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Folkstone: Un tassello dopo l’altro

Il frontman dei Folkstone Lorenzo “Lore” Marchesi è al volante sulla via di casa quando risponde alle domande di LoudVision. Il pretesto per la conversazione è l’uscita del primo dvd live della band, il massiccio “Restano I Frammenti”. Si tratta di un’occasione per trarre un primo bilancio di circa sette anni di attività nel folk metal, con quattro dischi pubblicati e un’inesauribile serie di concerti dal vivo.

Ciao Lore, che fai?
Ciao. Ho appena staccato dal lavoro e torno a casa. Lavoro da una vita in una carpenteria, occupandomi sia dei mestieri manuali – grandi e piccoli – che delle alle mansioni da ufficio.

Nel dvd si contano 27 pezzi. Un numero ragguardevole, non avrete certo il rimpianto di aver lasciato fuori qualcosa.
Assolutamente. La pubblicazione non voleva infatti essere solo un dvd, ma anche una specie di raccolta dei nostri lavori da quando abbiamo cominciato. Dai tre album pubblicati abbiamo lasciato fuori quattro o cinque pezzi.

Eravate nervosi salendo sul palco di Villafranca? D’altra parte, è il primo dvd della band.
Eh, com’è andata è andata. Molte band realizzano questi dvd in due o tre show, ma noi siamo una piccola realtà e le riprese sono state one-shot. Comunque, facciamo moltissimi concerti e siamo abituati a suonare dal vivo, l’emozione la senti ancora solo quando sali sul palco.

Spiega i contenuti extra del dvd.
Ci sono i messaggi lasciati in video dai ragazzi che sono venuti a Villafranca, frammenti di tour in giro per l’Italia e un video su Roby Piantoni datoci dalla sorella.

La presenza di un inedito nel dvd – “Respiro Avido” – fa pensare che la band abbia già qualcosa di nuovo in cantiere. O no?
Sì, abbiamo un po’ di cose buttate lì, ma diciamo che l’album nuovo è ancora lontano. “Il Confine” è uscito lo scorso marzo. Volevamo però lanciare il dvd con un inedito e “Respiro Avido” è un pezzo nato ad hoc, non un avanzo dei lavori su quel disco.

Da pochi anni producete con la vostra etichetta, la Folkstone Productions. Si è rivelata un’impresa complicata gestirla, tenerla in piedi e finanziarla?
Non ci vuole praticamente nulla a gestirla e non comporta impegni in termini di tempo. È ovvio che la sua esistenza implica l’autofinanziamento in toto dei nostri dischi. Ma tanto con altre etichette si finisce allo stesso modo, col tuo lavoro che va finanziato personalmente. Per noi è stato quindi un bel passo avanti.

Oggi potete giudicare “Il Confine” più a freddo, dopo averlo portato in tour per tante date. Cosa potrebbe distinguerlo dal resto della discografia dei Folkstone?
Un po’ tutto, in realtà. Dai testi alla musica, è un album abbastanza diverso, certamente più maturo e in grado di rispecchiare la band allo stato attuale. Anche dopo tutti i concerti del tour, per noi “Il Confine” è una conferma positiva.

Proprio l’album citato è stato realizzato col contributo dei fan. Secondo te, il crowdfunding può rappresentare il futuro per la musica indipendente?
Secondo me può essere un aiuto e anche un’opportunità. Far partecipare i fan è stato tra l’altro uno dei mezzi che ha consentito di fondare la casa discografica. Certamente, un artista che comincia da zero fatica lo stesso, dato che prima di proporsi per il crowdfunding occorre guadagnare un minimo di notorietà. A noi la cosa è andata per il meglio anche se – fatta una volta – ho qualche perplessità circa la possibilità di ripetere l’esperienza subito dopo. In ogni caso non saremo noi soli a decidere, perché la casa discografica è fatta anche dalla gente che ci segue.

Il 21 luglio avete fatto un concerto in Sardegna. Hai qualche ricordo di quella data?
È stato il primo concerto da quando abbiamo avuto l’incidente col furgone sull’altopiano di Asiago. Sono andato in Sardegna in sedia a rotelle e per quattro o cinque date ho suonato seduto e con le stampelle di fianco. È stata comunque una data bellissima perché il pubblico ha risposto molto bene, senza dire di quanto siano stati ospitali.

Spendete molto tempo sui social network per promuovere la band?
Ma sì, ormai è l’unico canale di promozione a disposizione, senz’altro per i gruppi indipendenti. Ogni volta che torno a casa ci do un’occhiata. E poi si tratta anche di educazione: rispondere se qualcuno ti manda un messaggio.

Sono queste settimane di campagna elettorale. È accaduto di nuovo che qualche forza politica abbia provato a “reclutare” i Folkstone?
Qualcosa sì, anche se in maniera trascurabile. Oramai hanno lasciato perdere, fare l’endorsement per questo o quel partito non ci appartiene. Ripeto sempre che si fa politica ogni volta che si esprime un pensiero; dire il contrario è una sciocchezza. La musica è la musica, poi abbiamo il nostro personale pensiero.

Avete mai fatto il pensiero di tentare la strada della notorietà all’estero?
Abbiamo appena suonato a Monaco e, in quell’occasione, dall’Italia sono partiti due pullman pieni di fan per venire a vederci. Ma non mi piace parlare di fan, piuttosto di una grande famiglia. Per il resto, suoniamo perché ci piace e abbiamo passione, se dobbiamo guardare il resto meglio lasciar perdere. Della notorietà, in Italia o all’estero, chi se ne frega

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