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  • Fish: 13th Star

    Fish

    Data di uscita: 12-02-2008

    Loudvision:
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Just another day on the circle line

Un lungo, solitario viaggio nell’oscurità. Una fragile imbarcazione solca nel buio le minacciose acque di un mare in tempesta. E lassù una stella, la tredicesima. Oscura, terribile, implacabile. È lo splendido artwork di Mark Wilkinson che ci traghetta, non solo metaforicamente, nel tormentato universo del gigante scozzese. Un viaggio catartico in cui veniamo trascinati oltre la sottile, sottilissima linea di confine che separa l’artista Fish dall’uomo Derek William Dick, un percorso tumultuoso all’interno dei sentimenti e dei pensieri di un personaggio che non lascia spazio a mezze misure. Si può amare – e molti, moltissimi non lo amano, lo adorano. Si può odiare – e molti, moltissimi lo odiano fieramente. Un performer di livello superiore, un poeta dell’anima che ha segnato indelebilmente la storia ed il destino di una band, i Marillion, prima sedotta e poi abbandonata. Un percorso artistico solitario costellato da luci ed ombre, sviluppato lungo tredici episodi differenti tra loro, ma costantemente accomunati da una genesi che è tanto esorcismo dei propri demoni, quanto spirito di rivalsa. Un personaggio atipico, istintivo fino all’eccesso, il tuo miglior amico o il tuo peggior nemico, dipende dal momento. Rintanatosi nella natia campagna scozzese dopo aver assaporato il gusto del successo, quello vero, Fish per molti – forse per troppi- è ancora solo quello di “Kayleigh”, quello che “sembra tanto Peter Gabriel”, quello che “ma non era sparito dopo i Marillion?”. Per tutti loro, viene finalmente reso disponibile nel normale canale distributivo questo “13th Star”. Gli altri, i fans, lo possiedono già fin da Settembre, tra l’altro in una bellissima e generosa versione de luxe, in digi-pack racchiuso da un slip-case e complementato da un bonus dvd che ne documenta il making of . Gli alti, i fans, lo hanno già comprato tramite il sito di The Company, il fan-club, o al banchetto del merchandise durante i suoi concerti, incluse le tre date italiane di fine Novembre. Venendo ai contenuti musicali, molto semplicemente “13th Star” è il miglior disco di Fish da 10 anni a questa parte. Correva infatti l’anno 1997 quando un’ancora poco noto Steve Wilson produceva “Sunsets On Empire”, probabilmente il lavoro più completo e curato del gigante di Dalkeith. Non che i successivi “Raingods With Zippos”, “Fellini Days” e “Field Of Crows” fossero esattamente da buttare, ma è sufficiente un primo, sommario ascolto di “13th Star” per apprezzare la cura meticolosa riposta sia negli arrangiamenti sia nel lavoro di produzione, quindi un plauso al producer Calum Malcom, ma soprattutto al bassista Steve Vantsis, che per l’occasione si è calato nei panni di direttore artistico del progetto, con risultati oltremodo sorprendenti. [PAGEBREAK] Ciò che colpisce maggiormente, però, è l’intensità espressiva che emana l’opera: l’album affonda le proprie radici nell’aftermath della tormentata relazione che ha legato Fish alla promessa sposa, la cantante dei Mostly Autumn Heather Findlay. Una relazione tumultuosa ed altalenante, culminata con una drammatica rottura proprio alla vigilia delle nozze, a partecipazioni già inviate. “13th Star” nasce e si evolve sia dal punto di vista compositivo che da quello produttivo nel bel mezzo di questa bufera sentimentale che, ironia della sorte, finisce di percorrere quello che Fish stesso definisce “l’arco della curva” lo scorso 5 agosto: annullato il matrimonio, infatti, l’unica altra ricorrenza celebrabile era quella del lancio dell’album. Mossa cinica, dirà qualcuno. Sopravvivenza, dirà qualcun altro. Ma non è necessario conoscere tutti retroscena per percepire nelle note di “Dark Star”, di “Manchmal” oppure di “Arc Of The Curve” tutto il disagio esistenziale ed il turmoil interno dell’artista, e viene facile intuire come la magia di Fish stia tutta lì, in quel sapersi mettere a nudo, in quel darsi in pasto al pubblico e da questo arrivare alla catarsi.
Musicalmente parlando, il disco vive di contrasti forti. Quando pesta, pesta duro, più duro del solito, e sfodera influenze filo-industrial francamente inedite nel song-book fishiano: “Manchmal” è una rasoiata sia nei suoni che nei testi, “Square Go” esprime rabbia primordiale, “Open Water” è il grido disperato di un naufrago in balia della tempesta..
Quando i ritmi calano, è la malinconia che prende il sopravvento, anche in quei (pochi) brani non direttamente correlabili alle vicende di cui sopra: “Zoe, 25″ è la “Chelsea Monday” del nuovo millennio, “Miles De Besos” raccoglie i cocci di un’ennesimo cuore infranto e li incastra tra una suadente melodia acustica ed un commovente finale in crescendo.
Ma è “Dark Star” il capolavoro dell’album: esorcismo tradotto in musica, sette minuti che condensano in un unico brano l’intero mood di “13th Star”. Where do we go from here?

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