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Filippo Tommaso Marinetti e il torpedone

Nel 1909 fu pubblicato a Milano il Manifesto del Futurismo. Nel 2009 il capoluogo lombardo festeggia il centenario della corrente artistica guidata da Filippo Tommaso Marinetti con una serie di iniziative. Sempre nel 2009, Elio, quello delle Storie Tese, sbeffeggia il futurismo nel suo spettacolo “Elio e i fu… turisti”, inserito nel cartellone della ventunesima edizione del Festival di Villa Arconati (Bollate – MI).

Elio si presenta sul palco con parruccone e occhialoni, una specie alter ego di inizio ’900 del Caccamo di Teocoli. Si tratta della nemesi del napoletano, in realtà, visto che il protagonista della serata è un neo-futurista aggregatosi alla spedizione, guidata da Marinetti, volta ad uccidere il chiaro di luna. Il combattivo plotone, dinamicamente proiettato oltre la cultura del tempo, si propone infatti di schiacciare i legami romantici e passatisti tipici del sentire italico.

Con un’ironia non troppo velata, Elio narra le gesta del fantozziano torpedone partito da Milano e diretto a Napoli. La storia si divide tra brevi narrazioni dallo stile documentaristico e poesie in musica. Le dieci canzoni proposte riflettono il classico stile canoro di Elio, con rime improbabili, onomatopee a profusione e situazioni divertenti, ma in questo caso sono accompagnate da un ambiente musicale molto diverso dal solito. Al posto del rock progressivo della sua band, troviamo percussioni, contrabbasso, fisarmonica, chitarra acustica/mandolino e clarinetto.

L’orchestra accompagna benissimo le gesta futuriste con una prestazione spassosa e gradevole, tanto quanto impegnativa. Il maestro Danilo Grassi, in particolare, si dimena tra ogni tipo di percussioni, dalla bicicletta (!) al triangolo, passando per i soliti piatti e tamburi. Il suo operato, come quello di Corrado Giuffredi, Giampaolo Bandini, Enrico Fagone e Cesare Chiacchiaretta, è così imprevedibile da costituire a tutti gli effetti una voce nel caleidoscopico racconto futurista.

L’ora di viaggio in torpedone, per fortuna, non conclude lo spettacolo. Seguono infatti reinterpretazioni di classici del futurismo, come “Ma Cos’è Questa Crisi?” di Rodolfo De Angelis, sagacemente attualizzati. Chiudono uno spettacolo inusuale, sorprendente e graditissimo, le massime di Filippo Tommaso Marinetti sulle donne. Il cervello è un motore aggiunto e inadatto allo chassis della donna che ha per motore naturale l’utero. Il cervello sforza, sfascia e deforma la donna che lo porta.

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