Home > Recensioni > Forsaken: Anima Mundi
  • Forsaken: Anima Mundi

    Forsaken

    Data di uscita: 29-06-2004

    Loudvision:
    Lettori:

Ritorno di forza dei padri maltesi del doom

La band maltese vanta un’esperienza non da poco nel campo del traditional doom, quello cioè costruito su effetti avvolgenti e rallentati, ma anche umorali fast beats e tempi più elaborati, non necessariamente troppo lenti. I Forsaken portano con sé in “Anima Mundi” tradizione, esperienza e pezzi d’arte musicale che possono piacere a più palati, non solo i semplici estimatori del gruppo o del genere.
L’intro di “Kindred Veil” è una maestosa apertura tastieristico-chitarristica, lenta e oscura nei riff monocordi del verse, dinamica nei cambiamenti e aperta a overture chitarristiche e pseudo-sinfoniche assolutamente encomiabili per il traguardo di armonie complesse e orchestrate alla perfezione. Il classico stile del chorus, con backing vocals che giocano di rimando alla principale linea vocale, non pecca tuttavia della necessaria enfasi celebrativa. “Sephiroth” comincia con parti rallentate e oppressive lungo le linee vocali gutturali del cantante Leo Stivala, con cambi di tempo lungo il refrain. Il brano si apre nel chorus a contesti più ampi, lasciando impostare le clean vocals in modo più drammatico e intenso, mentre la chitarra solista continua a dirigere e ricamare l’emotività del brano, che esplode nell’intermezzo acustico e poi in una ripresa più cadenzata, impreziosita dalle synth. La canzone fluisce direttamente nella tastieristica “The Poet’s Nightmare”, evocativa ed atmosferica, recitata da Kevin Drake su testo di Lovecraft (“The Poe-et’s Nightmare”). La musica crea un continuum con la successiva “Whispering Soul”, sempre evocativa e acustica all’inizio, efficace nelle pennellate drammatiche che intensificano l’atmosfera, fino a quando la chitarra di Sean Vakovic non prende il volo verso assoli azzeccatissimi di puro impatto emotivo. La tecnica del crescendo in questa canzone è notevole, come implicitamente un crescendo è anche quello della pesantezza che dalla seconda parte predomina, con riff granitici e dilatati. La suite di dieci minuti “The Eyes Of Prometheus” comincia con riff minacciosi e chiaroscuri fatti di melodia e pesantezza contrapposte. Il pezzo prende lentamente coraggio con chitarre quasi debordanti e vocals quasi soffocate, brevi momenti di schiarita recitati con drammaticità accorata che si rituffano nel refrain opprimente. Una grossa parte centrale si costruisce inoltre su assoli quasi acidi che attraversano la sezione ritmica geometrica e spietatamente precisa. Completano il lotto la visionaria “Carpe Diem” e la quasi apocalittica “All Is Accomplished”.
L’unica cosa di cui quest’album soffre è l’eccessiva classicità con cui i pezzi sono strutturati. Ma la scuola del doom tradizionale deve molto a questi maltesi, che fanno del songwriting chitarristico un punto d’orgoglio in quanto a emotività, virtuosismo e soprattutto solidità. Quando si hanno queste doti un album del genere riesce a sembrare fresco e potente senza compromessi. Raffinati e coerenti, i Forsaken confezionano un lavoro di pregio.

Scroll To Top