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La botte piccola vince ancora

Vorreste che qualcuno vi dicesse che siete la sua bussola, il suo mare? Vorreste che a qualcuno, vedendovi, venisse la voglia irrefrenabile di celebrare l’evento? Allora i Foals fanno proprio il caso vostro.

“Holy Fire” è il terzo album del gruppo math-rock, denso di atmosfere suggestive partorite da vecchi sintetizzatori e loop, ma soprattutto carico di una vitalità paragonabile a quella della natura che si risveglia dopo il letargo.
Se il ludus di “Total Life Forever” aveva carpito la vostra attenzione, questo lavoro vi attirerà in una morsa alla quale sarà ben più difficile sottrarsi.
Un’emotività sì corpulenta e altrettanto ben temperata rendono “Holy Fire” (probabilmente) il migliore LP dei Foals.

Noi vorremmo davvero dare un voto bassissimo a questo gruppo, per una buona volta. E invece, che ti combinano?
Ti combinano un disco curato nei minimi dettagli, coi fregi e i bassorilievi che non si avvicinano nemmeno per ischerzo al kitsch o al virtuosismo, ma che riescono comunque a imbastire con una bellezza inquantificabile le già di per sé salde strutture di ciascun pezzo.
L’amore che trasuda quel metro e cinquanta di Philippakis is back.

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Contro

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