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  • Fm3: Buddha Machine

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Il mezzo è il messaggio

Gli Fm3 non sono globalmente famosi. Sebbene abbiano realizzato una decina di dischi, risentono di una collocazione geografica al momento “provinciale”: provengono infatti dalla Cina, terra a cui non associamo certo degli esperimenti “cutting edge” dal punto di vista sonoro; tutto ciò prima della comparsa di questo oggetto, della recensione su Pitchfork, della distribuzione globale via web, degli acquirenti d’eccezione (tra cui Brian Eno e Stephen O’Malley, tanto per nominarne due) e dell’hype conseguente. Oggetto, perché di disco non si tratta: il duo ha infatti deciso – con un’intuizione geniale – di inserire la musica in un apparecchio già in uso tra i fedeli buddisti come una sorta di “rosario meccanico” per la recitazione dei mantra, simile a una radiolina (ma meno hi-tech), grande come un pacchetto di sigarette (ma di plastica grezza), dotato di un piccolo altoparlante (di cartone?) e di uno switch che consente di selezionare a proprio piacimento uno dei nove loop ambient presenti, che altrimenti proseguirebbero fino all’esaurimento delle batterie (incluse). I loop, di durata variabile, sono realizzati mediante sovrapposizioni di suoni prodotti da strumenti tradizionali; se li volete senza l’oggetto, la band li dà gratis. Ma ciò non ha alcun senso. Perché nell’ascolto non si può fare a meno di lasciarsi ipnotizzare dai soffi e dai crepitii lo-fi prodotti dalla Buddha Machine; non si può fare a meno di annusarne l’odore da giocattolo “import” che non vede il marchio CE manco col binocolo; non si può fare a meno di gongolare per questa sorta di iPod da Homo Erectus, un oggetto dal design essenziale che arreda il salotto quanto il taschino. Se vi sentite un po’ nerd e un po’ curiosi (dai, alzate la mano) è imperativo che lo facciate vostro; se invece pensate che un gadget come questo sia modaiolo, alternativoide e che non abbia niente a che fare con la musica, probabilmente siete beige. E sicuramente Brian Eno vi odia. Ma forse non avete tutti i torti.

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