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Festival di Sanremo 2016: dai 10 Big agli ospiti, il racconto della prima serata

E’ iniziata l’edizione 2016 della kermesse musicale più seguita dagli italiani, il Festival di Sanremo. A presentare la sua sessantaseiesima edizione, per il secondo anno consecutivo, è l’abbronzatissimo Carlo Conti affiancato dall’assortito trio composto da: l’attore Gabriel Garko, la comica Virginia Raffaele e la modella/attrice Madalina Diana Ghenea.

Quest’anno non ci sono particolari novità: venti artisti in gara, otto nuove proposte, metà del voto complessivo affidato al televoto e il rimanente alla giuria stampa.
Prima di parlare di come si è svolta la serata d’apertura occorre fare una  necessaria premessa: Sanremo è il fenomeno televisivo più longevo della RAI e ogni anno raccoglie le opinioni più disparate del pubblico. C’è chi ne parla bene e non vede l’ora di incollarsi alla televisione disposto a fare le ore piccole; c’è chi lo detesta eppure, senza alcuna apparente ragione, non si perde un brano; c’è chi non lo segue proprio, per ragioni o per principio.

Ma Sanremo è sempre lì, anno dopo anno, sempre uguale a sé stesso e sempre diverso.  Il carrozzone. E nei suoi sessantasei anni di età il Festival della Canzone Italiana ha visto una moltitudine di artisti diversi susseguirsi dietro ai microfoni dell’Ariston. In un nostalgico video di pochi minuti che ha aperto la prima serata sono scorsi tutti, o quasi, i vincitori delle edizioni precedenti. Nel 1951 Nilla Pizzi con “Grazie dei Fiori”, la prima; per ben tre volte Domenico Modugno, Iva Zanicchi, Claudio Villa e molti altri ancora. Fino agli anni più recenti con Marco Masini e i Matia Bazar. Anche se non sono stati sempre i vincitori a scrivere la storia del festival, questo si sa e a ricordarcelo, proprio sul finire del video, sono stati nomi anonimi (e inquietanti) come Marco Carta, Valerio Scanu o Povia (con la canzone sui Piccioni). Insomma, sessantasei anni sono tanti, l’ingresso nella terza età; per capire se sia invecchiato bene o no abbiamo ancora un po’ di tempo.

Le luci si sono accese sull’omaggio orchestrale a David Bowie, recentemente scomparso lasciando un grande vuoto nel mondo della musica, sulle note di Starman, uno dei suoi tanti capolavori.
Il primo concorrente in gara è stato il giovane talento di X Factor che a soli vent’anni è già alla sua seconda partecipazione al Festival (cosa stavate facendo voi alla sua età esattamente?) con la canzone “Infinite Volte”. Il vincitore del Festival di Sanremo, scusate lo spoiler, ha un timbro di voce interessante, ma la canzone non è coraggiosa e il primo ascolto si perde nel mare piatto delle melodie già sentite e poco convincenti. ”Si può fare di più”, citando dei grandi del passato. Il dolcissimo Lorenzo Fragola non è il solo della scuola talent perché con lui si sono esibiti anche Noemi e i Dear Jack. Se Noemi  è una forza della natura, con una voce unica e una canzone in gara intelligente (“La borsa di una donna”), i secondi sono la solita minestrina da doppio disco di platino.

Il primo ospite è Giuseppe Ottaviani, mitico centenario campione olimpico e sportivo d’altri tempi che, subito dopo l’esibizione dei Dear Jack, quasi ringiovanisce l’atmosfera con la sua versione a cappella del canto popolare “Vecchio Scarpone”.

A seguire la canzone di Deborah Jurato e Giovanni Caccamo, “Via da Qui”, ben scritta da Giuliano Sangiorgi, ma appesantita da un’interpretazione troppo seriosa dei due. E’ il turno degli Stadio con “Un giorno mi dirai” dal bel ritornello e di Arisa con “Guardando il cielo” che si conferma un’ottima interprete nonostante le sue canzoni sembrino una uguale all’altra. Forse quest’ultima è un po’ più bruttina delle precedenti in realtà.

Laura Pausini è la prima grande ospite della serata e ha riproposto con la sua solita carica di forza e simpatia alcuni classici che hanno contribuito alla sua fama come “Invece no”, “Strani amori” e “Vivimi”. Bello anche il suo duetto con la sé stessa di ventitré anni fa ne “La solitudine”.
Vero colpo di scena è stato il sipario di Aldo, Giovanni e Giacomo che si è rivelato meno comico di qualsiasi altro sketch di Carlo Conti nel corso della serata. Peccato.

Dopo il rock sbarazzino di Enrico Ruggeri e la sua “Il primo amore non si scorda mai”, il ritorno sul palco dell’Ariston dei Bluvertigo con la canzone “Semplicemente” canzone che merita qualche ascolto aggiuntivo nonostante il primo ascolto, apparentemente semplice, abbia lasciato un po’ delusi.

Il grande momento si è realizzato con l’ingresso in scena di Sir Elton John e del suo pianoforte. L’esibizione profonda e i suoi estasianti classici sono stati un picco qualitativo nella serata. Carlo Conti si è limitato a presentare l’artista evitando tutte le possibili domande “scomode” sulla questione delle adozioni per le coppie omosessuali. Bene così.

Gli ultimi due big in gara sono stati Rocco Hunt con la sua movimentata e groovy “Wake Up” e Irene Fornaciari con “Blu”.

Prima della chiusura, un’ultima scossa di adrenalina l’ha assicurata il cantante francese Maitre Gims onnipresente in tutte le radio col suo successo mondiale “Est ce que tu m’aimes”.
Ottimo lavoro anche da parte di Virginia Raffaele che ha interpretato per l’intera serata Sabrina Ferilli. Con la sua maschera comica ha tenuto il palco con maestria e simpatia rubando parecchie risate senza eccessi o volgarità di alcun tipo. Stesse considerazioni per Madalina Ghenea, professionale, intelligente e di piacevole presenza.
Nota di merito per Gabriel Garko, spesso in palese difficoltà nel presentare artisti e fare annunci, ma con quel modo di uscire fuori dalle situazioni complicate con una semplicità tipica del piacione/bellone alla mano.

Per ora la prima classifica provvisoria è stata stilata, i primi sei, in ordine casuale, non sono a rischio eliminazione; gli ultimi quattro si.
I primi sei: Stadio, Enrico Ruggeri, Lorenzo Fragola, Rocco Hunt, Arisa, Giovanni Caccamo e Deborah Iurato.
Gli ultimi quattro: Dear Jack, Noemi, Irene Fornaciari, Bluvertigo.

Una piccola postilla civile: Arisa, Noemi, Enrico Ruggeri, Irene Fornaciari e Bluvertigo si sono esibiti con dei nastrini colorati dei colori dell’arcobaleno in favore dell’uguaglianza dei diritti per tutti. Un bel gesto che non potavamo non sottolineare.

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