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Flogging Molly: Alle radici della musica

Quando si pensa alla musica Irish, ormai diffusa oltre le barriere nazionali, vengono subito in mente violini e fisarmoniche, tap dance e leggende celtiche, come quelle cantate da Altan, Lunasa o Clannad. Oppure la rabbia sociale di U2 e The Cranberries o le melodie sdolcinate dei The Corrs…
Invece la musica folk di stampo irlandese offre a volte sorprese inaspettate: sono piccoli gruppi, non ancora riconosciuti nel panorama mondiale, che fanno ottima musica da più di dieci anni e che fanno divertire e ballare un pubblico eterogeneo. Sto parlando dei bostoniani Dropkick Murphys, dei Mahones, e ovviamente dei californiani Flogging Molly, fondati a Los Angeles nel 1997 dal cantante e chitarrista Dave King, e dei quali leggete l’intervista qui sotto.
Le loro radici affondano nel rock tradizionale, nel country (vedi Johnny Cash), con uno spruzzo di reggae (Bob Marley è fra le influenze dichiarate di King) e di punk inglese (Joe Strummer su tutti).

Ve l’avranno già chiesto un milione di volte, ma da dove deriva il vostro nome?
Nathen: Ci siamo incontrati in un bar chiamato…Flogging Molly! (ride). Ci siamo incontrati in un bar a Los Angeles, chiamato Molly Malone, dove si è poi formata la band, ed era un po’come ‘farsi il culo al Molly Malone’s’, dato che ci abbiamo suonato ogni settimana per anni. Almeno, questa è la mia versione della storia. Dave poi voleva fare musica come i Dubliners con le palle degli AC/DC…beh, non che i Dubliners non le abbiano, ma il concetto era questo…poi ognuno può vederci quello che vuole, anche tu…

Cosa provate a fare musica Irish in un contesto americano? Non siete irlandesi ma suonate irish folk (un po’ come i Dropkick Murphys) e la comunità irlandese negli USA è molto forte. Come vi sentite ad affondare le vostre radici nel sound irlandese, ma fatto in America?
Matt: Ne sono contento, mi piace. Non lo vivo come un problema. Mi piace la musica irish da 15 anni, ancora prima di entrare nel FM, come musicista e come fan, e mi trovo a mio agio con essa. Non è una questione rilevante suonare musica irlandese in USA, dato che, se ti piace la musica, puoi suonare qualsiasi genere ovunque.
Nathen: Io non sento di suonare musica irlandese tradizionale ma di aver portato punk rock californiano nella band. Alcuni membri trovano naturale ispirarsi alle radici dell’Irlanda, come Matt che suona la fisarmonica, o Dave e Bridget, che potrebbero suonare musica celtica nel sonno. Ma io ho solo portato la mia energia personale e, quando sono entrato nei FM, non mi hanno mai detto: ‘Devi imparare a suonare la musica irlandese‘. Io ci ho portato la mia esperienza, e quello che mi diceva Dave, ‘sii te stesso e siamo tutti parte di ciò che facciamo’, è anche il motto generale dei FM.
Matt: Veniamo poi da vissuti personali differenti e abbiamo stili di vita diversi, che credo abbiano contribuito, con la loro complessità, a creare un’alchimia speciale nel Flogging Molly.

A cosa vi dedicavate prima di entrare nei Flogging Molly?
Matt: Io facevo un po’ di cose diverse… ad esempio, ero uno skater professionista. Ora cerco di farlo ancora, non tanto quanto vorrei, ma ci provo. Quando non sono in tour faccio sempre skateboard con mio figlio di 12 anni. È sempre parte della mia vita.

Hai lasciato lo skateboard per dedicarti alla carriera musicale o c’è stato qualcos’altro in mezzo?
No, o meglio, la decisione drastica è stata quella di suonare la fisarmonica, dato che non ho sempre fatto quello. Pensavo però che lo skateboard e la musica fossero collegati, ancora prima che la moda e le band del momento diffondessero questo connubio. Andavo in skate tutti i giorni per strada, quindi è stato quasi naturale che mi avvicinassi alle band punk. Lo skateboard è sempre stato parte integrante della mia vita. Per me fare skateboard e suonare è qualcosa di interdipendente, non vedo brusche rotture o cambiamenti. Lo stacco c’è stato quando ho deciso di suonare la fisarmonica.
Nathen: Io sono stato in diverse band dell’area di L.A.; ero un ragazzino di 17 anni e non facevo molto, tranne bazzicare qualche gruppo musicale punk. Avevo lasciato la scuola e frequentavo i miei amici, cercando di vivacchiare con diversi lavori e sperando di entrare in una band stabilmente.

