Home > Report Live > Fiamme sotto la nebbia

Fiamme sotto la nebbia

Paesaggi spettrali hanno accolto la data slovena dell’ “Europa Burns Tour” con headliner i Dismember.
Freddo, nebbia alla “The Fog” e sano death, let’s go!
Primo gruppo della serata, i Fall Of Serenity, vengono accolti molto bene dal pubblico e ci dimostrano di esssere in grado di accattivarselo ad ogni brano; musicalmente non si discostano dai canoni death metal tradizionale, entrando così di diritto a far parte del già ampiamente sentito.
L’attesa è giunta al termine, salgono sul palco i nuovi Hatesphere, nuovi poiché la formazione è totalmente cambiata, unico elemento fisso è il chitarrista Peter Lyse Hansen, ma per chi li conosce la vera prova è superare la bravura e il carisma dell’ex singer Jacob Bredahl (ora voce degli Allhelluja e Barcode), che ha plasmato quello che rappresenta il nome Hatesphere all’interno del panorama thrash death di oggi.
Bene, si inizia: il paradiso è pronto a cadere!
Basso prepotente e chitarra danno il via a “Heaven Is Ready To Fall” ma la voce non è in grado di competere con quella esaltante di Jacob; Joller si presenta come un ragazzino senza arte ed esperienza, senza carisma vocale, monotono e tendente a irrigidire col suo growl i testi, voce sporca, forse più adatta ad altri generi, che fa rimpiangere i bei vecchi tempi.
A seguire, “Lies And Deciet” e “Damned Below Giuda” tratte dall’ultimo lavoro, che poteva strappare consensi ma che dal vivo non ha resa, proprio perché, pur slegandosi dall’immagine del passato, appartiene ad una band che, oltre a qualche raffinatezza, non ha molto da dire; la parte strumentale risulta discreta, i giochi di chitarra sono ben coordinati e si legano agevolmente con il basso pesante e veloce, evidenziando il feeling tra i musicisti.

La maggior parte delle canzoni successive viene presa dall’album “The Sickness Within” (2004), come “The Comming Caos”, “Murderous Intent”, “Sickness Within” e l’ultima traccia “Reaper Of Life”.
Fine. Le aspettative sono state deluse, una band che ha ragione di esistere, ora come ora, solo per il suo passato, per il sound che li ha creati e fatti conoscere: lo show per loro è finito!
Il locale imbarazzantemente si svuota e ci si domanda se il pubblico presente sia impazzito o più verosimilmente sia composto dalle nuove leve attratte più dall’immagine che dalla musica, ma poco importa, gli dei stanno per arrivare e conquistare tutti!
Le note di “Death Conquers All” violentemente scuotono e smembrano i partecipi, ecco i Dismember: padri del death e idoli che non smentiscono la loro bravura!!!
La voce di Matti Kärki si trasforma in un fiume di distruzione, energia incontrollabile capace di scuotere l’intero locale, sostenuta dal nuovo batterista che, pur essendo molto giovane, sostituisce a pieno titolo lo storico Fred Estby, che lasciò la band l’anno scorso; chitarre e basso diventano un’unica entità che muta in continuo e conduce in frenesia!
Non potevano mancare i classici come “Skinfather”, “Skin Her Alive”, “Bleed For Me” così importanti da essere oramai dei veri e propri inni; dopo una piccola pausa lo spettacolo ricomincia con la medesima intensità, fino a raggiungere l’apice alla fine con “Override Of The Overture”, prima canzone del primo album “Like An Ever Flowing Stream”, annata 1991:
At the end
I’m still so cold inside
Once again
I would like to share my memories of life

Non ci sono più parole!
Solo lividi e l’entusiasmo di aver visto una band potente e competente come i Dismember, in grado di emozionare e annientare!

Show me
The realm where nothing dies
If such a place exists
Please guide my eyes

Scroll To Top