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Flotsam & Jetsam: Detriti di Storia…

Signori, stavolta l’appuntamento è con la Storia con la S maiuscola. Stiamo parlando naturalmente della storia del thrash metal che, se ha visto il primeggiare di super band come Metallica, Megadeth e Slayer, certo non sarebbe mai esistito senza dei pionieri che in seguito sono rimasti un po’ nelle retrovie del genere, come Flotsam & Jetsam ed Exodus.

Fondati nel lontano 1981 da Jason Newsted, dopo alcuni cambi di monicker prendono ispirazione dal nono capitolo nel primo libro de “Le Due Torri” di J. R. R. Tolkien per scegliere il loro nome definitivo, Flotsam & Jetsam appunto, e pubblicano una delle pietre miliari del thrash in assoluto: “Doomsday For The Deceiver”.
Abbiamo raggiunto telefonicamente il batterista Craig Nielsen, parlatore eccezionale, per chiaccherare del passato e del futuro di questo pezzo di Storia.

Ci racconti della lavorazione dell’album “The Cold”, delle canzoni che lo compongono, se sono legate da un filo conduttore o se formano un concept?
Abbiamo cominciato a lavorae a “The Cold” dopo il tour di “Dreams Of Death”, con un’etichetta chiamata Crash Music. Tuttavia, la Crash Music ha chiuso e si è poi rimessa nel business con un altro nome e direttore, cioè l’ex chitarrista dei Korn Brian Welch (detto “Head”) e un altro partner. Quindi Crash Music è diventata Driven Music Group, e ci ha permesso di avere più tempo per scrivere le canzoni, dato che, tecnicamente, eravamo da un anno e mezzo senza un contratto discografico, prima che si formasse la Driven.

Quindi stavolta abbiamo avuto più tempo del solito per scrivere e per gli arrangiamenti. Siamo entrati in un ottimo studio a Phoenix, in Arizona con un ingegnere del suono molto in gamba, che ha lavorato anche con Megadeth, Michael Schenker e altre band, e soprattutto delle attrezzature all’avanguardia, (probabilmente le migliori del settore) che ci hanno permesso di non sprecare tempo nello studio di registrazione. Tutte le cose si sono sistemate nel modo giusto, proprio come dovevano essere, per quest’album. Ad esempio, A.K. ha avuto tutto il tempo che gli serviva per concentrarsi sulle canzoni che, per tornare alla tua domanda, non formano un concept, ma si tratta di storie separate… Vedi, A.K. non pretende di essere Shakespeare quando scrive, ma prende ispirazione da diverse cose…dai suoi sogni, dagli incubi dei suoi figli, da quello che gli racconta la gente…Di solito non scrive concept, ma è anche vero che, negli ultimi due album, si è occupato soprattutto lui di scrivere i testi, mentre in passato la situazione era diversa, dato che lo aiutavano gli altri membri della band o il management con la maggior parte delle canzoni. Questo è il primo lavoro in cui scrive tutte le canzoni, dalla prima all’ultima.

Cosa ci può dire dell’artwork, che è intrigante, inusuale per i Flotsam e sembra tipicamente fantasy? Vi siete ispirati a qualcosa in particolare o vi piaceva l’immagine che vi è stata proposta?
La fata oscura e malvagia sulla copertina è la figlia di A.K. abbiamo inviato prima quella foto all’artista Travis Smith per vedere come ci avrebbe lavorato, e lui ci ha proposto diversi sfondi e dettagli da incorporare nell’immagine. Ad esempio, il titolo dell’album, “The Cold”, non era quello che avevamo scelto in origine. C’era una canzone intitolata così, ma non avevamo ancora terminato il CD. Dopo che abbiamo mandato l’immagine con la fata a Smith e dopo che lui ci ha inviato diverse proposte, fra cui quella che sarebbe poi diventata la copertina dell’album, e che ci è piaciuta, era quasi naturale che usassimo quel titolo per l’album. Infatti l’artwork trasmette proprio l’idea di un’atmosfera fredda e oscura. Quindi avevamo il titolo della canzone prima di chiamare così l’album, e avevamo anche scelto la copertina prima di dare un nome definitivo al CD. Prima di tutto è venuta la fata, poi il resto della grafica dell’artwork…direi perciò che Travis Smith ha fatto un ottimo lavoro trovando le immagini che potevano essere più adatte ad accompagnare la fata.

