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Film per amore e per passione in quel della Brianza

Quasi 150 comparse, location sparse in tutto il Nord Italia e una storia che ruota attorno alla figura di un giovane seminarista scomparso prematuramente. Non si tratta di una nuova fiction televisiva, ma di “Voglio Essere Profumo”, un lungometraggio che – complice una piccola casa di produzione, la Grilli Perego Grilli – sta coinvolgendo decine di persone della Brianza. Il tutto con un budget minimo, grazie alla partecipazione volontaria sia del cast artistico che di quello tecnico, e con la volontà finale di devolvere l’intero ricavato in beneficenza. E proprio durante una delle giornate di ripresa, nell’atmosfera rarefatta del Seminario Arcivescovile di Venegono, abbiamo incontrato la troupe, qualche attore, il regista e, in compagnia del produttore Giancarlo Grilli, abbiamo ripercorso la storia di questo film, che ha tutto il sapore di un piccolo caso cinematografico.

Parliamo della figura attorno a cui ruota questo film…
Il giovane seminarista da cui è tratto il film, originario di Lissone, è morto a soli 24 anni a causa di una malattia del sangue, prima di diventare prete. È un personaggio molto conosciuto in Brianza e sembra sia addirittura in corso un processo di beatificazione. Sicuramente ha lasciato il segno. Il film, però, non racconta tanto la sua vicenda quanto più quella di alcuni giovani che, dall’incontro con lui, ricevono una sorta di dono e riescono a dare nuovo significato alla propria vita.

Non è dunque una fiction-documentario su questo personaggio?
No. Lui appare in qualche scena, certo, ma i protagonisti sono proprio i cinque ragazzi, tra cui troviamo per esempio una suora che sta vivendo una crisi religiosa, e un giovane e rampante ingegnere che, dopo una profonda delusione d’amore, decide di cambiare vita e andare ad abitare in un rifugio in montagna.

Da cosa deriva il titolo “Voglio Essere Profumo”?
Prima di tutto trae spunto da una poesia scritta da Alessandro, ma è anche un’allusione al profumo della vita che lui emana e che permetterà ai cinque protagonisti di trovare la serenità.

Com’è nata la vostra casa di produzione?
Quattro anni fa, mio figlio, essendo educatore, ha voluto sperimentare una nuova attività creativa con i suoi ragazzi. Ed è così che si è inventato un piccolo film. A partire da questo, abbiamo creato un gruppo – non una vera e proprio casa di produzione – formato da tre persone. Il nostro primo lavoro è stato un film ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale e tratto da una storia vera avvenuta a Lissone. Il prodotto, realizzato in maniera amatoriale, è piaciuto: abbiamo realizzato 600 dvd, che sono stati tutti venduti, e quasi dieci serate nei cinema della zona.

“Voglio Essere Profumo” è un bel passo in avanti dal punto di vista dell’impegno produttivo…
Sì, per molti motivi. Uno fra di tutti la necessità di attenerci alla realtà, e di rendere il film il più credibile possibile. Così abbiamo ingaggiato anche tecnici video e audio, tutte persone che lavorano volontariamente. Lo stesso per il cast: 6 attori principali, 20 comprimari, e centinaia di comparse, per vere e proprie scene di massa. [E con noi a Venegono c’erano Fabio Sironi, che interpreta il seminarista attorno a cui ruota il film, e Simone Farina, suo fratello nel film, ndr.] Un altro grande impegno riguarda le riprese, che si sono svolte e si svolgeranno in diverse location, come quella di Venegono dove ci troviamo oggi, ma ci siamo spinti sul Lago di Como e presto andremo fino in Piemonte.

Qual è il valore dei luoghi in questi film?
I luoghi sono fondamentali prima di tutto per la trama, come il Seminario di Venegono. E proprio a proposito di questa location, mi fa piacere poter dire che si tratta della prima volta che vengono concessi questi spazi per delle riprese cinematografiche.

Qual è lo scopo di questo film?
Noi vogliamo, prima di tutto, dimostrare che per creare un’opera cinematografica sono sufficienti risorse limitate. Il nostro budget iniziale ammonta a soli 25-30mila euro. La cultura, insomma, può essere fatta con molto fatica, certo, ma con pochi mezzi. L’altro scopo di questo film sta nel contenuto stesso: proporre un film che fosse sì divertente – grazie in particolar modo ad alcuni personaggi – ma che, nel contempo, trasmettesse un messaggio importante.

A quando il film completato?
Entro luglio finiremo le riprese. Un tempo molto lungo ma che è dettato dal fatto che possiamo girare solamente durante il nostro tempo libero. Poi inizierà il processo di post-produzione, in cui, fortunatamente, non è incluso il doppiaggio, dal momento che stiamo girando in presa diretta. Ci piacerebbe riuscire a proiettarlo per Natale, ma già prevediamo che non sarà pronto prima di gennaio. Poi il film sarà distribuito nei cinema che proiettano in digitale. Essenziale, in tutto questo, il contributo delle amministrazioni comunali, in primis Lissone e Biassono. Ma contiamo anche su alcuni sponsor privati. Qualsiasi utile, poi, andrà in beneficenza, come avvenuto già con lo scorso film, quando abbiamo donato i fondi a una missione in Togo che si occupa di bambini lebbrosi.

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