Da dove prendete ispirazione per le vostre canzoni? Prendete spunto da leggende tradizionali, come fanno altre band dell’area irish-folk, o parlate di problemi quotidiani?
(Matt): Ah, è una domanda che richiede tempo…la maggior parte dei testi s’ispirano alle esperienze di Dave in Irlanda, ai suoi problemi da ragazzo e al suo senso di ‘straniamento’ per la terra natia. Ma molte altre, ovviamente, sono influenzate da ciò ci accade intorno. Gli eventi di oggi sono particolarmente sentiti dalla band e abbiamo scritto più di due canzoni a riguardo. Abbiamo sempre gli occhi aperti e, anche se non siamo un gruppo prettamente politicizzato, non possiamo fare finta di niente su certe cose, e se crediamo che ne valga la pena, portiamo alla luce il problema e ne facciamo una questione importante. (Nathen): Anch’io scrivo qualche canzone, e alcune riguardano il fatto di esorcizzare i propri demoni, esprimere le emozioni…poi, è naturale che ciò che capita all’esterno influenzi anche il tuo modo di essere.

Avete deciso di registrare “Float” in Irlanda e non in America: ritenete che questo abbia influenzato le sonorità dell’album?
Nathen, Matt: Certamente! Andavamo al pub tutte le sere, passeggiavamo per i prati, pestavamo cacca di mucche e pecore…(risata sonora). Se l’avessimo registrato a Los Angeles sarebbe stato diverso.
Matt: Ne parlavamo da tanto ma non avevamo avuto l’opportunità di farlo fino a “Float”. Pensavamo all’idea, che poteva essere buona per noi e soprattutto per Dave.
Nathen: Sono già passati 3 anni da “Float” e, anche se non leggo mai le recensioni, ti posso dire che il feedback continua ad essere positivo, visto che la gente si diverte ai nostri concerti ogni sera. E in qualche caso, come qui a Milano, l’audience continua a crescere!

[PAGEBREAK] Suonare dal vivo è forse la parte più rilevante del vostro lavoro e conta molto di più che per altri gruppi. Fra l’altro il vostro primo disco è proprio un live. Perché esibirsi dal vivo è così vitale per voi?
Matt: Credo che sia il modo migliore per sentirci una band a tutti gli effetti, è il modo in cui noi possiamo ‘brillare’ come combo, ed è anche un modo per rafforzare quel filo invisibile che unisce musicisti e fan e che ci lega a doppio giro con loro. Credo che si possa fare del proprio meglio dal vivo, dove dai proprio il massimo.
Nathen: Non abbiamo mai avuto la possibilità, come hanno avuto grandi band, ad esempio i Radiohead, di disporre di una grossa somma e dire: ‘Ok, andiamo in studio, prendiamoci tutto il tempo che ci serve per registrare e poi andiamo in tour’. Non siamo mai stati un gruppo da studio. Noi ci divertiamo di più a suonare dal vivo: siamo nati in un pub, in cui abbiamo suonato ogni lunedì sera per anni. Lo sapevano tutti, con il passaparola: non c’era Internet, niente locandine, la gente veniva e sapeva che ogni lunedì c’erano i Flogging Molly, e ogni weekend cercavamo di organizzare più date. Come ha detto Matt, è da qui che abbiamo iniziato ed è il modo migliore per esprimerci.

Infatti anche il vostro ultimo lavoro è un live, il doppio DVD “Live at the Greek Theatre”…
Nathen:
Sì, è uno spazio aperto, anche se c’erano delle sedie e il pubblico faticava a ballare…in effetti, non era l’ideale avere posti a sedere, ma per capire la fortuna di suonare al Greek Theatre devi essere un gruppo di LA: è impressionante, credimi. Tanti musicisti losangelini non hanno mai avuto la possibilità di tenere uno spettacolo in questo palazzetto (che potrebbe essere l’equivalente dell’Arena di Verona, per prestigio, ndr). Quando ci è stata data l’opportunità, eravamo così eccitati che non ci è importato nulla che ci fossero o no sedie. Eravamo a casa, con gli amici e i contatti giusti, quindi abbiamo accettato subito di registrare un momento così fondamentale della nostra carriera e in un luogo così unico.

Siete sette anime ma sul palco sembrate una sola…cosa tiene insieme delle persone tanto diverse per età, esperienze, cultura…?
Nathen: Naturalmente è la musica il collante del nostro gruppo. E poi il fatto di avere un leader come Dave King: non gli piace quando lo dico, ma se non fosse stato per lui, probabilmente noi sei non ci saremmo mai incontrati, dato che ci siamo conosciuti guardando lui. Le sue canzoni sono ciò che ci tiene uniti. Sei d’accordo Matt?
Matt: Sì, hai perfettamente ragione.

Ogni due anni fate uscire qualcosa di nuovo…state già lavorando al nuovo cd?
Matt:
Certo, Dave sta scrivendo qualcosa e dovrebbe uscire più o meno l’anno prossimo. Esce quando i Flogging Molly dicono ‘ok, è pronto’, e sentiamo tutti che è il momento giusto.
Nathen: Dopo che suoneremo al Fuji Rock, in Giappone il 1° agosto, ci prenderemo un bel po’ di vacanza fino alla fine dell’anno, per comporre. Ma non c’è nulla di programmato, ci prendiamo tutto il tempo che ci serve senza pressioni e sappiamo che è il modo migliore per essere produttivi. Dave tornerà a casa, andrà al pub, vedrà gli amici, prenderà ispirazione. Io scrivo sempre ma non tutte le canzoni che compongo vanno bene per i FM. Poi Dave ci dirà quando è pronto per riunire la band..speriamo alla fine di quest’anno, altrimenti l’anno prossimo!

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