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Festa del Cinema di Roma 2017 | Rosamund Pike | Hostiles

La Festa del Cinema di Roma 2017 ha scelto un western per la giornata di apertura: “Hostiles” di Scott Cooper (qui la nostra recensione) ci porta nei sanguinosi Stati Uniti del 1892 e segue il viaggio di un capitano dell’esercito (Christian Bale) incaricato di scortare un anziano e malato capo Cheyenne (Wes Studi), e la sua famiglia, verso il nativo Montana. Si unirà a loro per caso una giovane donna (Rosamund Pike), la cui famiglia è stata appena massacrata da un gruppo di Comanche.

L’approccio di Scott Cooper (“Crazy Heart”, “Out of the Furnace”, “Black Mass”) è cupo, violento, meditativo, ma anche positivo e progressista, forse in modo un po’ troppo schematico, ma non privo di un sano gusto per pistole e pallottole che ne fanno un western godibilissimo.

«Rispetto a quando ho iniziato a scrivere la sceneggiatura – dice Scott Cooper – la storia raccontata di questi personaggi mi pare ancora più rilevante, perché oggi gli Stati Uniti vivono tensioni razziali molto forti. In questo senso spero che il mio film possa favorire una discussione pubblica sull’importanza dell’inclusione e della riconciliazione, che sono anche i temi centrali di “Hostiles”».

Gli fa eco Wes Studi: «Per noi nativi americani il processo di adattamento nei confronti del mondo in cui viviamo e delle sue norme sociali è continuo; “Hostiles” racconta la storia passata ma parla anche al nostro presente».

«Il western americano non è mai passato di moda – continua Cooper – con le sue storie di donne e uomini che vivono secondo un codice di regole e combattono un nemico ben identificato. Credo però che “Hostiles” sia un western soprattutto per l’epoca di ambientazione e per l’aspetto estetico, ma il cuore del film sta nella messa in scena delle tragedie personali, del lutto, della perdita».

Una perdita che per il personaggio di Rosamund Pike è «intollerabile, e le fa pensare che la sua stessa vita non abbia più senso. Eppure deve trovare una ragione per andare avanti, nella fede in Dio oppure nel legame con un altro essere umano. Le qualità più grande della mia Rosalie è la capacità di ascoltare, di imparare e di cambiare. Lo vediamo ad esempio nel modo in cui si relaziona con la famiglia di nativi, dalla paura e dalla diffidenza al rispetto e alla comprensione reciproca».

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