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Fight Sound: Octopus VS Rezophonic

È sera tardi, in un locale di Milano. L’atmosfera è cupa: nera ma di un nero caldo, elettrico.
Inizia ad arrivare il pubblico – curioso, assetato di rock.
In pochi sanno chi suonerà stasera – nulla fa capire chi salirà sul palco – ma è nell’aria: il rock sarà protagonista.
Ci si aspetta un duello. Quarta regola del Fight Sound: suonano soltanto due gruppi alla volta.
Tra il pubblico passa silenzioso un manipolo di musicisti, la curiosità cresce.
Qualcuno riconosce Cristina Scabbia dei Lacuna Coil, qualcun altro Olly dei The Fire.
Al tavolo accanto al mio si ferma a parlare il batterista Mario Riso, mente dei Rezophonic: il progetto che unisce buona musica indipendente ad un’iniziativa benefica.
Iniziano a circolare ipotesi sulle due band – Sesta regola del Fight Sound: solo durante il live le band del Fight Sound hanno un nome – qualcuna verosimile, altre un po’ meno.
All’improvviso tutto si fa buio, una voce fuori campo detta le otto regole del combattimento.
Il pathos sale, l’aspettativa cresce a al culmine della curiosità salgono sul palco tre musicisti.
Qualcuno li riconosce subito, altri aspettano la presentazione.
Sono Reepo, Garrincha e Zed: gli Octopus, formazione funk’n’roll milanese.
Il concerto entra subito nel vivo e l’energia dei musicisti conquista da subito il pubblico, riempiendo in fretta i canonici due metri sotto al palco.
Le troppe smorfie di Reepo (chitarra e voce) non riescono a distrarre dall’energica musica. La curiosità del pubblico, adesso per metà sazia, ha fatto spazio ad una gran voglia di muoversi e di lasciarsi scorrere il funk nel sangue.
Il concerto degli Octopus è forse un po’ breve e di nuovo il palco si svuota di musica e si riempie di mistero.
A chi tocca adesso suonare?
Salgono sul palco i Rezophonic. Chi si aspettava una band tradizionale è un po’ sorpreso: per tutto il concerto si alterneranno sul palco – in formazioni in continuo divenire – una ventina di musicisti. Ognuno arriva da storie e da generi musicali diversi, unica costante Mario Riso: alla batteria per quasi tutto il concerto.
Si passa dalla voce di Cristina Scabbia a quella di Olly, dal punk-rock degli FFD al cantautorale Diego Mancino, dalla voce poderosa di Gianluca Perotti – della band thrash metal Extrema – a quella più leggera di Ranzani dei Movida, dalla voce femminile e limpida di Eva Poles (Prozac+) a quella heavy di Pino Scotto. Sul palco salgono anche William Nicastro e Fabio Mittino che si lanciano assieme a Riso in un brano strumentale da brivido: il momento musicale più denso forse di tutto lo spettacolo. Tra gli altri di nuovo Marco “Garrincha” Castellani, Gianluca Battaglion e altri ancora… troppi per ricordarli tutti.

I momenti topici sono stati molti: a partire dal duetto Olly-Scabbia su “Can You Hear Me?” all’amarcord “Acida” cantata da Eva dei Prozac+; largo spazio è stato dato ai Movida. Solo due sono stati i momenti in cui Riso è sceso dal palco: un brano solista di Mancino, voce e chitarra, ed un brano – sempre voce e chitarra in solo – di Olly.
Un fremito di sconforto ha assalito il pubblico – ormai respirante rock – quando Cristina Scabbia ha annunciato di voler proporre un brano “un po’ truzzo” e “un po’ tamarro” evocando addirittura un nome da hit parade estiva.
Ma il fremito si è trasformato in sospiro di sollievo e subito dopo in un coro divertito dei non-più-ventenni presenti: il temuto brano era in realtà una soprendente reinterpretazione di “You Spin Me Round”.
Da ricordare anche i semi-comizi metal-logorroici del grande Gl Perotti interrotti dagli stessi musicisti impazienti di tornare a suonare, e sfumati in un growl rassegnato.
Una grande serata insomma, piena di energia e di divertimento, conclusa da una corale interpretazione di “L’Uomo Di Plastica”: singolo dei Rezophonic dedicato alla AMREF e al progetto benefico “Per offrire da bere a chi ha veramente sete”.
Non c’è dubbio che uno spettacolo musicale a 360 gradi come questo – al di fuori di qualsiasi schema – abbia in certi momenti esaltato solo una parte del pubblico scontentandone un’altra, per fare subito dopo l’opposto.
Però man mano che il concerto proseguiva, l’atteggiamento si scopriva sempre meno rigido, teso solo a partecipare al puro divertimento di un cantautore che osa fare musica assieme ad un growler.
La passione ed il divertimento degli artisti sono state costanti; il pubblico l’ha sentito, apprezzando la serata.
L’ottava e ultima regola del Fight Sound: se questa è la vostra prima sera al Fight Sound, dovete saltare! Questa è la musica che vogliamo sentir scorrere nelle nostre città.

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