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Festival di Cannes 2017 — L’apertura

Per il quarto anno consecutivo LoudVision sbarca sulla Croisette per il Festival di Cannes, giunto alla 70ma edizione, e l’entusiasmo appena messo piede al Palais é sempre pari allo spaesamento, mentre si comincia a studiare il programma, si cercano d’incastrare le proiezioni, si prova a star dietro alla miriade di eventi che si succedono ovunque, spesso in contemporanea. Nel giorno d’apertura, però, il tempo per fermarsi a riflettere c’è ancora, e quindi possiamo dare uno sguardo a quello che ci attende in queste due intense settimane. L’edizione numero 70, sulla carta, ha meno grossi calibri del solito, meno nomi di richiamo, ma questo non rappresenta necessariamente un male: il rischio di cannibalizzazione dell’attenzione da parte di titoli che il loro ritorno mediatico lo avrebbero comunque (si rilevava il problema proprio qui qualche anno fa) è scongiurato, e ci si può concentrare solo ed esclusivamente sul Cinema.

Cominciamo la nostra ricognizione dalla Selezione Ufficiale, e in particolare dal Concorso, dove gli autori di nome, tanto per contraddirsi subito, ci sono eccome, due su tutti: Todd Haynes Michael Haneke. Il cineasta americano, protagonista qui due anni fa con lo splendido “Carol”, inaugurerà la competizione con “Wonderstruck”, tratto dal romanzo “La stanza delle meraviglie” di Brian Selznick, con Julianne MooreMichelle Williams. Haneke invece, dopo la Palma d’Oro di “Amour”, torna con “Happy End”, coproduzione austro-francese, con Isabelle Huppert Jean-Louis Trintignant: il tema è quello più attuale possibile, l’immigrazione in Europa, i richiedenti asilo, e l’ambientazione a Calais, luogo di passaggio e sede di campi profughi giganteschi come la tristemente nota “jungle” sgomberata qualche mese fa. Valesse anche solo la metà del magnifico “L’altro volto della speranza” di Aki Kaurismäki (e non abbiamo dubbio alcuno che sarà così), il regista austriaco si candida prepotentemente alla vittoria della terza Palma d’Oro (ci era riuscito anche con “Il nastro bianco” nel 2009).

Gli Stati Uniti schierano altri due grossi calibri: Sofia Coppola presenta “The Beguiled”, remale de “La notte brava del soldato Jonathan” di Don Siegel e tratto, come il bellissimo film del ’71 con protagonista Clint Eastwood, dal romanzo “A Painted Devil” di Thomas P. Cullinan, con Colin Farrell nel ruolo che fu di Clint, Nicole KidmanElle Fanning Kirsten Dunst. Finalmente arriva la grande occasione in un Concorso importante per Noah Baumbach, autore già di culto tra gli appassionati di commedie “indie”, definito superficialmente  e a più riprese come “il nuovo Woody Allen”: il suo “The Meyerowitz Stories (New and Selected)”, con Adam SandlerBen StillerEmma ThompsonDustin Hoffman, è uno dei film che più attendiamo e per il quale, sempre pronti a ritrattare in caso di buco nell’acqua, un po’ facciamo il tifo.

Battono bandiera a stelle e strisce anche “The Square” dello svedese Ruben Östlund, con la grande “eroina” televisiva Elisabeth Moss (qui a Cannes anche con la seconda serie di “Top of the Lake” di Jane Campion) e “You Were Never Really Here” di Lynne Ramsay, con Joaquin Phoenix protagonista assoluto. Grande attesa anche per i fratelli Safdie e il loro “Good Time”, con Robert Pattinson Jennifer Jason-Leigh.

Nutrita, e non è cosa abituale per il Festival di Cannes, la pattuglia orientale: Hong Sang-soo con “The Day After”Naomi Kawase con “Radiance” e, soprattutto, Bong Joon-ho con “Okja”, anche questo una coproduzione con gli Usa, con Tilda SwintonJake GyllenhaalPaul Dano insieme ad una folta pattuglia di attori sudcoreani.

Un veloce sguardo anche sui rappresentanti europei: ancora François Ozon, dopo “Frantz” dell’ultimo Festival di Venezia, con “L’amant double”Sergei Loznitsa, anche lui a Venezia con lo strepitoso “Austerlitz”, con “A Gentle creature”, il vincitore del Certain Regard 2014 Kornel Mundruczó con “Jupiter’s Moon”, il pluripremiato (ma qui solo un premio alla sceneggiatura per “Leviathan”) Andrey Zvyagintsev con “Loveless”, il turco teutonico Fatih Akin con “In the Fade”.

