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Foja presentano “’O Treno Che Va” a Napoli [INTERVISTA]

Venerdì 2 dicembre abbiamo partecipato alla conferenza stampa di presentazione e promozione del nuovo progetto discografico di questo gruppo di amici napoletani, i Foja, band folk rock napoletana, che dal 2011 ad oggi si sono fatti conoscere ed amare non solo dal pubblico partenopeo, ma nazionale, presso il Cinema Metropolitan di Napoli.

Domenica 4 dicembre alle ore 19 i Foja ospiteranno i fan presso l’HART di Napoli alle ore 19, evento aperto a tutti, ma i possessori del cd acquistato in preorder on line, possono entrare già dalle 18.

La chiosa della conferenza stampa, in cui a parlare è per lo più Dario Sansone, leader della band che presenta questo lavoro in uscita, è affidata a Giovanni Schiattarella, batterista, che risponde alla domanda “’o treno va. Voi dove volete che vada?” sottolineando che “il treno deve andare, dove arriva arriva, l’importante è che vada, che i nostri pezzi girino, che le persone si moltiplichino all’ascoltare i nostri pezzi, i nostri dischi, questa è la premessa. Noi non ci prefissiamo una meta, già da quando abbiamo iniziato a suonare non avremmo mai pensare di fare tre album eppure li abbiamo fatti, deve andare e basta.” Prende parola anche Giuliano Falcone, bassista, rispondendo all’amico “Il dono della sintesi di Giovanni mi lascia senza parole, in due frasi ha racchiuso il senso di tutto. E’ un treno che deve camminare e ci deve portare il più lontano possibile; ovviamente noi speriamo che l’esperienza che abbiamo fatto, come diceva anche Dario, nel periodo di arrangiamenti e prove, insomma tutta la gestazione del disco che ci ha impegnato così tanto, si percepisca anche nel pubblico, non solo in quelli che già ci seguono ma che questo parterre si possa sempre più allargare. Questo deve essere un treno che fa salire sempre più persone”, “stai solo allungando ciò che ho già detto io” soggiunge Giovanni, e sono subito risate, perchè del resto la “Foja” in napoletano non è altro che il “calore”, e di certo, si capisce, che non manca.


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In questo spirito goliardico introdotto dalla band, a margine della conferenza stampa rivolgiamo due curiosità a Dario, per capire ancor di più lo spirito di tutto il progetto, nonché della stessa band.

Dario siete una band che viene definita folk rock, ma la verità è che nel vostro grouve si sentono molte influenze, dal grunge al pop, quanto conta il background musicale di ogni singolo componente della band?

Tantissimo, perchè noi quando arrangiamo e componiamo i pezzi ci mettiamo dentro tutta la nostra essenza e la nostra esperienza, sia di ascolto che di cose che abbiamo suonato nella nostra vita, soprattutto ci piace sempre ricercare sempre delle soluzioni nuove, e colorare con dei nuovi sapori e nuovi colori le nostre canzoni.

Nonostante la moltitudine di stili resta una costante: il napoletano

Aej, è la nostra lingua e crediamo sia il modo più semplice di dire tutto, “il Matrimonio dell’umanità” (ndr: ride). Semplicemente noi crediamo sia il modo più diretto di comunicare ed esprimerci ed è quello che abbiamo sempre fatto e mi auguro continueremo a fare, anche se poi non siamo neanche spaventati dal cambiamento e da quello che verrà, l’importante è essere onesti. Puoi anche cantare in “cengalese”, il pubblico è molto intelligente, il cuore delle persone aperte, in qualunque lingua o codice ti possa esprimere “si c’ho ddaje, ss’o pijian”.

Il singolo “ ‘o ciore e ‘o viento” vi ha incoronato come band anche fuori Napoli. Il prossimo step sarà il mainstream?

Bah mainstream in che senso? Universale dici? Bah io penso che la musica sia già universale, è solo una questione di megafono, di quante persone la ascoltano. Guarda il mainstream è una cosa anche quella vecchia, oramai è sdoganato perchè il mercato si divide tra chi va in televisione e aveva una produzione (o ha) curata da grandi major, e ci sono delle etichette indipendenti come la nostra che è “FULLHEADS” che lavora sul territorio e prova ad uscire fuori. Il nostro obbiettivo, più che il mainstream, è di portare fuori ciò che sta succedendo di bello in questa città.

La musica ha un vantaggio: è la cosa più libera che esiste, ognuno può ascoltare la musica che vuole, se lo vuole e quando lo vuole… “certo foss bell si s’accattasser pur ‘e disc”.

Una nota di merito, oltre alla vostra musica, va all’art work, ad opera del grafico Alessandro Rack. Nuovi progetti in vista?

Nuovi, oltre al tour, c’è una nostra partecipazione in un film che si chiama “La Parrucchiera”, un film che uscirà l’8 marzo, dove facciamo un cammeo e la colonna sonora è con le nostre canzoni di tutti gli album, ma la canzone portante è “nun è cosa” che è del nuovo album.

‘O Treno Che Va”, parliamo del nuovo album.

Io credo di provare a salire su questo treno e capire se il viaggio piace, se il viaggio piace, allora può continuare.

Tu questo album lo hai anche anticipato con frasi di canzoni, o qualche secondo musicale in preview sui social.

Si si, quelli erano schizzetti che facevo io dal mio tablet, anche perchè poi il treno è metaforicamente composto da tanti vagoni, siccome crediamo che possiamo ospitare tante persone e crediamo molto nel pubblico che ci segue, ci piaceva molto l’idea di portare l’esperienza delle nostre canzoni nel nostro pubblico e viverle insieme.

Parlando di successo e di mondo grigio, mi ha sempre colpita il fatto che molti dei vostri concerti sono gratis. E’ un ulteriore modo per essere vicini alle esigenze delle persone in una vita di stenti e privazioni?

Quando è possibile noi lo facciamo, quando ci sono delle organizzazioni che ci danno la possibilità di fare dei biglietti gratuiti, perchè no? Certo non è sempre possibile perchè ci sono tante realtà che lavorano affinchè un concerto sia fruibile. C’abbiamo provato quest’estate e ci siamo riusciti facendo un concerto a Castel Sant’ Elmo che è stata una esperienza meravigliosa, ma non può essere sempre così perchè ci sono delle professionalità che vanno rispettate. Noi quando possiamo ci decurtiamo prima noi per offrire la nostra musica e fare festa, perchè noi viviamo semplicemente, siamo così.

Dario, questo è il disco della maturità?

Io spero di no, perchè maturare non fa bene agli artisti, essi devono conservare il bimbo sempre in agitazione. Sicuramente è un disco che fa parte di un nostro percorso, è appena nato, non può già essere maturo.


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