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Filmare il teatro

Nel dicembre del 2007 uno sciopero degli autotrasportatori impedisce alle scenografie e ai costumi della “Trilogia della villeggiatura” diretta da Toni Servillo di raggiungere il teatro Mercadante e l’insolito debutto napoletano spogliato viene raccontato da Massimiliano Pacifico nel breve “Cafsob” (prima parteseconda parteterza parte).
La “Trilogia” di Carlo Goldoni rimane in tournée per quasi quattro anni e va in scena per ben 394 repliche non solo in Italia ma anche negli Stati Uniti, in Canada, Francia, Russia, Turchia, Polonia e Spagna.

A seguire le tappe della tournée estera — attraverso ore e ore di riprese poi asciugate al montaggio — è stato di nuovo Massimiliano Pacifico: dopo l’anteprima al Torino Film Festival e le proiezioni al Valle occupato di Roma e al Piccolo di Milano, il suo documentario “394 – Trilogia nel mondo” uscirà in dvd nella collana Feltrinelli Real Cinema.

Come è nata e di chi è stata l’idea di girare il documentario?
Già da alcuni anni il mondo del teatro mi incuriosiva. La mia collaborazione con Teatri Uniti era più orientata sulle produzioni cinematografiche ma ho avuto la fortuna di poter partecipare alle riprese per la televisione del precedente spettacolo di Servillo, “Sabato, domenica e lunedì”.
Il film era diretto da Paolo Sorrentino e io ho potuto apprezzare da vicino l’incredibile umanità di quel gruppo di attori che per due settimane recitava durante il giorno per le riprese e la sera per il pubblico del teatro Mercadante. Quando, anni dopo, il produttore Angelo Curti mi ha chiesto di seguirli in quella che sarebbe poi diventata una splendida tournée internazionale non ho esitato un minuto.

E il precedente “Cafsob” invece?
“Cafsob” fu una situazione totalmente estemporanea. Era in corso lo sciopero degli autotrasportatori e noi tutti ne guardavamo le conseguenze nella vita quotidiana. Il teatro, come molte altre attività, ne subiva gli effetti e quasi tutti gli spettacoli furono rimandati. Toni Servillo e la sua compagnia decisero coraggiosamente di voler andare in scena comunque e fui chiamato da Angelo Curti a filmare quanto accadeva. Devo dire che l’accoglienza del pubblico fu straordinaria e ricordo con emozione il discorso, insolitamente prima dello spettacolo, che Servillo fece al pubblico.

Perché con “394” avete scelto di concentrarvi sulla tournée estera?
Scegliere di raccontare solo la tournée estera è stata una decisione presa fin dall’inizio. Ogni tournée è bella e intensa ma naturalmente quando gli attori si trovano in teatri come il Berliner Ensemble oppure in certi luoghi importanti per il teatro, penso ad esempio alla Russia o alla Polonia, allora tutte le emozioni, le sensazioni, gli stati d’animo diventano mille volte più accentuati.
[PAGEBREAK] Il materiale video raccolto in tournée ma tagliato al montaggio resterà inedito?
Non del tutto. Stiamo lavorando a una ricchissima sezione di contenuti speciali che faranno parte del dvd edito da Feltrinelli: posso anticipare la presenza di estratti dello spettacolo e scene che non sono entrate nel final cut del documentario.

Immagino che abbiate usato un’attrezzatura il meno possibile invasiva. Che tipo di videocamere avete scelto?
Da questo punto di vista devo dire che è stata fortunata la collaborazione con Diego Liguori: oltre ad aver attrezzato una semplice Panasonic, Diego ha scelto anche la seconda camera da utilizzare in esterni, una piccola Canon Hdv con una lente grandangolare aggiunta.

Come avete realizzato le riprese all’interno dei teatri durante gli spettacoli, specialmente degli spettatori e di quelli addormentati?
La nostra idea era quella di essere sempre pronti a riprendere in qualsiasi momento perché non sai mai cosa ti può accadere di rilevante per il film. In quella situazione eravamo intenti a riprendere lo spettacolo quando abbiamo notato questa insolita situazione degli spettatori addormentati. E cosi abbiamo rivolto l’obiettivo della macchina nella direzione opposta. In questo è stato bravissimo Diego Liguori, si è adattato subito al nuovo contesto portando così a casa del materiale prezioso.

Montando il film avevate in mente un pubblico di riferimento? E se sì, pensavate a chi ha visto lo spettacolo a teatro o a chi invece non lo conosce e ne vede magari per la prima volta dei frammenti proprio nel documentario?
Ci siamo posti la questione e abbiamo deciso fin dall’inizio che nel documentario sarebbero stati inseriti frammenti dello spettacolo. Sapevamo comunque che questi frammenti non sarebbero mai potuti essere esaustivi e mai avrebbero restituito l’emozione – che è e rimarrà sempre unica – di chi ha visto lo spettacolo a teatro.
Ci sembrava però naturale che nel film si vedesse anche la vera materia del racconto e che lo spettatore capisse il vero motivo di quel girovagare. Abbiamo deciso di utilizzare solo immagini dello spettacolo riprese dalle quinte, e non la classica ripresa frontale, offrendo così allo spettatore la nostra stessa prospettiva.

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