“The Cold” suona molto tecnico e molto duro contemporaneamente, rispetto ai vostri lavori precedenti. Si tratta di una scelta precisa o di una conseguenza naturale del processo di creazione?
Hmm… Credo sia stato per via di un processo naturale; come ti dicevo, abbiamo avuto più tempo per comporre, e questo significa dedicarsi con più cura al songwriting, che di conseguenza ne guadagna in qualità. Il tempo è il nemico del processo di composizione: se hai poco tempo il lavoro risente della fretta, mentre se hai abbastanza tempo e dei buoni compositori, che è la cosa più importante, allora puoi realizzare qualcosa di eccezionale. Infatti, non direi che abbiamo voluto essere tecnici per sé, dato che ci sono già tanti musicisti che fanno musica molto tecnica, e non sentivamo il bisogno di volerci mettere in competizione con loro. Ciò che abbiamo, e di cui siamo consapevoli, è un cantante con grandi doti melodiche.

Noi abbiamo scritto alcune canzoni ritagliate proprio su misura per lui. Pensavamo: “Wow, pensa cosa può fare A.K. con questo pezzo!”. Non ci preoccupavamo di essere tecnici perché ciò che rende bella una canzone non è la tecnica ma la melodia, e il fatto di essere memorabile. E noi avevamo entrambe le cose, dato che un ottimo cantante fa parte della band. Non pensavamo di scrivere con in mente uno stile preciso per tutto il disco, tipo molti mid-tempos, oppure flash, ecc., perché queste limitazioni non permettono ad un vocalist di esprimere al meglio le sue qualità. Con un cantante del genere è necessario avere stili diversi sul CD, per impressionare l’ascoltatore e interessarlo con una voce molto versatile. Non credo di esagerare quando dico che i Flotsam & Jetsam vantano uno dei migliori cantanti al mondo, e quando ci mettiamo in testa di scrivere con uno stile paricolare, è perché vogliamo utilizzare le sue doti nel modo più produttivo possibile.

Nelle vostre nuove melodie si sente un gran ritorno al passato, cosa vi manca di quegli anni, a livello musicale e/o personale?
Mah, non credo ci manchi qualcosa, dato che quando suoniamo dal vivo, proponiamo sempre i pezzi dei vecchi album… quasi metà del set o comunque una buona parte di esso risale a “Doomsday For The Deceiver” e a “No Place For Disgrace”. Non ci allontaniamo mai troppo da quello stile perché le suoniamo ogni sera. Invece, quando scriviamo, la gente si aspetta di ascoltare album thrash metal, perché siamo una band thrash metal, quindi cerchiamo di dare ai fan quello che si aspettano, senza però copiare banalmente il ritmo del passato. Perdobbiamo produrre un lavoro thrashy e veloce, che sia coerente con il nostro sound. Altrimenti saremmo una band diversa. Sappiamo di dover incorporare parte del nostro vissuto musicale thrash nei nuovi lavori, ma non lo rendiamo il punto focale dell’album.
[PAGEBREAK] In 25 anni di carriera avete avuto molti cambi di line-up, ma nonostante tutto siete sempre riusciti a rimanere compatti e ad andare avanti, producendo ottimi lavori. Cosa vi ha spinto a non mollare?
Dunque io non direi che ci sono stati molti cambiamenti, dato che Jason Ward, il nostro bassista, è entrato nella band dal 1991, cioè 20 anni fa. Poi, vediamo, A.K. c’è sempre stato, Ed Carlson è stato sostituito da Mike Gilbert, che era il chitarrista originale. Forse i cambi principali siamo stati io e Mark Simpson, che siamo entrati al posto di Kelly Smith e di Mike Gilbert (io), ma è stato 15 anni fa circa… quindi per 15 anni non ci sono state grosse modifiche… Abbiamo fatto un tour con un altro cantante perché Rivera non sarebbe mai stato un cantante a tempo pieno.
Quindi gli unici cambiamenti significativi si sono verificati 20 anni fa e 15 anni fa e, rispetto ad altri gruppi (prendi gli Iron Maiden, i Judas Priest, Anthrax ecc) i nostri episodi sono stati solo marginali. Poi, vediamo, cosa ci fa andare avanti… be’, i fan. Riceviamo email e lettere da soldati che sono in missione in Iraq, e ci dicono che non riuscirebbero a sopportare la guerra se non fosse per i Flotsam & Jetsam. Abbiamo una nutrita schiera di fan che ci dimostra questo tipo di affetto… wow, ricevere lettere di apprezzamento da persone che sono in guerra… quando hai un contatto simile con i fan in tutto il mondo, che ti dicono “siete speciali”, “non scioglietevi mai”, “non so cosa farei se non ci foste voi”… allora capisci che non suoni più per te ma per loro.

