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Festival “Suona Francese”: Da aprile a luglio è musica in Italia

Torna in Italia “Suona francese”, il festival gemellato tra il nostro Paese e la Francia. Per l’occasione, si è svolta ieri una conferenza stampa, ospitata dall’elegantissima ambasciata francese di Palazzo Farnese, a Roma, per presentare la sesta edizione di questo evento. Ad aprire e moderare la conferenza è stato Alain Le Roy, ambasciatore francese in Italia. A seguire sono intervenuti Eric Tallon, direttore dell’Institut francais Italia, Anouk Aspisi, l’attachè culturale dell’ambasciatore e Oscar Pizzo, consigliere artistico. A concludere è stato Carlo Fluorte, direttore Fondazione Musica per Roma.

Suona francese compie il suo sesto anno vantando lo straordinario numero di 140 eventi in 40 città italiane, grazie a concerti, conferenze, masterclass e incontri tra i conservatori dei due paesi. Il festival, che coinvolgerà l’Italia nei prossimi tre mesi, è promosso dall’ambasciata francese in Italia, con il sostegno dell’Institut francais, Fondazione Nuovi Mecenati, Socie’te’ des Auteurs, Compositeurs et Editeurs de Musique, Ministero dell’Istruzione e della Ricerca italiano ed Edison. Si tratta di un progetto che intende unire non solo la cultura italiana con quella francese, ma anche le diverse tipologie musicali: dalla musica classica, alla contemporanea, rock, pop, jazz fino ad arrivare alla musica elettronica. Un mix culturale e musicale.

«Suona francese diventa un progetto sempre più maturo – dice Oscar Pizzo -. Tutto ha avuto inizio sotto forma di “agenzia viaggio”, da due anni siamo diventati dei “sarti”; quest’anno una specie di “agenzia matrimoniale” in cui fine primo è quello di condividere, sposare un’idea insieme». Conclude il discorso con un pizzico d’ironia «Speriamo in futuro di non diventare degli avvocati divorzisti». La chiave di successo di “Suona francese” è l’idea di poter unire ragazzi di diversi istituti anche extranazionali e indirizzarli verso un unico percorso. Tale progetto unisce ancora di più la stessa Italia da nord a sud.

Carlo Fluorte sostiene che «Suona francese è un modello che funziona abbastanza bene. Si basa principalmente sulla cooperazione tra istituzioni pubbliche, conservatori, grazie ai quali è possibile creare delle relazioni, al di là del vero e proprio valore culturale che è alle fondamenta del progetto. È un progetto innovativo che si apre a qualsiasi tipologia di musica, anche alla classica, spesso vittima di emarginazioni. Suona francese e Suona italiano rappresentano delle risposte intelligenti alla crisi finanziaria. È un modo di fare cultura contemporanea e, allo stesso tempo, affrontare la crisi».

Al termine della conferenza sono intervenuti anche il Presidente della Fondazione Nuovi Mecenati, il Responsabile di Produzione e la direttrice di Affari Istituzionali e Regolamentari della Edison. Il tutto si è concluso con una breve esibizione di alcuni musicisti aderenti al festival. «Sono canzoni piene di coraggio, conformismo e antagonismo» afferma il cantante, che ha poi proseguito con una seconda esibizione suonando “Gli Anarchici”, una canzone di Léo Ferrè che recita «gli anarchici, li puoi sbattere in terra ma sono sempre in piedi».

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