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Filumena Marturano: De Filippo in tv con la firma di Massimo Ranieri

Partiamo da quel che non si vede, partiamo dalla musica: per la sua versione televisiva di “Filumena Marturano” di Eduardo De Filippo, andata in onda su Rai1 martedì 30 novembre in prima serata, Massimo Ranieri coinvolge il Maestro Ennio Morricone. Ridurre una colonna sonora a commento, a verniciatura uditiva delle immagini è sempre uno spreco, il modo più avvilente di utilizzare la musica da film; prendere la tipica grandiosità passionale di Morricone usandola per sottolineare l’inattaccabile compiutezza di un testo di De Filippo appare non solo un’operazione superflua, ma rischia purtroppo di guastare il senso tanto limpido delle parole, di renderle stucchevoli.
I monologhi di Filumena chiedono davvero di essere sostenuti da un sottofondo musicale triste ed enfatico per essere chiari? E hanno realmente bisogno di essere tradotti per raggiungere una più piena comprensibilità?

La traduzione, già. Ranieri ha scelto di portare in televisione un De Filippo privato del napoletano a favore di un italiano che dovrebbe, nelle intenzioni, suonare più appetibile a un maggior numero d’orecchie. La vicinanza alla struttura del testo originale, a partire dalla suddivisione in tre atti rispettata anche dalle interruzioni pubblicitarie, rende quella di Ranieri una messa in scena onesta e piacevole: le modifiche linguistiche non toccano il cuore del racconto teatrale ma danneggiano l’efficacia di molte battute, appiattiscono le differenze tra i personaggi che, a parte qualche sfumatura d’accento, parlano – in maniera poco credibile – tutti allo stesso modo, e svuotano di significato il breve scontro verbale tra Filumena e Diana, la giovane amante di Domenico.

Il compito, in ogni caso, è stato dignitosamente eseguito, con un riscontro più che buono sul versante degli ascolti (quasi 6 milioni di telespettatori).
Mariangela Melato è una Filumena nervosa e affilata, il Domenico Soriano di Massimo Ranieri, pur senza picchi d’interpretazione, risulta adeguato. Il bilanciamento di comico e tragico è un problema che la regia si pone solo in parte, curando di non lasciarsi mai andare in una delle due direzioni e preferendo mantenere scene e attori all’interno di una cornice molto corretta e po’ opaca, nella quale a nessun elemento è consentito di prevalere. Agli spettatori, in attesa dei prossimi appuntamenti, resta una versione della “Filumena” di De Filippo rassicurante e riconoscibile, benché italianizzata, e fin troppo impersonale.

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