modeste viste quest’anno. In questa sezione, un po’ nascosto con sole due proiezioni al suo attivo, c’era il controverso Nocturama di Bertrand Bonello.

Non abbiamo nominato molte delle cose viste e recensite, dai documentari dedicati a Richard Linklater e al tour sudamericano dei Rolling Stones alla riproposizione de Il paziente inglese” di Anthony Minghella in occasione del ventennale dall’uscita nel 1996, ma per questo vi rimando alla miriade di articoli che abbiamo postato in questi giorni. Potrete leggere degli incontri con Tom Hanks, Oliver Stone, Matt Dillon e Meryl Streep, per fare solo i nomi più importanti. Dalla Festa del Cinema di Roma 2016 è veramente tutto, appuntamento all’anno prossimo.

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