Chiudiamo questa breve e veloce ricognizione del Concorso 2017 con due film attesi e temuti, con netta prevalenza di quest’ultimo sentimento. Michel Hazanavicius torna a Cannes con “Redoubtable”, una sorta di biopic, udite udite, su Jean-Luc Godard! Il fatto che lo interpreti Louis Garrel non concorre di certo a farci fremere di piacere nell’attesa, staremo a vedere. Tante star francesi nel cast, da Charlotte Gainsbourg (nel ruolo di Anna Karina) alla compagna del regista Bérénice Bejo. Torna anche Yorgos Lanthimos, amato o odiato senza mezzi termini dai cinefili di tutto il mondo, in rampa di lancio dopo la nomination all”Oscar per la sceneggiatura di “The Lobster” (qui in Concorso due anni fa), con “The Killing of a Sacred Deer”, coproduzione Irlanda/Gran Bretagna/Usa con Colin Farrell (ancora lui), Nicole KidmanAlicia Silverstone.

E l’Italia? Assente per il secondo anno consecutivo dal Concorso ma molto presente nelle altre sezioni. “Fortunata” di Sergio Castellitto concorrerà al Certain Regard, il Concorso B volto a scoprire nuovi autori e nuove tendenze (ma che spesso ospita anche opere “minori” di autori rinomati o contentini per le nazioni escluse), mentre “Sicilian Ghost Story’ di Fabio Grassadonia Antonio Piazza aprirà il programma della Semain de la Critique, la sezione dedicata alle opere prime e seconde dei nuovi autori emergenti. La Quinzaine des Réalisateurs annovera ben tre nostri rappresentanti: Jonas Carpignano con “A Ciambra”, “Cuori puri” di Roberto De Paolis“L’intrusa” di Leonardo Di Costanzo.

I film potenzialmente imperdibili dispersi nelle varie sezioni collaterali? Limitiamoci a segnalarne un pugno, a cominciare dal nuovo film di Abel Ferrara“Alive in France”, alla Quinzaine, sezione che ha almeno altri due titoli da “circoletto rosso”: il musical di Bruno Dumont “Jeannette: The Childhood of Joan of Arc” (un musical sulla pulzella d’Orléans diretto da uno dei registi più grotteschi e visionari del panorama mondiale, attesa spasmodica) e “L’Amant d’un Jour” del maestro Philippe Garrel, padre di figlio indegno.

Ultime due segnalazioni, per non dilungarci troppo, dalla pletora di fuori concorso: “Blade of the Immortal” del prolifico Takashi Miike, basato su un manga famoso in patria e in odore di cult potenziale (come un po’ tutta la sua sterminata produzione) e “How to Talk to Girls at Parties” di John Cameron Mitchell, ancora con Fanning e Kidman in coppia dopo il film della Coppola.

In chiusura, il nuovo film di Roman Polanski “Based on a True Story”, cosceneggiato da Olivier Assayas, dal romanzo omonimo di Delphine de Vigan, con la coppia “bollente” Emmanuelle Seigner/Eva Green. E, in una proiezione insensata piazzata il 25 maggio, quando voi quindi l’avrete già visto TUTTI, “Twin Peaks”, i primi due episodi della nuova stagione del serial di David Lynch.

Non c’è stato molto spazio per parlare delle politiche legate alle scelte, della polemica con Netflix (qui presente con i film di Baumbach e Bong Joon-ho), ma in questi giorni ci sarà tempo per tutto. Tutti i film che ho nominato in quest’articolo cercheró di vederli, e di parlarvene, anche se a volte bisognerebbe avere il dono dell’ubiquità, ma sarò anche pronto a farmi sorprendere dall’inaspettato, a seguire il passaprola, ad andare alla ricerca del “cult” nascosto. Questa mattina, intanto, abbiamo cominciato con il film d’apertura, “Les fantômes d’Ismaël” di Arnaud Desplechin. Ve ne parlerò approfonditamente nella recensione appositamente dedicata. Intanto, buon Festival di Cannes, a me e a voi, se avrete la pazienza e il piacere di seguirmi in quest’avventura.

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