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Framepictures: Cose dell’altro prog

Prendete una manciata di talentuosi musicisti, provenienti tutti dalla terra dei Moonspell, aggiungete un cantante dalle solide radici heavy metal classiche, riuniteli in una sala prove e lasciateli sfogare con un po’ di jammin’ selvaggio. Il risultato, se questi artisti sono effettivamente bravi, può essere solo uno dei debut album più interessanti e particolari dell’anno.

Così è stato con i FramePictures e il loro primo cd, “Remember It”, imbevuto delle radici dei padri fondatori del prog-rock, che sta ottenendo ottimi consensi in tutta Europa. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Artur Jorge (drum) per conoscere la band più da vicino.

Parlaci della nascita della band…
Intorno al 2003, Mafalda (tastiere) e Helder (chitarre) improvvisavano insieme in un club e una terza persona (la celebrità televisiva João Paulo Rodrigues) andò a vederli e li convinse a unirsi a lui come band d’accompagnamento in una carriera musicale da solista che aveva in mente d’intraprendere. Si sono uniti e hanno iniziato a fare qualcosa al computer, ma presto hanno sentito il bisogno nel loro ensamble della presenza di un bassista e di un batterista. Quindi Drumond (basso) e io (batteria) siamo stati contattati telefonicamente per unirci a questo gruppo, che doveva essere una band pop a supporto di una popstar della TV. Dopo circa sei mesi, durante una delle molte prove con la band ma senza il cantante e fondatore del progetto in sala, abbiamo iniziato ad allontanarci dall’idea principale e dalle canzoni che erano quasi pronte e iniziato a suonare qualsiasi cosa ci venisse in mente.

Noi quattro avevamo il rock’n’roll nel nostro DNA e quindi tutto ci portava a diventare più duri e crudi nelle sonorità. Poi, dopo un po’ di jamming selvaggio, ci siamo trovati a nostro agio come band di jazz-fusion e pro-rock classico che cercava di emulare i Planet X e di fare qualcosa di Robert Fripp, dei primi Yes e dei EmersonLakePalmer. Poi abbiamo aggiunto qualcosa di più pesante, dai Motorhead ai Megadeth ai Liquid Tension Experiment/Dream Theater per la parte ritmica e Steve Vai e Joe Satriani per il fraseggio melodico, per finire con Rick Wakeman o Eddie Van halen per la tecnica nelle tastiere e nella chitarra solista. Molte reminiscenze di quei giorni sono ancora presenti nel cd “Remember It”. Dopo un paio d’anni in cui abbiamo messo insieme qualcosa di concreto, sentivamo la forte necessità di trovare un cantante, quindi abbiamo provato con un paio di amici, finché abbiamo scelto Tiago per quel ruolo. Lui era già un affermato vocalist heavy metal in alcune band della zona e per noi è stato tutto sommato semplice unirci e scrivere dei testi per le canzoni che erano già pronte, dal punto di vista strumentale. Dopodiché, scelto il nome “FramePictures”, la band era pronta.

Ci parlate del processo creativo e di scrittura dei pezzi del vostro primo album?
Quando Tiago si è unito a noi nel 2006 era chiaro che la nostra musica doveva gravitare intorno a qualcosa di progressive e concettuale.
In un primo tempo, eravamo portati al vocabolario più prog e power metal, dato che era il campo di Tiago con l’approccio operistico e super-tecnico che aveva portato con sé, come fanno molti cantanti heavy metal. In un certo modo, questo si opponeva all’idea originale che aveva dato inizio a tutto il processo, che era di essere più un “ritorno ai classici” del genere prog-rock. Quindi, abbiamo ricominciato da zero e creato dei nuovi arrangiamenti alle strutture originali delle nostre canzoni, creando dei mid-tempo fra l’heavy metal e il rock classico. Lo abbiamo fatto per sei canzoni, quattro delle quali sono incluse nel cd. Solo allora abbiamo avuto una visione chiara di ciò che intendevamo diventare e di che tipo di cd volevamo creare. Quindi, abbiamo definito che avevamo bisogno di una specie di doppio vinile classico con una copertina doppia e un tipo di cd con quattro lati. Le canzoni sono state riscritte da capo e sono usciti dei nuovi spunti. Questo è stato il momento in cui abbiamo scritto “Memories Faded Away” e la maggior parte di “My Will To Live”. Questo, credo, definisce il nostro approccio compositivo, che comincia dal sentire e immaginare un’idea completa e poi cercare di trovare le parti strumentali e vocali che si avvicinano il più possibile alla sua realizzazione. Rimane sempre uno spazio vuoto da riempire con un assolo di chitarra/tastiera o batteria, che noi vogliamo che sia spontaneo e inatteso.

