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  • Fort Fairfield: The Essential Thing Resists Telling

    Fort Fairfield

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Reparto rianimazione, c’est moi

Ancora una volta, il duo svedese dimostra di possedere perizia ed esperienza nel campo musicale; eppure, ahiloro, è altrettanto costante la loro caduta nella monotonia, la quale non perdona se diviene un vizio.

I beat elettronici, le tastiere alternate ai sintetizzatori, le voci registrate ed i suoni agganciati tramite melodie sullo spensierato andante ricordano tanto, cioè troppo, il primo album del gruppo.
In questo modo il “lo-fi skweee” viene ulteriormente dilaniato e svuotato delle radici funk e soul, rimanendo un concentrato di prolissità e noia allo stato brado. Tuttavia, è innegabile la presenza di una forte originalità, unico elemento che può perdonare le gravi mancanze.

Per dirla in breve: va bene fare i raffinati, ma dopo un po’ basta.

“Always Hunted, Never Alone” a quanto pare è il movimento di tutto il disco. Il che non è affatto un buon segno per chi soffre di depressione e/o narcolessia.
Purtroppo, infatti, tali sonorità si addicono più ad uno spot pubblicitario per resort multifamiliari che altro.
Vogliamo essere più schietti? Allora sia: è il trionfo della colonna sonora da contemplazione-di-parete-a-cascata-d’acqua, che si rivela un’attività edificante per chi non ha di meglio da sbrigare. Gli esclusi non ne risentiranno affatto.

Pro

Contro

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