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Fiato alle cornamuse!

Serata gelida, fuori. Tutt’altra temperatura all’interno dell’Alcatraz di Milano dove la scena è per tre band che hanno attraversato l’oceano per la parentesi europea dei loro tour.

Primi ad apparire sul palco in attesa della grande affluenza sono i Mahones che sfruttano appieno la mezz’ora a disposizione per proporre le loro sonorità celtic punk, apprezzate dai presenti almeno quanto la fisarmonicista Katie McConnell (leggasi: molto).

È poi il momento dei Sick Of It All di Lou Koller, che da quando tocca il microfono non smette di gridare un secondo. Il contrasto del loro hardcore punk con le sonorità di Mahones e Dropkick Murphys si sente tutto: 0% armonia, 100% grezzume. I fan apprezzano, ma nel complesso il pubblico ormai numeroso non si lascia coinvolgere più di tanto nonostante gli incitamenti non manchino e la prestazione sia di buon livello.

Al momento del cambio palco si può ammirare l’Alcatraz ai limiti del tutto esaurito. Con bandiere irlandesi, maglie verdi e pinte alla mano sulle note di una lunghissima intro celtica si intona a gran voce: “Let’s go Murphys, Let’s go Murphys!”. I bostoniani non si fanno attendere e all’accendersi delle luci si parte, con “Famous For Nothing”.
Tutta la band è in gran forma: uno via l’altro regala dal vivo tutti i successi e qualcosa in più. Con un volume esagerato scaricano sui presenti anche tre-quattro canzoni alla volta senza sosta. I sette cambiano al volo gli strumenti e passano con disinvoltura dai pezzi più tirati a quelli più melodici senza far mancare lo strumento giusto al momento giusto: cornamusa, banjo, tin whistle, fisarmonica. E poi Al Barr e Ken con le loro voci a guidare il carrozzone.

Il fiato non manca mai e i Dropkick dal vivo sanno dare verve ai loro pezzi senza che si discostino troppo dalle album version. Il pubblico ha esattamente quello che si aspettava e dimostra di apprezzare particolarmente gli estratti da “The Warrior’s Code” (“Sunshine Highways”, “Citizen C.I.A.” e così via).
Nel finale è concesso alle fanciulle in sala di salire sul palco. Poco alla volta Ken viene circondato da una sessantina di ragazze e baciato mentre intona la coinvolgente “Kiss Me, I’m Shiftfaced”.
Con i bis arriva anche per i maschietti l’occasione di partecipare allo show ed il concerto si chiude con il palco gremito di fan.

Ci si avvia verso casa appagati, nella testa festose melodie irlandesi. E nel frattempo se le orecchie fischiano ancora e la gola è secca… sotto con un’altra pinta!

Famous for Nothing
The State of Massachusetts
Johnny, I Hardly Knew Ya
(F)lannigan’s Ball
Sunshine Highway
Heroes From Our Past
Bastards on Parade
The Spicy McHaggis Jig
Echoes On “A” Street
God Willing
Buried Alive
Surrender
The Auld Triangle
The Warrior’s Code
Citizen C.I.A.
Fields of Athenry
Captain Kelly’s Kitchen
The Gauntlet
The Dirty Glass
Forever
Worker’s Song
Love & Family
Barroom Hero
Kiss Me, I’m Shitfaced

Encore:
Shipping Up to Boston
Skinhead on the MBTA
Boys on the Docks

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