Si tratta di un concept oppure ogni canzone è indipendente dall’altra?

Sì, è un concept. Il tema centrale del cd si svolge nelle nostre cinque menti individuali nello sforzo di comportarci come una coscienza unica e mirare ad un obiettivo comune. In realtà, questo è successo alle nostre vite personali: la difficoltà trovare la forza e il coraggio di correre dei rischi e di essere artisticamente audaci in un ambiente grigio e cristallizzato, com’è il music biz qui in Portogallo. Vi sono molte buone band ma solo poche riescono a uscire dai confini nazionali per estendersi ad un’audience mondiale. Tutti sembrano soddisfatti di fare musica per il consumo interno. Ribellarsi allo status e mettere in gioco noi stessi e la nostra reputazione nazionale come musicisti a livello internazionale e in un genere difficile come il prog-rock è stata una scintilla che ha infuocato tutta l’idea che sottintendeva a “Remember It”, dal punto di vista dei testi e della musica. Inoltre, volevamo creare un cd simile ad un vinile con quattro facciate, quindi il lato A di “Remember It” avrebbe avuto le canzoni 1 e 2, il lato B la canzone 3, il le track 4, 5 e 6 e il lato D avrebbe contenuto il grand finale… così noi consideriamo il nostro album.
[PAGEBREAK] Considerata la notevole lunghezza del cd, perché avete deciso di concluderlo con “My Will To Live”, una suite di 25 minuti? Cosa riguarda? E non pensate che la sua lunghezza possa annoiare gli ascoltatori?
Bella domanda… comprendo le variabili di questa equazione (dal punto di vista della produzione). Il fatto è che volevamo dare agli ascoltatori quella che noi chiamiamo una festa per le orecchie. Poi, ci piaceva l’idea che il cd fosse “Ricordato”, nel bene o nel male. Quindi, si tratta di estendere al massimo i limiti delle varianti in causa, che sono creatività, maestria musicale, logistica o produzione. Sapevamo che questo sarebbe stato un cd lungo se l’avessimo ritagliato ai limiti tecnici ma, di nuovo, è stata una mossa voluta e ci sono anche serviti degli stratagemmi per riuscire a fare entrare nel cd tutto quello che era stato registrato e mixato, grazie al grande Jens Bogren. Far uscire un album così lungo era una decisione a livello di produzione che io e l’ingegnere del suono Ivo Magalhães abbiamo preso dopo averci riflettuto molto, al fine di ottenere questo doppio effetto. Quando il cd arriva ad una lunghezza media e si avvicina al termine, l’ascoltatore vive un’altra esperienza da capo con “My Will To Live”, che ha la funzione di un album intero sotto copertura all’interno di “Remember It”. In sostanza, l’obiettivo era che “My Will To Live” introducesse l’ascoltatore ad una nuova esperienza, dopo più di un’ora di frenesia musicale che ha ascoltato prima.

