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  • Festa del Cinema di Roma 2018 — Dilili à Paris

    Diretto da Michel Ocelot

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Nuovo film d’animazione per il francese Michel Ocelot, apprezzato regista di “Kirikù e la strega Karabà”, “Principi e principesse” e “Azur e Asmar”: “Dilili à Paris” è stato presentato alla Festa del Cinema di Roma 2018 nel programma di Alice nella Città, la sezione dedicata al cinema per ragazzi.

Parigi, Belle Époque. La piccola Dilili viene dalla Nuova Caledonia: lì la sua pelle era considerata troppo chiara, qui in Europa troppo scura; forte dell’educazione di cui le ha fatto dono la sua protettrice, madame Louise Michel (proprio lei, la celebre anarchica), e della saggezza che le è propria, Dilili indaga con determinazione sui misteriosi rapimenti che si stanno susseguendo in città, tutti ai danni di bambine. Ad aiutarla, l’amico Orel sul suo triciclo da fattorino e una serie di personaggi illustri, dal pittore Toulouse-Lautrec alla divina Sarah Bernhardt.

Rispetto alle precedenti fiabe cinematografiche di Ocelot, “Dilili” parte da un’ambientazione più realistica, o comunque priva di elementi apertamente fantastici; l’immaginazione, però, mantiene una funzione narrativa fondamentale, allentando le briglie della plausibilità e dello svolgimento logico (certe azioni ed avvenimenti sono poco più che un pretesto per introdurre incontri simbolici — Renoir e Monet coi pennelli in mano — e sottolineature didattiche, come l’incursione all’istituto Pasteur), così che il film non sembra mettere in scena un vero e proprio racconto, ma una fantasia. Impressione rafforzata dalla scelta di utilizzare vere fotografie di scorci ed edifici parigini come fondali, sopra i quali i personaggi si muovono appunto come figure immaginate dall’autore, e da noi spettatori con lui.

L’approccio di Ocelot all’animazione è poco intellettuale e molto pratico, e nega con decisione ogni pretesa di artisticità («Parigi è magnifica così com’è, non c’è niente da aggiungere: puoi solo fotografarla», è la sua spiegazione riguardo alla gestione delle sfondi); altrettanto deciso è il taglio educativo che contraddistingue da sempre la sua scrittura, e che in “Dilili” affronta, anche con una certa violenza visiva, la sottomissione femminile. Senza scomodare sottili questioni di genere (l’estetica è del resto molto classica, e Ocelot spiega di aver scelto la Belle Époque perché è l’ultima fase storica in cui le donne hanno indossato gonne lunghe), il film ne fa semplicemente un discorso di giustizia, e per ottenere una società giusta uomini e donne, bambine e ragazzi, dovrebbero essere pronti a combattere insieme, come ci dimostrano la coraggiosa Dilili e i suoi eterogenei alleati.

Il disegno stilizzato e la poca mobilità che caratterizzano l’animazione dei personaggi danno loro un aspetto solenne e pensoso, e li rendono simili a icone: la stessa Dilili, così minuta, ha un aspetto statuario, e la sua umanità, così come quella degli altri personaggi, traspare soprattutto dagli occhi, decisamente un punto di forza del tratto di Ocelot.

“Dilili à Paris” uscirà al cinema in Italia a dicembre, distribuito da Movies Inspired: non può contare sull’appeal delle grosse produzioni, né su una storia ricca d’azione, ma la grazia della sua composizione potrebbe far presa, o almeno ce lo auguriamo, anche sugli sguardi degli spettatori più giovani.

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