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Festival Dei Popoli: Il festival più libero del mondo

Dal l al 7 Novembre Firenze ospiterà la più importante vetrina di documentario italiano d’ autore. Il Festival Dei Popoli, Istituto Italiano Per Il Film Di Documentazione Sociale, è un’ istituzione unica a livello mondiale, poiché è una manifestazione specificamente dedicata al cinema documentario, ma anche un laboratorio permanente, baluardo di una forma di cinema che ha fatto dell’ etica dell’ informazione il suo segno distintivo.

Non solo una vetrina, dunque. In occasione del cinquantenario, il Festival Dei Popoli ha promosso un’azione comune con il Premio Solinas, il cui primo atto sarà la premiazione dei vincitori del Premio Solinas – Documentario Per Il Cinema 2009, un premio giovane (siamo alla seconda edizione) - che prosegue la linea tracciata da ventiquattro anni a questa parte: promuovere i giovani talentuosi e innovativi, dar loro una concreta possibilità di fare un film.

In tale occasione sarà consegnata a Cecilia Mangini, che con la sua attività di cineasta documentaria ci ha raccontato alcune delle più belle immagini dell’Italia tra gli anni ’50 e gli anni ’60, la Medaglia del Presidente della Repubblica. L’abbiamo incontrata, e le abbiamo chiesto come secondo lei si è evoluto il modo di raccontare del cinema documentario, e lei ci ha risposto che in realtà non è cambiato molto, ci sembra che sia cambiato qualcosa perché è la realtà che è cambiata. Cecilia Mangini è donna fiera e intelligente, che con i suoi documentari “ha sempre sfidato il presente portando più in là di qualsiasi ideologia un discorso coerente e umanista sulla società e sulla cultura italiana” (Federico Rossin). I più grandi intellettuali degli anni ’60 hanno collaborato con lei, scrivendo i testi di alcuni suoi film: Pier Paolo Pasolini, Franco Fortini, Vasco Pratolini.

Ma veniamo al programma del Festival. I temi dominanti sono l’Iran, la Palestina, la follia dell’uomo che distrugge il luogo in cui vive. 1500 i film visionati, diverse le sezioni, articolate in lungometraggi e cortometraggi. Nell’ambito di “Stile Libero”, sezione non competitiva, è da segnalare l’omaggio ad Alvaro Bizzarri, cineasta-operaio, emigrato in Svizzera. Lavorava come operaio stagionale, e la sera frequentava i cineclub, si appassionava al cinema, e diveniva uno dei più significativi documentaristi italiani, che ha saputo raccontare con poesia, severità e ironia la situazione dei migranti in Svizzera. All’interno della stessa sezione una selezione di documentari dei cinque continenti che esplorano il rapporto tra la musica e l’ambiente che la produce, una serie di documentari demo-etno-antropologici dunque, raggruppati sotto il titolo di “Tracce Sonore”.

Last but not least, il regalo che il Festival Dei Popoli si è fatto da solo, e ha fatto al suo pubblico: “The Feeling Of Being There. 1958-1965: Sette anni di cinema documentario”, un omaggio ai 50 anni di infaticabile attività attraverso i primi sette anni del fesival. Uno sguardo retrospettivo, ma che punta alla comprensione dell’attualità.

Non poteva mancare la perla rara, quella che ci fa ringraziare i festival come questo di esistere: il cinema di Thomas Heise. Prima personale italiana dedicata all’enigmatico cineasta tedesco, ora anche il pubblico italiano potrà conoscere la documentazione di Heise sul passaggio dalla Germania RDT alla caduta del muro di Berlino.

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