Fino ad ora, quail sono i feedback di “Remember It”?
Ti posso dire che siamo sbalorditi! È stato proprio straordinario il tipo di reazione che stiamo ricevendo fino ad oggi per “Remember it” e che giungono da ogni parte del mondo. Con tutta l’esperienza che abbiamo nel nostro paese, siamo invece solo dei novellini altrove, con ora un album in vendita nei negozi di tutto il mondo. Quindi siamo in estasi e sorpresi di tutto, ma allo stesso tempo, stiamo provando la sensazione di un sogno che si avvera. Era ciò che volevamo fin dall’inizio, cioè avere una piccola nicchia fra i nostri eroi del panorama prog-rock, ed essere rispettati. Credo che una delle cose che abbiamo già ottenuto sia il rispetto, ricordando la fiducia dei giornalisti musicali che hanno speso del tempo per recensire il nostro lavoro. Ma, soprattutto, stiamo moltiplicando ogni secondo che passa il numero di fan in tutto il mondo e questo è semplicemente meraviglioso!

Avete già programmato un tour per promuovere l’album?
Sì, abbiamo già fatto le prove e ci siamo già preparati per andare on the road. Suoneremo l’album come è stato registrato, anche se in ordine sparso, e alcune altre canzoni a sorpresa. Abbiamo un team di tecnici e crew e un progetto intero per il palco, con gli amplificatori e la sistemazione delle luci, già tutti pronti e collaudati. Però, ci manca ancora un pezzo importante e decisivo per ottenere la macchina da tour ben oliata che vogliamo portarci in giro, cioè un’agenzia di management o un team di manager localizzati nelle aree centrali del music industry ad un livello internazionale. Infatti, siamo arrivati fino ad ora grazie al famoso metodo do-it-yourself, dato che eravamo assistiti da Patrick Becker della Galileo Records in Germania e da Shawn Gordon della ProgRock Records fuori dall’Europa. Produrre, distribuire e promuovere il cd sono compiti che questi professionisti hanno fatto proprio bene ma, per promuovere un tour con queste premesse, ci manca un management che ha definitivamente bisogno di una band come i FramePictures nel loro portfolio. Però è certo che ci stiamo occupando di risolvere questo problema e di fare tutto il possibile per portare in tour un live dei FramePictures a tutti i nostri amici e fan nel mondo. Siamo pronti a fare la nostra parte.
[PAGEBREAK] “Remember It” contiene alcune evidenti influenze del prog-rock degli anni ’70: quail sono le bands che vi hanno influenzato di più?
Grazie! Be’, questa è difficile perché ce ne sono molte da scegliere. All’inizio infatti i FramePicures cercavano di suonare dei pezzi che ricordavano “Close To The Edge” degli Yes, o “Larks Tongues In Aspic” dei King Crimson. Ma così ci sembrava di procedere per tentativi. In un certo senso, ispirandosi ai Planet X, ci trovavamo di fronte questo tipo di linguaggio. E, per quanto possiamo essere progressive, molti maestri del jazz-fusion, come Al di Meola o Pat Metheny ci hanno portato qualcosa della loro anima. Ma il nostro cuore è con i classici del rock (Deep Purple, Led Zeppelin) e, per essere onesti, molte delle nostre influenze più significative arrivano dai Rush dei primi anni ’80. Ma gli Yes, Camel, Mike Oldfield, Supertramp, ELP, i Genesis di Peter Gabriel e tutti questi classici del prog-rock anni ’70 si possono ritrovare nelle nostre composizioni, anche se, per quel che riguarda la produzione e il sound engineering, ero più incline ai Led Zeppelin, Incubus e Porcupine Tree mescolati insieme.

