Home > Rubriche > Eventi > Festival del Film di Roma 2011: Union Jack, verza e punk

Festival del Film di Roma 2011: Union Jack, verza e punk

Chi in questi giorni si è aggirato sul red carpet del Festival Internazionale del Film di Roma (ex Romafilmfestival, ex Festa del Cinema nell’allegra epoca veltroniana) avrà avuto modo di notare la massa di ragazzini/e urlanti per la presenza di attori di seconda e terza fila del cast di “Twilight” e la mestizia dell’assenza di folla per quasi tutto il restante periodo del festival, che difatti ha registrato un calo di presenze.

Ciò che più risaltava sul rosso sfavillante del tappeto non era però quel figo di Ethan Hawke o la pelle ambrata di Freida Pinto, non erano gli occhiali da gufo di Wim Wenders o le giacchette radical chic senza radical della direttrice artistica Piera Detassis; non era nemmeno il ministro La Russa che ci teneva tanto ad affossare quel po’ di dignità rimasta proprio grazie alle manifestazioni culturali, vive nonostante tutto, e ha dato dello stronzo a Claudio Amendola che lo fischia dalla curva B.

Insomma, a fare da sfondo agli splendidi abiti delle attrici nostrane, e alle discutibili mise dello stuolo di invitati che seguivano in corteo la sfilata dei cast dei vari film italiani, tra sandali con plateau di plastica glitterati e vecchie carampane inceronate, c’erano qualche chilo di verza, mele a non finire, che ti veniva voglia di staccarle e mangiarle, e pannelli metallici un po’ arruginiti… Ora fate finta di dover seguire le istruzioni di Giovanni Mucciaccia ad Art Attack: mettete questi elementi insieme, allontanate lo sguardo nella vostra mente in modo da inquadrare un totale e avrete una bandiera della Union Jack, parzialmente commestibile.
È arte contemporanea, bellezza.
[PAGEBREAK] L’eccentrica installazione è di Simon J. Lycett, da anni collaboratore della famiglia reale inglese, che ultimamente ha curato parte degli allestimenti floreali del matrimonio di William e Kate, ma noi lo apprezziamo soprattutto per le scenografie floreali di “Quattro Matrimoni e un Funerale”.

Lycett coglie perfettamente lo humour britannico che da sempre gioca, completamente a proprio agio, tra convenzione (“God save the Queen”) e irriverenza (“Punk is not dead”), tradizione e sovversione.

Dunque una bandiera patriottica un po’ punk. È questo lo spirito ambivalente della restrospettiva, vera perla di questo festival, “Punks and Patriots“, dedicata al cinema inglese, quello convenzionale e quello irriverente, con una rosa di titoli scelti da artisti di vari settori, tra cui il regista e sceneggiatore David Hare, Tilda Swinton, lo scrittore Hanif Kureishi.
[PAGEBREAK] Il Focus UK del Festival di Roma è uno sguardo zoomato sul cinema inglese contemporaneo, che propone una serie di titoli del 2011, tra cui spiccano quelli di registi da tempo protagonisti del panorama cinematografico internazionale. Hare porta sul red carpet “Page Eight“, con Rachel Weisz e Bill Nighy, un thriller di spionaggio alla Marcel Le Carrè ambientato ai giorni nostri nella Londra dei salotti del potere e sullo sfondo della guerra al terrorismo.

La Weisz è protagonista anche di “The Deep Blue Sea” di Terence Davies, in cui interpreta uno dei grandi personaggi femminili del teatro contemporaneo inglese, la Hester dell’omonima opera drammaturgica di Terence Rattigan, una donna dell’alta borghesia che vive un travolgente amor fou riproponendo l’eterno tema di eros e thanatos.

Grande consenso di critica e pubblico ha riscosso “Tyrannosaur” con Peter Mullan, debutto alla regia di Paddy Considine, un cupo dramma tesissimo già accolto trionfalmente al Sundance. Deludente invece “Trishna“, di un altro inglese molto amato all’estero, Micheal Winterbottom, con protagonista Freida Pinto. Fuori dai canoni “The British Guide to Showing Off“, viaggio nel mondo underground dell’eclettico ed eccentrico Andrew Logan, scultore, pittore e video-artista, noto soprattutto come ideatore e organizzatore del concorso Alternative Miss World.

Peccato che i film inglesi di oggi non siano più tanto punk, con una dimensione sociale di denuncia attraverso staffilate di humour e pura genialità pazzoide. Tuttavia, la cinematografia britannica, con i suoi drammi duri e realistici, si conferma tra le più interessanti.

Scroll To Top