A cavallo fra quest’anno e l’anno scorso sono rientrati nella band Ed Carlson e Michael Gilbert, se non mi sbaglio.
Ed Carlson se n’è andato e Michael Gilbert ha preso il suo posto, poi di recente Mark se n’è andato e non so se tornerà. Ma ora, per la prima volta in 16 anni, abbiamo i due chitarristi originali, ma Ed deve decidere se rimanere con noi oppure no. Ci ha raggiunto per alcuni show, ma poi ha detto che sentiva il bisogno di prendersi una pausa dai Flotsam & Jetsam, l’ha deciso più di un anno fa e quindi sta solo a lui scegliere di tornare. Io naturalmente spero lo faccia, sia per i nostri fan, sia perché renderebbe il mio lavoro molto più facile, dato che non dovrei trovare un altro chitarrista e compositore. Per ora non voglio fargli troppa pressione e ritengo giusto di lasciargli tutto il tempo che gli serve per decidere con calma.

Avete mai pensato di riprendere Jason per una specie di reunion, una data one-off o un minitour?
Sì, ne abbiamo parlato, ma in realtà dipende da lui… è venuto a trovarci durante un paio di show a Phoenix. Sì, forse lui vorrebbe, sarebbe un’esperienza entusiasmante, ma sono passati vent’anni da quando Newsted era nella band e non so quali reazioni potrebbe suscitare la sua presenza per qualche show…

Ok, forse non avete avuto dei cambi di line-up così eclatanti, ma di sicuro avete modificato un po’ il vostro stile (come fanno la maggior parte delle band), soprattutto quando vi siete aperti alle influenze grunge di “Cuatro” (1992)…
Quello che è successo alla nostra band è il fatto che sono cambiati i songwriter e quindi potrebbe sembrare un progresso, come succede spesso ad altri gruppi. Invece, il compositore principale era Mike Gilbert e Ed Carlson fino a “Cuatro”, poi è arrivato Jason, che ha scritto quasi tutto il materiale dopo “Cuatro”, fino a “High”. Quindi il sound è diverso, non tanto per una differenza nel cantato ma nella composizione, dato che Jason imprimeva un suo feeling particolare. Poi, quando siamo arrivati io e Mark Simpson, lui è diventato il compositore principale, e c’è stato un altro cambiamento nello stile delle canzoni, dato che era diverso il songwriter. Quindi, se c’è sempre lo stesso compositore per, diciamo, una decina d’anni, allora il materiale può sembrare omogeneo e avere la stessa direzione, ma se ci sono parecchi cambiamenti, come nel nostro caso, allora la musica risente di questa transizione. Perciò, direi che è una conseguenza naturale dell’avere avuto tanto compositori. Ovviamente, devono essere bravi nel loro lavoro, se non vuoi distruggere la band!

Avete già programmato un tour a supporto di “The Cold”?
In realtà non ancora, dato che in Europa esce fra un paio di settimane e non mi sembra logico prenotare delle date ancora prima di sapere quale sarà il feedback, che ci auguriamo ovviamente positivo. Se aspettiamo possiamo avere la scelta di location migliori e di un’offerta di pacchetti più soddisfacente. Ma sicuramente verremo in tour, e anche in Italia… amo molto il vostro paese, sia perché ho sempre desiderato suonare, sia perché i miei nonni sono siciliani. Molti italiani non sanno neppure chi siamo, e non abbiamo un seguito di fan molto nutrito, ma siamo dell’idea di suonare ovunque ci sia un’offerta, Italia compresa.

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