Ultimamente, il prog-rock si è mescolato con diversi generi musicali, anche il death metal (e mi vengono in mente gruppi come gli Opeth o il grande cambiamento fatto dagli Anatema di recente), diventando sempre più popolare. Credi che questa contaminazione sia un fenomeno positivo?
Sì, penso sia una cosa positiva. Infatti, molti gruppi heavy metal del passato hanno portato dei forti elementi prog-rock, senza contare i Black Sabbath, che l’hanno fatto in modo inconsapevole. Mi ricordo che gli album dei Mercyful Fate e dei primi King Diamond erano molto concettuali e progressive, e così facevano i Queensryche con alcuni dei migliori album prog-metal nella storia. Molti gruppi hanno introdotto il prog-rock nel loro sound, come gli Iron con “7th Sons…” o i Voivod di “Dimension Hatross”, ma non è storia recente. Forse, con l’avvento dei Dream Theater, molte formazioni rock e metal di ogni tipo di sottogenere hanno capito che, di nuovo, introdurre degli elementi progressive era una fase evolutiva naturale. Io vedo la musica progressive come un’espressione di una visione musicale, un tipo di esperienza cinematografica fatta con le orecchie, e questo non implica sempre dei percorsi ritmici con un’impronta dei tempi antichi o altre formule. Ci vuole molto più di una canzone con un cambiamento di 16/19 ad un ritmo di 7/8 per diventare progressive e davvero fantasiosi nel concetto. Credo che le band di metal moderno stiano comprendendo che la performance perfetta, per essere tecnica e virtuosa, è praticamente fuori dalle nuove soluzioni e quindi portano nel loro sound questo approccio al prog-rock per poter cambiare direzione e allargare gli orizzonti.

Internet si è rivelato un mezzo molto efficace per diffondere la vostra musica e far conoscere la band alla gente; oltre a Facebook e a MySpace, vi servite di altri canali multimediali, come ITunes?

Shawn Gordon (della ProgRock Records USA) ha attivato tutti i canali musicali disponibili per inserire “Remembe It” dei FramePictures. Non solo ITunes. E sì, finché il mio lato di produttore ha gli incubi sui file audio compressi, devo ammettere che è uno strumento che non possiamo sottovalutare in questi giorni. Credo che, senza questi strumenti, fra cui internet è il principale, staremmo sempre suonando in piccoli clubs e registrando demo nelle cantine. E io rischio di parlare per un gruppo di band nuove che provengono dall’asse prestabilita degli USA/UK. Nessuno di noi esisterebbe o ce ne sarebbero pochi se ci affidassimo solo alle fanzine della vecchia scuola e al metodo dei piccoli negozi di dischi del passato.

Nel corso degli anni, la Spagna e il Portogallo sono stati culla di grandi band metal, come Heroes del Silencio, Moonspell e Mago de Oz. C’è qualcosa che vi accomuna?
La penisola iberica soffre oggi del suo isolamento auto inflitto dal resto dell’Europa. E questo non si verificava solo verso l’esterno ma anche all’interno, perché, anche se Spagna e Portogallo sono vicini, non si sono mai conosciuti molto bene nel passato. A parte Baron Rojo, Mago de Oz e Tarantula, l’heavy metal semplicemente non esisteva nei nostri paesi prima degli anni ’90. Hanno davvero spiazzato il sistema e forgiato un cammino che tutti noi seguiamo da allora. Ci sono motivi storici per questo ma la cosa fondamentale è che i portoghesi raramente apprezzano una band portoghese se è di supporto ad un gruppo straniero. Ad esempio, può esserci un gruppo inglese che vende 20 cd, di cui 19 in Portogallo, e sono trattati da noi come gli U2 o Madonna. Se invece porti sul palco una band che ha vinto vari dischi di platino, come i Moonspell, riempie a malapena il palazzetto. In Spagna avviene il contrario: le band locali sono tenute in grandissima considerazione ed è obbligatorio che anche degli artisti come i Muse debbano includere nel loro bill una band spagnola. I Moonspell, credo, sono stati i primi ad averlo capito e a cambiare le cose, quindi sono scomparsi dal Portogallo per 6 anni, che hanno trascorso guadagnandosi la reputazione e il rispetto che meritavano a livello internazionale, che è il solo modo di essere rispettati in Portogallo, e ora finalmente sono stati riconosciuti come una band top da tutti i fan portoghesi dell’heavy metal. Credo che la sola cosa che i FramePictures hanno in comune con queste band sia questo: ci stiamo guadagnando il rispetto e costruendo una reputazione nel mondo, o altrimenti non riusciremo ad ottenere niente qui.

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