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  • Francesca Michielin: Feat (Stato di natura)

    Sony Music / Sony Music

    Data di uscita: 13-03-2020

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Feat (Stato di natura) è il quarto disco in studio di Francesca Michielin, pubblicato per Sony Music il 13 marzo 2020.

È l’umanità che fa la differenza“, quanto significato in una sola frase. Era l’inizio dell’inciso di “Bolivia“, seconda traccia di “2640“, l’album che ha sancito il passaggio dall’adolescenza all’età adulta di Francesca Michielin, con cui si è tolta di dosso l’antipatica etichetta di “Vincitrice di X Factor” attingendo a piene mani in un mondo molto affine al suo, quello dell’indie italiano, coniugando il suo estro creativo di autrice, ben sintetizzato nella magmatica “Vulcano“, a quello di un gigante che da lì poco sarebbe esploso in senso assoluto, Calcutta, co-autore di piccoli gioielli come “Io non abito al mare“, “Tropicale” e “La serie b”. Un disco importante, un passo in avanti sia dal punto di vista autoriale che del suono, ben equilibrato grazie a un uso intelligente di sorgenti elettroniche.

A distanza di tre anni è legittimo cercare una virata o un cambiamento. Francesca lo ha fatto, pensando a un progetto collettivo: un album di 11 tracce contenenti altrettante collaborazioni. L’artista, a cui va dato il merito di aver confermato la data di relase del nuovo lavoro nonostante un’Italia dilaniata dall’emergenza sanitaria del Coronavirus utilizzando il congeniale #Lamusicanonsiferma, ha voluto però mutuare quasi totalmente il suo sound, abbracciando un mondo distante, forse davvero troppo distante, dalla sua sfera personale: quello dell’urban, chiamando a rapporto i maggiori rappresentati del genere con background diversi: da Fabri Fibra a Gemitaiz passando per il talentuoso trapper Shiva, dagli ermetici Coma_Cose al più suadente Fred De Palma e al rappresentante della scuola romana Carl Brave, non rinunciando comunque alle tentazioni pop rock dei Mankeskin, alle sfumature prettamente pop di Elisa e Dardust, fino ad arrivare alle diverse miscele cantautorali di Max Gazzè e di Giorgio Poi.

Leggendo sembra un po’ un casino, ed effettivamente lo è. Perché “Feat (Stato di natura)” è proprio questo: un disco incasinato, con poca amalgama sonora e davvero poche buone idee non particolarmente elaborate strada facendo. Eppure il singolo apripista faceva ben sperare: “Cheyenne“, che vanta la partecipazione di Charlie Charles, è un brano ottimo in quanto, oltre al testo scritto da Mahmood, il produttore è stato bravo a cucire su misura un vestito sì urban, ma sulle corde della cantante. La stessa cura invece sembra un po’ sfuggire nei restanti episodi del disco, dove gli ospiti dominano la scena come se fossero i padroni di casa; ed è questo il problema principale. Francesca, volutamente o no, non ha portato nessuno dei collaboratori all’interno della propria sfera artistica, ma è stata lei a tuffarsi nei sapori altrui. E si sente.

Anche i testi, altro cavallo di battaglia della nostra, risultano più deboli rispetto ai precedenti, non tanto per colpa della protagonista ma, spesso, per quella degli interventi esterni: “Monolocale“, brano in cui la cantante parla apertamente della fine di una storia sentimentale con un artista diventato oggi molto celebre, viene “sporcata” da una strofa francamente dimenticabile di un Fabri Fibra svogliato, che quando presta la sua voce per i brani pop sembra buttare le prime parole che ha in testa (ascoltare il suo contributo in “Avvoltoi” di Nitro, uscito in contemporanea con il singolo per notare la differenza), lo stesso accade con Gemitaiz nella reggaeggianteSposerò un albero“; fanno eccezione in questo discorso Shiva, il quale effettivamente impreziosisce il passaggio filo r&b 2000 di “Gange“, e i Coma_Cose che partecipano in “Senza riserva“, canzone interessante dove la cantante descrive il passaggio tra la provincia e la metropoli, tra la natura e l’urban, ricordando nei primi versi il concept del settimo disco dei Subsonica “Una nave in una foresta (“Non mi serve nulla, al massimo mi manca sono un albero in una metropolitana piena a mezzanotte e quaranta“), concependo però anche in questo caso un testo promettente che va però a schiantarsi con il contributo del duo milanese che, seppur di qualità, lascia irrisolto quanto costruito. Non rimarranno delusi i fan di Carl Brave che, in “Star Trek“, senza stupire particolarmente soddisfa a pieno le aspettative.

Da dimenticare invece la title track che apre il disco, brano spinto sul rock 70’s dove si denuncia la percezione della condizione femminile sprofondando però nel retorico e, soprattutto, “Acqua e Sapone” (con Takagi&Ketra e Fred De Palma), capitolo dove l’artista è davvero lontana anni luce dalla sua zona di comfort, esattamente il contrario di quello accade ne “Le vie ensemble” dove, con il mito di sempre Max Gazzè, nonostante il 90% del testo in francese Francesca si muove in perfetta armonia. Si cercano insistentemente combinazioni trap anche nella latineggiante “Yo no tengo nada“, che comunque preserva un ritornello accattivante. Il brano conclusivo di Giorgio Poi, “Leoni“, per quanto gradevole, ricalca in maniera ancora più aggressiva il trend della produzione, trattandosi di un pezzo di Giorgio Poi con Francesca Michielin.

Lodando comunque la voglia di spingersi oltre, sarebbe stato forse più interessante ascoltare gli interventi degli ospiti all’interno dell’universo costruito da Francesca in questi ultimi anni, un universo bello, fatto di ricordi da teenager, considerazioni profonde (quanto è bello il verso “Chiediti in che lingua vuoi sognare, ti direi in quella in cui non serve più parlare” inserito in”Comunicare“) e belle contaminazioni esotiche; un modo per celebrare una maturità artistica conquistata grazie a una escalation graduale, oculata e meritata. Un’occasione mancata.

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