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Il Festival di Roma torna “festa”: l’edizione 2014 diretta da Marco Müller

Il Festival Internazionale del Film di Roma arriva quest’anno alla nona edizione (16 – 25 ottobre, all’Auditorium Parco della Musica): nato come “festa” su disegno di Walter Veltroni, ha cercato di diventare – specie dal 2012, sotto la direzione di Marco Müller – un vero e proprio “festival” d’arte cinematografica. Per tornare infine, da questa edizione 2014, una manifestazione di stampo più popolare. A partire dalla scelta, già nota, di rinunciare alla giuria di addetti ai lavori lasciando che ad assegnare i cinque premi previsti siano gli spettatori paganti.

«Quest’anno botteghino e festival andranno a coincidere – commenta Lidia Ravera in veste di assessore alla cultura della Regione Lazio – perché non sarà premiato il film più apprezzato dai critici ma quello più amato dal pubblico». Anche se a ben vedere i critici, nella vecchie giurie romane, non sono mai stati presenti.

«Abbandonata, su richiesta del MiBACT e dei soci fondatori, la “formula festival”, che sta ormai dimostrando di essere un po’ invecchiata – interviene il direttore Marco Müller – Roma ritrova la sua anima di “festa” metropolitana». Sul futuro, visto che il mandato di Müller scade il 31 dicembre prossimo, «decideranno i politici e i soci della Fondazione Cinema per Roma», ammette il presidente Paolo Ferrari.

L’unica giuria formata da professionisti del settore cinematografico, per questa edizione, è quella chiamata ad assegnare il Premio TaoDue alla migliore opera prima scelta trasversalmente alle varie sezioni: il presidente sarà Jonathan Nossiter, affiancato dalla montatrice Francesca Calvelli, dal regista di “Smetto quando voglio” Sydney Sibilia e dagli attori Valerio Mastandrea e Cristiana Capotondi.

Restano i premi speciali: il Marc’Aurelio alla carriera andrà a Walter Salles, che al Festival porterà il documentario “Jia Zhangke, un gars de Fenyang” (dedicato, come da titolo, al regista cinese); il Maverick Director Award finirà invece, come già annunciato, nelle mani di Takashi Miike (in programma c’è il suo nuovo film “As the Gods Will”) mentre Aleksei Fedorchenko (a Roma con “Angeli della Rivoluzione”) riceverà il Marc’Aurtelio del Futuro. In più, Marc’Aurelio Acting Award a «uno dei simboli della romanità» (sono parole del curatore e selezionatore Giona Nazzaro): Tomas Milian.

Tra gli ospiti che il Festival vedrà impegnati in masterclass e incontri con il pubblico, anche Park Chan-wook (in occasione della proiezione del corto “A Rose Reborn”), Kevin Kostner, Clive Owen (con la miniserie “The Knick” di Steven Soderbergh), Brad Anderson (“Stonehearst Asylum”), João Botelho (“Os maias”), Wim Wenders (con il documentario “Il sale della terra”, protagonista il fotografo Salgado, già visto a Cannes) e Joe Dante, ospite d’onore della retrospettiva Danze Macabre incentrata sul cinema gotico italiano degli anni 50-60.

Il Festival di Roma – che per l’edizione 2014 ha un budget di circa 6 milioni di euro, di cui 3 coperti dagli sponsor – toccherà, oltre alle tre sale dell’Auditorium, anche il vicino Maxxi (con il coinvolgimento della rivista Wired per una programmazione aperta alle nuove forme di racconto audiovisivo, comprese le web serie), il cinema Barberini, l’Hotel Bernini per gli incontri del mercato (The Business Street), la Casa del Cinema a Villa Borghese per i convegni e una sala web, in collaborazione con Mediaset Premium, che consentirà la visione di alcuni film in streaming.

«Sarebbe bello in futuro – continua Müller – raggiungere un numero maggiore di sale cittadine e di conseguenza pubblici diversi. Intanto quest’anno, dopo la conclusione delle attività all’Auditorium, organizzeremo delle proiezioni a Civitavecchia, Viterbo e Frosinone».

Per quanto riguarda la selezione italiana, non c’è festival diretto da Müller senza Elisabetta Sgarbi: stavolta la troviamo in Prospettive Italia con il documentario “Due volte delta” (ben 144 minuti). In Cinema d’Oggi, la sezione che idealmente va a sostituire il concorso, vedremo poi “I milionari” di Alessandro Piva, («cinema d’autore e di genere», dice il direttore), “La foresta di ghiaccio” di Claudio Noce con Emir Kusturica e Ksenia Rappoport, e “Biagio” di Pasquale Scimeca, che Müller definisce «un grande film rosselliniano, popolare ma molto originale». Scimeca, tra l’altro, avrebbe voluto il suo “Biagio” alla Mostra di Venezia ma per un inconveniente burocratico la Film Commission della Regione Sicilia, dove il film è stato girato, non ha erogato in tempo un contributo economico fondamentale per completare la lavorazione.

E poi la commedia, quella di Alessandro Genovesi in apertura con “Soap Opera” e quella di Ficarra e Picone, che in chiusura presenteranno “Andiamo a quel paese”; quella di Gianni Di Gregorio con “Buoni a nulla” e quella di Marco Risi, che torna dietro la macchina da presa con “Tre tocchi”.

Sul versante internazionale, fa piacere leggere nel programma della sezione Gala il nuovo thriller di David Fincher, “Gone Girl“, anche se quest’anteprima festivaliera è stata resa possibile grazie allo spostamento dell’uscita del film — inizialmente prevista, come nel resto del mondo, per l’inizio di ottobre subito dopo la prima al New York Film Fest — addirittura al 18 dicembre.

Citiamo poi “Eden” di Mia Hansen-Løve con Greta Gerwig, “Still Alice” di Richard Glatzer con Julianne Moore (molto applaudita a Toronto), “Time Out of Mind” di Oren Moverman con Richard Gere, “Phoenix” di Christian Petzold con Nina Hoss (li avevamo entrambi apprezzati in “Barbara”), “Nightcrawler” di Dan Gilroy con Jake Gyllenhaal, “Tusk” di Kevin Smith , “Trash” di Stephen Daldry con Rooney Mara (attesa sul red carpet) e “A Most Wanted Man” di Anton Corbijn, che ci farà rincontrare sul grande schermo Philip Seymour Hoffman.

Il programma completo del Festival di Roma, sezione per sezione, è disponibile su romacinemafest.it

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