Home > Recensioni > Fires on the Plain

Era molto atteso qui alla Mostra di Venezia il nuovo film di Shinya Tsukamoto, “Fires on the Plain“, presentato in Concorso. E le attese sono state ampiamente ripagate. Il miglior film visto al Lido finora, con varie incollature di vantaggio sulla concorrenza.

Il regista giapponese, uno degli artisti contemporanei più interessanti e innovativi, devia leggermente dal suo percorso autoriale per raccontare l’orrore della guerra, sprofondandoci per un’ora e mezza in un girone infernale dove non c’è spazio per l’umanità, dove la bestialità primigenia riemerge in tutta la sua ferina brutalità.

Verso la fine della seconda guerra mondiale l’esercito di occupazione giapponese nelle Filippine sta rapidamente perdendo terreno, costretto a fronteggiare la resistenza locale e l’offensiva americana. I pochi sopravvissuti giapponesi, dopo che molti loro compagni sono stati uccisi, hanno oltrepassato la soglia di un mondo dove non ci sono amici, nemici o Dio. Il soldato Tamura (interpretato dallo stesso Tsukamoto) ha contratto la tubercolosi ed è stato abbandonato dal suo plotone. La sua odissea per cercare di far ritorno a casa lo segnerà per sempre.

Tsukamoto ha dichiarato che il film serve alla memoria del suo popolo: settant’anni di pace non devono far dimenticare quello che il Giappone e i giapponesi hanno vissuto ai tempi del secondo conflitto mondiale. Ma la bellezza del grande cinema è la sua universalità. Raramente la guerra ci era stata racccontata in maniera così realistica e allo stesso tempo così cinematografica.

Il regista ci porta all’inferno, con la sua interpretazione si fa carico dell’occhio spettatoriale, tutti noi siamo lì nella giungla filippina, in pericolo, spettatori di atrocità nemmeno lontanamente concepibili dalla nostra civiltà urbanizzata. Una guerrigliera filippina spara verso la macchina da presa, accompagnando le raffiche di mitra ad urla belluine, i fari che squarciano la notte ci feriscono e ci accecano: Tsukamoto punta tutto sulla totale empatia emotiva con la materia narrata e, grazie al suo incredibile talento, vince a mani basse la scommessa.

 

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Contro

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