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Fiori con i denti

Gli Oh-Sees sono l’ultima incarnazione delle contorte fantasie di John Dwyer da San Francisco; gli amanti del sommerso al solo sentirlo nominare si genuflettono, ricordando gli incendiari 1-2-3-4 dei Coachwhips, il punk noise dei Pink And Brown e la partecipazione ai progetti dei terroristici Hospitals.

Cosa succede con gli Oh-Sees? Non si tratta di una prosecuzione lineare dei progetti precedenti, anzi al contrario le esperienze passate vanno a depositarsi nel profondo, lasciando spazio a sonorità differenti, brandelli di un universo musicale che è anche simbolo di una condizione mentale: piccoli gioielli a bassa fedeltà di pop psichedelico fatto in casa, volendo usare una definizione piuttosto riduttiva.

I ragazzi offrono il suono diverso in maniera talvolta genuina, talvolta meno, ma riescono comunque a creare una piccola serra di melodie in cui i suoni tradizionali germogliano accanto a composizioni minimali, in un’atmosfera umida di riverberi e delay.

Gli Oh-Sees ovviamente non vivono delle sole meningi del buon JD; il quartetto presenta una formazione atipica: batteria (attualmente Mike Shoun), chitarra e voce del nostro Dwyer, un’altra chitarra (Petey Dammit) e, punto più importante, il contrappunto vocale della bella Brigid Dawson. Proprio la doppia voce, maschile e femminile, ha la funzione di straniare i cantati e invece di rafforzarli li rende rarefatti, contribuendo all’unicità del risultato.

Il gruppo sta vivendo un momento d’oro: sono usciti da poco il loro ultimo LP su Tomlab, un 7” su Awesome Vistas e uno split con gli straordinari Intelligence. La natura ambigua del quartetto, da un lato solare e orecchiabile e dall’altro sotterranea e conturbante, li sta portando all’attenzione di un pubblico piuttosto ampio e di radici che svariano dal weird punk all’indie più tradizionale.

Soffermiamoci velocemente proprio sull’ultimo full-length.

The Master’s Bedroom Is Worth Spending A Night In (Tomlab Records, 2008)
Grande pubblicità all’album è arrivata dal fatto che vi abbia collaborato Dave Sitek del famoso gruppo indie Tv On The Radio. Il lavoro sul suono è tanto maniacale da rendere difficile capire dove finisca il lavoro dell’artista e dove inizi quello del suono stesso, che si autogenera nello sfondo di questi piccoli fiori di psichedelia di fine decennio. La produzione è più curata rispetto alle registrazioni precedenti, si lascia molto più spazio alla musicalità, a metà strada tra bassa ed alta fedeltà. Scompare parte di quel suono ambientale che costituisce il fascino del gruppo, per lasciare spazio ad una fruibilità più ampia. A registrare e produrre c’è il geniale Chris Woodhouse da Sacramento, vero guru del punk/post-punk a stelle e strisce.

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