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Folk e politica tra le camicie verdi

Hanno iniziato a suonare alle 21.30 i Mercanti di Liquore al Solidar Rock di Treviglio. La motivazione si è scoperta poi, quando alle 23 hanno annunciato di dover tassativamente chiudere lo spettacolo per le 23.30, “sennò vengono le guardie padane e sono cazzi”. Infatti, il Solidar Rock non solo si è spostato da Cassano d’Adda (Mi) a Treviglio (Bg), ma si è pure beccato una forte limitazione sull’orario dei concerti da parte di un’ordinanza sindacale.

Il pubblico, festante come in tutti i concerti dei Mercanti, ha rumoreggiato, ma poi, rassegnato, ha accettato la chiusura del concerto alle 23.30 precise, con tre pezzi di bis: “Il Gorilla” di De André, “Cecco Il Mugnaio” (la celebre canzone sulla disobbedienza: “Resta soltanto Cecco che ride a gran voce tra i muri di corte disobbediente alla fame, alla sete, al dolore e persino alla morte”) e un medley tra “La Guerra Di Piero” e “Il Sergente Nella Neve” (“soldatino canta canta cavalli otto, uomini quaranta”).

Lo spettacolo ha poi proposto molti brani storici dei Mercanti e alcuni pezzi di De André (quali “Geordie” e “I Dieci Comandamenti”) tra cui “Lombardia”, “La Moglie Brontolona”, “El Pueblo Entiende La Poesia” (con il noto preambolo: alla tele un’intervista a musicisti di salsa che usano come testi le poesie di Garcia Lorca. Perché? El pueblo entiende la poesia, ha raccontato il sempre sagace Lorenzo Monguzzi), “Il Vigliacco”, “La Semiautomatica”, “L’Italia”, “Il Viaggiatore” e “Apecar”.

Siparietti di Monguzzi, che insegna al pubblico il ritornello di “L’Italia” facendo sbellicare i presenti dalle risate: “Siete un po’ sciatti” e chiacchierando con Piero Mucilli, il fisarmonicista: “In quanto hai fatto il conservatorio a Monza?” “Dieci anni” “Eh, dieci anni. Ci vuole il suo tempo. Quanto dura il conservatorio?” “Dieci anni” “AH! E non sei mai andato fuoricorso?” “No” “Ma bravo!”.

Non si è fatta attendere la storiella dell’apecar e del gruppo che veramente, molto più “di quell’anarchico di De Andrè” ha ispirato i Mercanti: i Lunapop. Gruppo fresco e giovane ormai dimenticato, “e il cantante, da solo, ci fa cagare”.
Ottimo concerto, come sempre: ritmato, intenso, divertente, intelligente, con la meravigliosa voce di Monguzzi a emergere su tutto e il pubblico, estasiato, a ballare.

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