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Festival del Film di Roma 2009: Sergio Leone, uno sguardo inedito

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Figlio di Roberto Roberti, sognatore dall’animo fanciullesco nonché narratore formidabile di luoghi e anime ignoti ai più, Sergio Leone è stato il padre di una nuova, illuminante e illuminata – dal suo estro inarrivabile – filmografia che si estrinseca nella creazione di un’opera misurata e compatta alla ricerca di una “nuova terra da esplorare” che possa raccontare e sintetizzare la volontà di dar voce a spiriti disincantati, costantemente in bilico tra l’Inferno e l’Olimpo, portatrice di novità espressiva e scenica senza eguali.

A vent’anni dalla sua morte e ottanta dalla sua nascita Roma ha voluto rendergli omaggio attraverso l’allestimento di una mostra nello spazio espositivo dell’Auditorium che sorprendesse il visitatore e al tempo stesso lo incuriosisse. L’intento è quello di svelare un lato oscuro, non ancora conosciuto dell’artista e che potesse quindi la mente verso nuovi spunti di riflessione.

Nella penombra dello spazio dedicato alla mostra prende vita, sotto lo sguardo vigile e assorto di Sergio Leone (ritratto con commovente trasporto dalla figlia Francesca) il materiale inedito appartenuto al regista reinventato dal genio di Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo.
Il chiaroscuro del luogo fa da suggestiva cornice alle installazioni che sospingono il visitatore a penetrare all’intero dell’immaginifico mondo western e guadagnare una visuale più attenta e profonda sull’animo leonino fatto di luoghi e corpi che vivono con il dipanarsi del racconto attraverso le immagini. Quasi si percepisce la sua presenza severa e costante che induce alla riflessione e al raccoglimento e traghetta verso uno sconosciuto varco temporale, un lontano riverbero della mente creativa di Leone che ha partorito capolavori assoluti.

Emergono, suddivise in tre serie di proiezioni, centinaia di fotografie, provenienti da archivi della famiglia Leone, dalla Cineteca di Bologna e dal Centro Sperimentale di Cinematografia. Scorrono sul muro fiocamente illuminato spezzoni di film e foto di paesaggi mozzafiato che riassumono la profonda rivoluzione apportata da Leone al mito del west, rivoluzione non solo narrativa ma anche visiva, proponendo un West realistico nel suo essere multietnico, misero e povero e attraverso figure contemplative e riflessive. Sia che si tratti di Clint Eastwood, Claudia Cardinale o Robert De Niro, vengono tutti immortalati in chiave ambivalente con l’alternarsi ora del bene ora del male.

E accompagnate dalla voce del regista e dalle sue dichiarazioni in merito alla materia celebrata, ecco le note di Ennio Morricone, l’artista la cui musica ha saputo far parlare quei personaggi singolari nati dall’intuito geniale del regista: con Morricone e Leone musica e immagini si sono compenetrate fino a completarsi vicendevolmente.

L’ immagine prende il sopravvento su una macchina d’epoca appartenuta ad una troupe del passato ed un enorme scrigno da cui emergono pellicole di film. Si lascia ampio spazio all’impatto visivo e la mancanza di dialoghi favorisce una personale ricostruzione del plot inducendo lo spettatore ad interpretare sguardi, ghigni e sorrisi appena accennati secondo introspettivi percorsi dell’animo. È una mostra che china rispettosamente il capo dinanzi ad un cineasta dall’acume profondo che, inizialmente incompreso, ha saputo precorrere i tempi lasciandoci in custodia l’eredità di un patrimonio dal passato irripetibile ed in quanto tale unico.

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