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  • Franco Eco: Dante Concert

    Franco Eco

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Cercate speranza, o voi ch’entrate

Mettere in musica Dante è un lavoro che si sono messi in testa in tanti, in epoche differenti. I più curiosi amanti della musica sinfonica ricorderanno con piacere l’avventura di Liszt nei territori danteschi, un baluardo di modernità, gusto e capacità suggestiva.

In misura proporzionale, ma l’ambizione di Franco Eco è la stessa. Tradurre in musica la Divina Commedia, in particolar modo i personaggi de “L’Inferno”, significa obbligatoriamente entrare nei drammi dell’animo umano, nelle figure fisse della memoria storica letteraria e della nostra cultura, spesso esemplari nel peccato come nelle loro pene.

Ed il piacer di questi peccati ancor non abbandona il nostro immaginario musicale, sempre più propenso a mutare il dolore in condivisione, una scoperta umana ed umanistica dell’animo al di là dei canonici, o dogmatici, Bene e Male. Franco Eco riprende la gravità dello stile sinfonico, soprattutto degli archi combinati ad alcune appendici pianistiche, e lo macchia di modernità con effetti e percussioni di stampo rock ed elettronico.

Vi è un tema principale per archi in tutta l’opera sinfonica, declinato in vari tempi: il tempo lento dell’agonia in “Caronte” traghetta letteralmente l’ascoltatore dentro l’atmosfera. In “Pier Della Vigna” è maestoso e grave, riservato come il suicidio che lo ha reso famoso. In “Ulisse” il tema amplia e varia le sue sfumature fino a diventare epico. Diventa quasi irriconoscibile ne “Il Conte Ugolino” che nel liquido pianoforte ha un’efficace mimesi della natura ingannevole ed ambigua del tradimento; mentre in “Farinata” aggiunge elettronica ed orchestrazioni grandiose, forse sottolineando l’euforia dell’animo epicureo.

Menzione di merito a parte per “Paolo E Francesca”, notevole momento pianistico di gran delicatezza e sapiente ingegno melodico, e per il “Gran Finale”, degna conclusione dolceamara del breve viaggio.

La qualità della proposta e la cifra espressamente culturale fanno di questo “Dante Concert” un evento nel nostro panorama agonizzante. La cura per il dettaglio, senza eccessi, viene ulteriormente ribadita dalle illustrazioni nel booklet di Fabrizio De Masi.

Cimentarsi su Dante, dicono in molti, è una sfida persa in partenza. Sfondo culturale distante, situazioni religiose e politiche allegoriche intraducibili nel presente, ed un linguaggio che ormai si è perso come la memoria per le lingue morte.
Ma i valori civili e la sensibilità figlia di quella cultura dimostrano di riconoscersi sempre in ogni contesto storico. Che sia per l’immortalità dell’anima, o per l’incapacità di resistere alle passioni giuste o sbagliate che siano, o ancora per la natura del tradimento, è ancora il registro alto ed epico ad esprimere meglio questi concetti: assoluti nella portata drammatica, con tutto il fascino della relatività soggettiva dei valori che ognuno, in ogni epoca storica, dentro di sé porta.

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