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  • Festa del Cinema di Roma 2018 — Il mistero della casa del tempo

    Diretto da Eli Roth

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Che l’ex enfant prodige del cinema indipendente Eli Roth stesse tentando la scalata alle vette del cinema mainstream, era già chiaro fin dal suo precedente lavoro, il (fiacco) remake de “Il Giustiziere della Notte”, con una star (in decadenza) del calibro di Bruce Willis a fare da traino, e una distribuzione nettamente più ampia rispetto alle sue pellicole precedenti.

Roth decide ora di fare il passo definitivo in questo senso, tentando la via del cinema per ragazzi, con alle spalle un grosso sforzo produttivo, e due grandi nomi come Jack Black e Cate Blanchett per far partecipare al gioco anche qualche spettatore più adulto. Il risultato è “Il Mistero della Casa del Tempo” (“The House with a Clock in Its Walls”), tratto dal romanzo di John Bellaris “La Pendola Magica”, e lo abbiamo visto qui, alla 13a edizione della Festa del Cinema di Roma.

Siamo negli anni ’50, assistiamo alle bizzarre vicende di Lewis Barnavelt, ragazzino di 10 anni che ha appena perso i genitori in un incidente d’auto. Timido e introverso, – con una passione per lo studio delle parole e una vera ossessione per il protagonista di uno show televisivo – viene affidato alle cure di suo zio Jonathan (Black), e della sua amica Mrs Zimmerman (Blanchett). Questi strani ed eccentrici personaggi vivono in una strana dimora, un’antica magione, ricca di segreti e dove strani avvenimenti accadono, cose che sembrano aver a che fare con la magia. Lo zio Jonathan e Mrs. Zimmerman, infatti, sono due stregoni, ed il piccolo Lewis dovrà molto presto imparare a superare le sue paure, per aiutarli a risolvere un mistero da cui potrebbero dipendere le sorti del mondo intero.

Eli Roth ci consegna un tipico romanzo di formazione per ragazzi, corredato da tutti i topoi più classici del genere. C’è infatti la tematica del superamento di un trauma e quindi l’elaborazione del lutto (risolto con un espediente che avevamo già visto nel Super 8 di J.J. Abrams: anche qui c’è un simbolico oggetto da lasciare andare). L’elogio della diversità come punto di forza, l’accettare se stessi e le proprie eccentricità per trovare una propria voce per esprimersi nel mondo e vivere una vita serena (‘trovare il proprio stile di magia’, nel film), tappa fondamentale nella crescita.

Tutte tematiche già ampiamente affrontate in questo tipo di prodotto, da Burton a Del Toro (autori a cui questa pellicola, inevitabilmente, si rifà). Tutto già visto, quindi, ma Eli Roth gira con mano leggera e divertita, e porta a casa una pellicola estremamente godibile. Non dev’essere un caso la scelta di Jack Black, che interpreta R.L. Stein nel franchise Piccoli Brividi. L’atmosfera generale, infatti, è proprio quella che si respira nei romanzi della mitica collana: c’è il terrore, ci sono i mostri, ma non siamo mai realmente in pericolo. Black ritorna mattatore, con questo stregone goffo, chiassoso e un po’ hipster con vezzi da jazzista, quasi come se fosse un antenato del Dewey Cox di School Of Rock. La Blanchett, dal canto suo, offre una prestazione di maniera, ma perfettamente in linea con il tono dell’operazione. E poi, per tutti i cinefili, vedere Kyle MacLachlan in versione demoniaca, è sempre e comunque un piacere.

Un prodotto perfetto per i ragazzi, quindi, condotto con la giusta dose di freschezza ed ironia e che potrebbe anche attirare anche un pubblico più adulto e smaliziato. Ma bisogna lasciarsi andare, siete avvertiti.

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