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  • Frank Turner: England Keep My Bones

    Frank Turner

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Saggiamente british

Quattro.
Questo è il numero che rappresenta la carriera di Frank Turner, particolare cantautore (di Manama) sulla linea di confine tra folk e animato rock/punk.
Quattro sono i dischi che ha segnati sul proprio curriculum, quattro per tre il numero dei brani contenuti in “England Keep My Bones”. Qualcosa di estremamente patriottico, certo, forse sulla scia di PJ Harvey e “Let England Shake”.
Evocativi e pittoreschi i quadretti che il chitarrista ricorda del proprio paese d’origine, tra l’onestà delle parole pronunciate ora in rime medievali/piratesche, ora invece come canti scazzati in cui scappa qualche imprecazione.
L’amore per la patria esce da ogni poro e viene coniugato con perizia e romanticismo alla musica, intessuta da accordi semplici ed efficaci.

Il punk tradizionale che l’Inghilterra sfornò non troppo tempo fa trova con Turner un nuovo abito di scena, vivo e fulgido più del solito.
Sarà che è accompagnato da strumenti classici quali violini e pianoforte, fatto che conferisce all’ometto il titolo di principe del punk, al di là della corona di poeta.
“Eulogy” è il migliore incipit che un disco possa avere; “If Ever I Stray” ha un qualcosa dei Pogues.

Pro

Contro

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