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Festival del Film di Roma 2013: “Nepal Forever” di Aliona Polunina vince CinemaXXI

Cinema russo protagonista all’ottavo Festival Internazionale del Film di Roma: dopo il premio alla carriera assegnato postumo a Aleksej Jurevi? German con la proiezione del suo straordinario “È difficile essere un Dio” e il passaggio fuori concorso di “Stalingrad” di Fedor Bondarchuk (è la proposta della Russia agli Oscar), ieri la giuria di CinemaXXI ha premiato come miglior lungometraggio “Nepal Forever” della documentarista 36enne Aliona Polunina.

Un film spiazzante, una «commedia-documentario» — così lo ha definito la stessa regista — che filma con sguardo ironico le assurdità e gli anacronismi della politica contemporanea portandoci in Nepal, dove esistono ben due fazioni comuniste in lotta fra loro. Preoccupati dalla situazione, due membri del consiglio comunale di San Pietroburgo partono per appianare le divergenze.

Straniante, analitico, spesso divertente ma mai rassicurante, “Nepal Forever” esplora le pieghe più inquietanti della politica, quelle in cui la teoria e l’ideologia perdono il contatto con la vita e diventano mostri autosufficienti. Il comunismo e i suoi conflitti interni erano al centro di un altro documentario di Aliona Polunina, “The Revolution That Wasn’t” del 2008, sui movimentì nazionalisti della Russia di oggi, drogati di un culto dell’immagine pericoloso e mortifero. Da recuperare, grazie al prezioso canale vimeo dell’autrice (niente paura, ci sono i sottotitoli in inglese), anche “Festival” e “Women Above“: lontani dal punto di vista tematico — il primo parla di teatro, l’altro della condizione femminile — ma uniti da un’analisi spietata dei meccanismi servili che regolano le attività umane e guastano in partenza ogni ipotesi di libertà personale e artistica.

Preziose indicazioni di approfondimento arrivano pure dal secondo riconoscimento assegnato nell’ambito di CinemaXXI, il premio speciale della giuria andato a “Birmingemskij ornament 2” (“Birmingham Ornament 2″, il numero 1 lo abbiamo visto a Venezia un paio d’anni fa) di Andrey Silvestrov e Yury Leiderman del gruppo Cinefantom. Anche in questo caso, per citare le note di regia, «una critica della civiltà moderna» che mette «insieme la tirannia orientale e la mancanza di volontà della democrazia europea».

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