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Filipino do it better!

Un evento thrash metal coi fiocchi, quello organizzato al Blackout Club per la data romana degli storici Death Angel. Ben cinque band di apertura per una serata che si profila davvero intensa. Le danze hanno inizio alle 20 con l’esibizione dei primi gruppi di supporto, esibizioni che purtroppo il vostro amichevole recensore di quartiere è costretto a perdere causa l’orario non felicissimo per i pochi sventurati lavoratori domenicali come me.

Arrivo nel locale per le 22, appena in tempo per gustarmi il minuzioso linecheck dei thrasher greci Suicidal Angels, ultima band prima degli headliner Death Angel. Il gruppo, capitanato dal chitarrista-cantante Nick, è quanto di più thrash si possa immaginare: capelli lunghissimi, cinture di proiettili e rigorose sneaker d’ordinanza ai piedi, il tutto coadiuvato da uno sfrenato headbanging a tempo studiato nei minimi particolari. Il loro show è potentissimo, figlio di un retaggio culturale e musicale chiaro: thrash old school come unica via di vita. Circa 40 minuti di furia sfrenata dove i nostri energumeni ellenici riescono a proporci un mix di brani tratti dalla loro intera discografia.

Il pubblico comincia a farsi sempre più numeroso minuto dopo minuto fino a riempire l’area del non grandissimo Blackout Club, pochi minuti prima dell’esibizione dei Death Angel. La band sale sul palco con anticipo rispetto alla tabella di marcia che li voleva on stage per mezzanotte inoltrata. Un pezzo di storia del thrash metal Bay Area si palesa davanti i nostri occhi e uno tsunami di watt viene liberato dagli amplificatori. La bolgia si scatena.
La formazione dei thrasher filippinoamericani non è la stessa dell’ultima calata italica, pressoché la formazione storica eccezion fatta per Ted Aguilar entrato in squadra nel 1992 al posto di Gus Pepa. Due le defezioni in questo “Sonic Retribution Tour 2011″ a sostegno della nuova fatica in studio “Relentless Retribution”: il batterista Andy Galeon sostituito da Will Carroll e il bassista Dennis Pepa sostituito dal fulvo Damien Sisson. Meno occhi a mandorla ma tantissima energia on stage.
I nostri iniziano a scaldare l’atmosfera con “I Chose The Sky”, brano tratto dall’ultimo album. Il frontman Mark Osegueda sembra davvero in ottima forma, non smetterà mai infatti di macinare chilometri sul palco dimenando i suoi lunghissimi dred a suon di headbanging.
Cinque i brani tratti da “The Ultra-Violence”, disco tra i più importanti del genere, acclamati con vere e proprie ovazioni dalla platea romana che non si è di certo lesinata in poghi, moshpit e stagediving per la gioia della band che ha risposto con una lunghissima e intensa setlist. Una scaletta che oltre agli ottimi brani del repertorio del gruppo è riuscita a regalarci due gustose cover, come “Purgatory” degli Iron Maiden e una stupenda “Heaven And Hell” dei Sabbath in un meddley con “Bored”.

I Death Angel si confermano una realtà solidissima in ambito live, una band che dopo quasi trentanni di onorata carriera riesce a dare sul palco ancora sangue, sudore e lacrime. Chapeau!

Suicidal Angels

Reborn In Violence
Bleeding Holocaust
Dead Again
Violent Abuse
Beggar Of Scorn
…Lies
Search Of Recreation
The Life Of Resurrection
Final Dawn
Apokathilosis

Death Angel

I Chose The Sky
Evil Priest
Buried Alive
Mistress Of Pain
Claws In So Dee
Seemingly Endless Time
This Hate
Relentless Revolution
Truce
Purgatory
Vel Of Deception
Opponents At Sides
Bored/Heaven And Hell
Thrashers
Kill As One

Encore:
Lord Of Hate
River Of Rapture
The Ultra-Violence/Thrown To The Wolves

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