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Figure di donna all’alba di Hollywood: Silent but loud

Nella Hollywood degli albori i ruoli femminili sono ancora spesso limitati agli stereotipi della femme fatale, un po’ eredità del teatro europeo (dove la maggior parte dei registi e degli autori si sono formati) e del vaudeville. Quello che ancora manca è la figura di una donna che seppur forte non perda i suoi tratti dolci e puri della bellezza e sensibilità femminile, capace di incarnare ideali di purezza e delicatezza e di liberare la donna-attrice hollywoodiana dalle attenzioni quasi totalmente fisiche-sessuali del mondo maschile. Un’alternativa seria, insomma, alla donna ammaliatrice ma comunque “oggetto”.
Theda Bara o Gloria Swanson dividevano lo scettro di figura divistica con Rudy Valentino ma il divismo femminile è ancora relegato in una certa idea di donna e personaggio piuttosto monocorde.

Se la prima diva del cinema americano Mary Pickford, si impegna ad abbattere questa monotonia, sarà proprio un regista (o forse meglio dire IL regista), David Wark Griffith, ad introdurre un nuovo esempio di attrice e di personaggio femminile che ha le sembianze della dolce e innocente Lilian Gish, nata a Toronto nel 1893, destinata a diventare la sua attrice feticcio. Simbolo di purezza e grazia, la Gish incarna la forza della femminilità lontana dalla sensualità quasi torbida dei personaggi della Bara (da questo momento in poi notevolmente in declino) ma molto più vicino alle milioni di donne americane che vedevano in lei il ritratto perfetto della donna comune che non ha bisogno di profumi o gioielli per affermare la sua femminilità e far innamorare. Una sensualità molto più profonda, basata sui caratteri semplici ma potentissimi dei sentimenti: se questo tipo di donna ai nostri giorni sembra puerile e quasi arrendevole non è certo così per il cinema americano anni ’20 che si innamora completamente della delicata bellezza della Gish, della giovane fanciulla semplice e sensibile.

Il film che, neanche a farlo apposta, consacra questo nuovo modello di donna e attrice al cinema, lo gira proprio Griffith con la Gish. O forse sarebbe meglio dire per la Gish. “Giglio Infranto” (1919), che segue “Nascita di una Nazione” (1915) e “Intolerance” (1916), racconta l’amore impossible della tredicenne Lucy (interpretata straordinariamente dalla Gish che all’epoca aveva 10 anni in più del suo personaggio), figlia di un ex-pugile fallito e alcolizzato, e Cheng Huan, giovane buddista venuto dalla Cina ma amareggiato dalla brutalità della vita locale. Griffith ama da sempre raccontare storie epiche e se “Giglio Infranto” non è epico certamente nella forma lo è nei contenuti: denuncia della violenza della società contro i deboli, raccontata nella cruda, realistica, più che mai tragica realtà, senza sconti, senza omissioni, senza smussamenti. La realtà dello squallido quartiere in cui Lucy e Cheng si amano è esattamente così come si vede nell’opera di Griffith.
[PAGEBREAK] Che importanza ha in questo contesto la Lucy Borrows di Lilian Gish? Certamente si sposa perfettamente con il realismo esasperato del capolavoro di Griffith. È difficile pensare ad un altro personaggio, un’altra attrice nei panni di Lucy. Il realismo della storia fa nascere l’esigenza di costruire un personaggio reale, concreto, esistente, in cui tutti possono vedersi e identificarsi. I personaggi non possono più essere sconnessi dalla realtà del racconto ma devono inserirvisi perfettamente, il film non è più costruito intorno al divo ma è il divo che si deve adattare al film: un concetto quasi rivoluzionario!
“Giglio Infranto” supera le aspettative dell’epoca diventando uno dei maggiori successi di Griffith (e uno dei pochi a non creare troppe polemiche) e consacra Lilian Gish come autentica star.

Lilian Gish continua a lavorare con il suo maestro: “Agonia Sui Ghiacci” (1920) e soprattutto “Le Due Orfanelle” (1921), ultimo successo della carriera di Griffith in cui la Gish recita accanto alla sorella minore Dorothy (nata nel 1898). Entrambi i film mettono al centro della storia l’immagine di donna che Griffith ha molto chiara in mente: Anna (protagonista di “Agonia Sui Ghiacci”) e le due sorelle Hanriette e Louise de “Le Due Orfanelle” sono personaggi femminili che affrontano le avversità con onore e con umiltà, possono sembrare donne sottomesse ma al contrario reagiscono alla vita in modo dignitoso e vi si abbandonano senza la falsa illusione di doverla combattere.

È un tipo di ruolo che può farci storcere il naso, che ci sembra sciocco e banale, dopotutto sono passati più di 80 anni, le correnti femministe e l’emancipazione hanno rivoluzionato il mondo femminile, ma quel che è importante comprendere è che da “Giglio Infranto” in poi la donna a Hollywood non è più una peccatrice (che magari qualche volta si pente come “La Donna di Parigi” di Charlie Chaplin del 1923), non ha più colpa, si disintossica di quella figura biblica di Eva così scomoda e poco dignitosa. La donna a Hollywood varca i confini della pura fantasia di celluloide, si fa più sensibile e soprattutto più vera.

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