Home > Recensioni > Francesco Forni: Tempi Meravigliosi

Blue times, wonderful times

Dire che “Tempi Meravigliosi” è il disco di esordio del partenopeo Francesco Forni sarebbe riduttivo, visto che sulla scena il Nostro è presente da un pezzo e visto che, nel suo curriculum, c’è anche un concerto in piazza in apertura per Robert Plant. Che non sono i Led Zeppelin, ma è pur sempre Robert Plant.

L’esordio sta piuttosto nel Francesco Forni che, da qualche anno a questa parte, ha deciso di tentare la carriera solista come cantante e musicista di se stesso. E i risultati sono sorprendenti. Non perché avessimo qualche dubbio sulla persona, quanto piuttosto perché il blues dalle tinte folk-rock che “Tempi Meravigliosi” offre agli ascoltatori è davvero intriso di abilità e affabilità.

Fiati, chitarre, archi e pianoforte fanno da sottofondo a una voce, quella di Forni, pacatamente roca e ricca di colore e che offre i suoi racconti come un vecchio narratore al pubblico di un bar fumoso. Complice una produzione che lascia ampio spazio alla dimensione acustica, il platter, che si fa ascoltare con discreto piacere, sfodera le sue armi da battaglia in brani come “Non Adesso”, “Blue Venom Bar” e “Tre Metri Sotto Terra”.

Non si riesce bene a capire perché, ma questo “Tempi Meravigliosi” ci piace. Perché dentro ci si sente la passione e ci si sente un po’ di tutto: un blues che dietro alla patina di perfezione nasconde i suoni grezzi del rock e del folk. Senza contare che la voce, le parole e le metriche calzano a pennello sui brani. Bravo Mr. Forni.

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