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  • Festa del Cinema di Roma 2017 — The Movie of My Life

    Diretto da Selton Mello

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Selton Mello, attore cinematografico e televisivo molto celebre in Brasile, porta alla Festa del Cinema di Roma 2017 il suo quarto lungometraggio da regista. “The Movie of My Life“, tratto da “Un Padre de Pelicula”, romanzo dello scrittore cileno Antonio Skàrmeta, viaggia con delicatezza sui binari del melò e del racconto di formazione, e spicca tra le cose migliori viste finora in una selezione ufficiale di livello medio, ma non esaltante (con poche dovute eccezioni)

Assistiamo alle vicende del giovane Tony Terranova (siamo nel sud del Brasile nel 1963), figlio di un francese (Vincent Cassel) e di una brasiliana, timido, sognatore, grande appassionato di cinema e poesia. Al ritorno dalla scuola Remanso, dove ha studiato per diventare professore di francese, assiste alla partenza di suo padre, che abbandona la famiglia senza dire una parola. La vita di Tony è ad un momento di svolta: tra l’arrivo inesorabile del primo amore, il fronteggiare la dolorosa assenza di una figura paterna, ed il cercarne una nuova nella figura di Paco, amico di famiglia rude e terrigno, ma che sembra avere un vero affetto nei confronti del ragazzo, e che sembra sapere più di quanto non dica sulla partenza del padre di Tony.

Stenta a decollare, la pellicola di Mello, tra lirismi malickiani fuori tempo massimo e didascalismi un po’ stucchevoli ma, se si riesce a pazientare solo un po’(cosa ardua per l’odierno spettatore medio), si troverà sicuramente modo di entrare in connessione con il giovane Tony, perché questo è un film che parla di noi (perché se io sono qui a scrivere, e voi dall’altra parte a leggere, vuol dire che c’è qualcosa che ci accomuna). Parla di chi riesce ad interpretare la realtà solo attraverso l’immaginazione, l’idealizzazione , e quale sfogo maggiore per queste (in)sane pulsioni se non l’accogliente oscurità della sala cinematografica, dove Tony sublima l’assenza paterna con la figura di John Wayne in “Il Fiume Rosso” (in una delle migliori sequenze viste fin ora nell’intera rassegna).

Ed è il Cinema, quello con la “C” maiuscola, a pervadere l’intera pellicola, e a giocare di rimando con noi spettatori, tra richiami onirici felliniani, slanci sentimentali alla Truffaut (Tony, professore di francese, con la sua baldanzosa insicurezza non può non richiamare Antonie Doniel), il tutto immerso in una meravigliosa fotografia dai toni seppia, come in una vecchia cartolina, che ferma un attimo e lo rende quasi irreale (pochissima macchina a mano, quasi solo quadri fissi), perché è cosi che ricordiamo i fatti della nostra vita.

Un’opera imperfetta, affetta da eccessive lungaggini e qualche passaggio a vuoto, ma sincera e piena di cuore, organo che, nell’epoca dei super uomini che fanno a pezzi paesaggi digitali, forse nel cinefilo medio sta un po’ appassendo.

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Contro

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